LA DOTTORESSA CARMEN PIERMATTEO GATTO RACCONTA LA STORIA DEI BRIGANTI AL ROTARY CLUB SALERNO EST

0
611

Chi erano i Briganti? La risposta a questo interrogativo è stata data dalla dottoressa Carmen Piermatteo Gatto, grande studiosa e appassionata di storia, durante la conviviale rotariana a lei dedicata, organizzata al Grand Hotel Salerno dal Presidente del Club Rotary Salerno Est, l’ingegner Achille Parisi. Il titolo dell’incontro: “Sud…ando…viva l’Itaglia”, è stato tratto dal testo teatrale scritto dalla dottoressa Carmen Gatto, rappresentato nel 2015, con la regia di Andrea Carraro, al Teatro delle Arti, nel quale si racconta la vera storia del Sud che fu svuotato dei suoi beni e soggiogato per consentire lo sviluppo del Nord . La dottoressa Gatto ha raccontato la vera storia dei Briganti: ” All’inizio erano dei delinquenti comuni, ma con l’evolversi degli eventi a loro si unirono garibaldini, reduci dall’impresa dei Mille, delusi dalle promesse di Garibaldi; soldati borbonici che non giurarono fedeltà a Vittorio Emanuele II e si diedero alla macchia, e tanta altra brava gente”. La dottoressa Gatto ha raccontato la storia del brigante Gaetano Manzo: della sua cattura, del processo in tribunale con la condanna, l’evasione dal carcere con altri sei briganti e della sua morte, nei pressi di Avellino, con la sua banda, in uno scontro a fuoco con un centinaio di Carabinieri e soldati dell’esercito Piemontese; e delle donne dei briganti, le brigantesse:” Donne meridionali, spose , madri, amanti, sorelle, donne feroci, spietate che hanno imbracciato il fucile. Donne derise, disprezzate, oltragiate, incarcerate e massacrate”. La dottoressa Gatto ha ricordato alcuni dei tanti   primati del Regno delle Due Sicilie raggiunti dal 1735 al 1860, quando ci fu l’Unità d’Italia, e raccontato una parte della storia dell’Italia, quella di tutti gli italiani, anche di quelli del Sud, attraverso i testi da lei scritti dopo aver consultato numerose monografie nate da ricerche negli Archivi di Stato di Torino, Firenze, Londra, oltre che negli archivi storici dell’Esercito, della Marina, della Farnesina, della Civiltà Cattolica, del Times di Londra:” Capire chi siamo oggi è possibile solo se conosciamo chi siamo stati ieri cioè la nostra storia che purtroppo è scritta dai vincitori per cui si conosce la verità dei fatti solo dopo centinaia di anni”, ha spiegato la dottoressa Gatto che ha approfondito nei suoi testi il periodo storico immediatamente precedente e posteriore all’Unità d’Italia. La dottoressa Gatto attraverso delle slide, proiettate dal dottor Salvatore Gatto, ha raccontato ciò che veniva pubblicato sui giornali dell’epoca e quello che veniva dibattuto nei vari parlamenti europei:” Quello che stava accadendo in Italia ad opera dei Piemontesi era oggetto di discussione in tutta Europa”. Durante la serata, per raccontare il dramma che vivevano i prigionieri borbonici rinchiusi nel “lager” di Fenestrelle, dove migliaia di napoletani furono deportati e dove trovarono la morte, due soci rotariani hanno recitato una scena ambientata nel freddo carcere di Fenestrelle situato a un’altezza di circa 2000 metri, nella quale un padre francescano, Padre Gerardo, interpretato dal dottor Vittorio Salemme, dialoga con il suo compagno di cella, il prigioniero borbonico Salvatore, interpretato dal dottor Bruno Maione. La serata è terminata con un interessante monologo di Carmen Gatto :”Il sogno romantico dell’Unità d’Italia, che è comunque una grande ricchezza, si è rivelato al suo nascere, per il nostro Meridione, un mattatoio in cui sono state condotte la sapienza di uno Stato, la fortuna di un Popolo e la sua virtù” e con un pensiero di Milan Kundera che in un suo libro, esprime il processo d’imbavagliamento della storia:” Per liquidare i popoli si comincia con il privarli della memoria. Si distrugge la loro storia e qualcun altro inventa per loro un’altra storia. Dopo di che il popolo incomincia lentamente a dimenticare quello che è stato ed il mondo attorno a lui lo dimentica ancora più in fretta”.

.                                                                                              Aniello Palumbo

 

 

 

LASCIA UN COMMENTO