Grassetto e Sottolineato: Regione Campania, politici o statisti?

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confronto_campania_candidatidi Gianso 2015

L’Italia è un Paese che nel mondo è conosciuto come Paese  dei Santi, dei poeti e dei navigatori, oltre ad essere universalmente riconosciuto come la Patria del diritto. Ma il diritto è veramente “l’insieme e il complesso delle norme che regolano la vita dei membri della comunità di riferimento” (fonte wikipedia), o è altro?

Le norme, proprio per le loro caratteristiche di volontarietà prima ed abitudine e consuetudine poi, tante volte fungono da battistrada per l’emanazione di leggi specifiche che, in quanto tali, sono imposte dallo stato e devono obbligatoriamente essere rispettate. Certo che in un Paese dove nessuno sa esattamente quante leggi ci sono risulta poi difficile per l’ignaro cittadino rispettarle tutte, visto che le stime, condivise, sostengono che al contrario di altri Paesi europei a noi vicini dove il numero certo ed accertato di leggi non supera le 3000 della Gran Bretagna, o le 5500 della Germania, o ancora le 7000 della Francia, ci dicono che il numero di leggi vigenti in Italia è pari a 170000, con l’aggravante che alcune sentenze generano di fatto giurisprudenza e, di fatto, vengono considerate come leggi.

Recentemente, e mi riferisco al periodo del governo presieduto dal sig. Mario Monti, la maggioranza dei partiti ha ritenuto opportuno normare un codice di regolamentazione relativo alle caratteristiche che non devono possedere gli amministratori pubblici, tanto che la legge successivamente emanata, conosciuta come legge Severino, fu accolta dalla maggioranza come necessaria ed indispensabile. Lo spirito della legge, in estrema sintesi, disciplina l’incandidabilità e la decadenza dei politici su cui pesa una sentenza anche non passata in giudicato ed è entrata in vigore il 5 gennaio 2013.

Molti avevano capito, o forse erano semplicemente (ed ingenuamente) convinti, che il rispetto di questa legge avrebbe prodotto, come effetto, quella “pulizia” tante volte chiesta o auspicata: alla luce di quello che è già successo, di quello che succede e di quello che, purtroppo, certamente succederà, ci si rende conto che la realtà è ben diversa dalle aspettative.

Che significa che una persona condannata, anche se soltanto in primo grado, può candidarsi in una competizione elettorale ma non può poi ricoprire cariche? Possibile che i candidati, o almeno i candidati condannati, si cimentano in una competizione elettorale solo per uno spirito De Coubertiniano? Mi sforzo di non cadere in derive populiste o demagogiche (ma non sono sicuro di riuscire nell’intento), e mi chiedo, per puro esempio, se il mio vicino di casa sapesse che pende sul mio capo una semplice denuncia per pedofilia (ripeto che è un esempio) mi affiderebbe i suoi figli minorenni?

Mi è capitato di ascoltare e di leggere le argomentazioni difensive dei vari soggetti coinvolti e sono rimasto di stucco nel sentire frasi del tipo “ma io sono innocente, sono stato condannato ingiustamente”, oppure “ma avete capito per che tipo di reato mi hanno condannato?”: ma che argomenti sono mai questi? Il reato è reato e basta, non esistono, o almeno lo spero, reati di serie A e reati di serie B identificati come tali a seconda di chi li perpetra.

James Freeman Clarke, teologo americano vissuto nel diciannovesimo secolo, differenziava i politici dagli statisti sostenendo che i primi pensavano solo alle successive elezioni mentre i secondi pensavano alle successive generazioni.

Per quello che sta succedendo nella regione Campania si dovrebbe coniare una ulteriore figura in quanto, per sommessa opinione personale ed alla luce dei risultati, non ho visto né politici né statisti in campo!

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