Totò e Ravello, inaugurazione del busto dedicato al Principe martedì 19 al Belvedere dell’Hotel Caruso.

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La scoperta ha un fascino innegabile, è qualcosa di magico.

Diretta discendente della ricerca, a monte è fatta di fatica, di curiosità, di notti insonni, di intromissioni “ lecite”, di percorsi spesso poco agevoli, di tentativi, di scoraggiamenti, di delusioni, di vittorie brevi o durature, di obiettivi puntati da lontano e poi attraversati come se si trattasse di un rischioso ed attraente anello di fuoco.

C’è un’ammirazione dovuta per chi scopre o contribuisce a soffiare via la polvere che ammanta un mistero, un’ipotesi, un’idea o una probabile intuizione da verificare.

“Totò e Ravello” sono frutto di una ricerca fatta con passione, con dedizione, di tre studiosi, conoscitori e stimatori del Principe di Bisanzio, Salvatore Ulisse di Palma, Giuseppe Gargano e Alberto De Marco che diventa un libro “ Totò e Ravello “( Edizioni Gutenberg ) fortemente voluto da Andrea Ferraioli e Marisa Cuomo della prestigiosa casa vinicola “ di Furore ( SA ) “ Marisa Cuomo “, sostenitori della cultura e promotori di valori come la solidarietà e l’amicizia.

In questo caso, la scoperta è stata soprattutto “ rammendare”, proprio come se si trattasse di due lembi di stoffa, suturare, all’indomani di una ferita dovuta magari a dimenticanza o disattenzione, dissodare dal buio e far rifiorire un autentico e vecchio legame, quello appunto fra l’artista per antonomasia, Totò, e Ravello.

Poi la felice intuizione di consegnare Totò all’eternità, proprio dove lui avrebbe voluto restarci tutta la vita ossia all’Albergo Caruso di Ravello, proposta che la Belmond Hotel Caruso ha fatto propria, sostenendo e credendo in un ritorno a Ravello, a casa, ( Albergo Caruso ) di grande uomo dalla straordinaria umanità, sponsorizzando l’acquisto di un prestigioso busto di bronzo raffigurante Totò realizzato dal Maestro Pierfrancesco Mastroberti, che sarà allocato all’ingresso del Belvedere dell’Hotel Caruso come progettato e voluto dall’ing. Giuseppe Mormile e, sostenuto dal Comune di Ravello che ha inteso onorare un suo figlio, tanto che il Principe soleva firmarsi Patrizio di Ravello.

Il 19 settembre 2017 il Belmond Hotel Caruso – Amalfi Coast, il Comune di Ravello e l’Associazione – Fondazione Amici di Totò … a prescindere Onlus consegneranno il Principe di Bisanzio Antonio de Curtis alla storia rinnovando un legame profondo, poco ancora conosciuto d’amore profondo fra lo stesso e Ravello.
Tutto ciò che seguirà questo abbraccio taciuto per anni, avrà i contorni emozionanti e commossi di un poetico ritorno.
Belmond Hotel Caruso Ravello Comune di RavelloAl Belvedere dell’ Hotel Caruso di Ravello, il 19 settembre cerimonia di scoprimento di un busto di bronzo di Totò, fortemente voluto dalla Belmond Hotel Caruso, dal Comune di Ravello e dall’Associazione – Fon-dazione Amici di Totò .. a prescindere Onlus.

Seguirà nel prestigioso Auditorium di Ravello, prima la presentazione del testo “Totò e Ravello” di Giuseppe Gargano e Salvatore Ulisse Di Palma con appendice documentaria di Alberto De Marco, sponsorizzato e fortemente voluto da Andrea Ferraioli e Marisa Cuomo della prestigiosa casa vinicola di Furore “ Marisa Cuomo “ e poi lo spettacolo “ Totò Poeta ‘Ncantatore” con il Tenore Valerio Aufiero con Roberto Ruocco al pianoforte.

Nel cinquantenario della morte di Totò, si susseguono a ritmo incalzante tavole rotonde, convegni, mostre, pubblicazioni per ripensare l’uomo e l’ar-tista, comprendere perché il pubblico di ogni età ami tanto Totò, rispetto agli altri comici compreso Charlot e riscoprire aspetti trascurati e inediti nella vita e nell’arte.

Accade nel testo recente “Totò e Ravello” di Giuseppe Gargano e Salvatore Ulisse di Palma.

In interazione di parole ed immagini, il libro denuncia il legame tra il Principe della risata e la perla della Costiera, disegnando un ritratto che si connota per umanità e generosità, rivelando l’affiliazione alla Massoneria…

Lo storico amalfitano Giuseppe Gargano indaga tra documenti di archivio sul cognome del genitore naturale, Giuseppe de Curtis, appartenente ad un ramo cadetto dei marchesi di Somma, che lo aveva generato dalla po-polana Anna Clemente e del padre adottivo, marchese Francesco Maria Gagliardi di Grifo Focas Flavio Comneno di Tertivari, principe imperiale di Bisanzio. Cognomi che tradiscono l’origine amalfitana in genere, ravellese in particolare.

Il cognome de Curtis ottenne l’iscrizione al seggio nobiliare di Ravello nel 1597 e lo stemma dei de Curtis o della Corte è nel libro degli stemmi del sedile di Ravello.

I numerosi cognomi associati al padre adottivo riportano al ducato di Amalfi (Gagliardi) e molto più lontano nel tempo gli appellativi: Focas Flavio Comneno si collegano al titolo di principe di Bisanzio.

Alberto De Marco, presidente dell’Associazione: “Amici di Totò a… prescindere” riporta uno stralcio della traduzione dell’atto del 25-01-1512, donato da Totò all’archivio di Stato di Salerno, che testimonia le origini nobiliari degli antenati che hanno soggiornato a Ravello, prima che a Napoli.

Totò, pur avendo sofferto nell’infanzia psicologicamente e materialmente, prima di essere legittimato, ha sempre snobbato i titoli nobiliari, come dimostra nel celebre componimento “A livella”, espressione della sua grande umanità, dell’amore per il prossimo, di sentimenti di giustizia e di generosità.

Tanto evidenzia Salvatore Ulisse di Palma, medico-scrittore ravellese, che documenta l’appartenenza di Totò alla Massoneria (aprile 1945), prima nella Loggia “Fulgor” di Napoli, poi a Roma nella Loggia “Fulgor Artis”, diventando Gran Maestro.

Splendide foto in bianco e nero attestano le passeggiate di Totò su e giù per il Belvedere dell’Albergo Caruso e la frase scritta sul libro degli ospiti: “All’Albergo Caruso di Ravello, vorrei, se potessi, restare tutta la vita” Antonio de Curtis (Totò) Patrizio di Ravello.

Ed è proprio lì che il 19 Settembre, nel corso della settimana ravellese, dedicata a Totò, sarà scoperto un bronzo del medico-scultore salernitano, Pierfrancesco Mastroberti.

Valore aggiunto di “Totò a Ravello”, è la prefazione di Antonio Scurati, quasi una fiaba, in cui lo scrittore rievoca il rapporto del nonno materno, Peppino Ferrieri con il geniale artista.

Altre sorprese riserva il libro all’attento lettore, che ritroverà tra le pagine espressioni di Totò entrate nell’immaginario collettivo e nel linguaggio comune.

Emerge a tutto tondo il principe del non sense e dell’equivoco, depositario di una comicità naturale, basata sull’improvvisazione di lazzi e macchiette inedite e imprevedibili.

Davanti ai nostri occhi, la sua faccia asimmetrica, unica al mondo, gli occhi stralunati, la risata provocatoria e il corpo adatto ad ogni articolazione di perfetta marionetta, fedele alla sua vocazione di maschera popolare, di Pulcinella-burattino, da cui era partito.

La maschera di Pulcinella è l’anima di Totò. Senza Pulcinella, non esisterebbe Totò.
E Pulcinella è in tutti noi: nel bene e nel male, nel riso e nel pianto, nella nostra Umanità, che Totò ci invita a riscoprire, con un messaggio di grande attualità e necessità, nel nostro mondo omologato, dominato da mille “caporali”.

Lorenza Rocco

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