PER CORRADO DE ROSA, PSICHIATRA, IL BENESSERE PASSA ANCHE PER IL TIFO PER LA SALERNITANA

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E’ stata Salernitana – Brindisi del campionato di Serie C 1987 – 88 la prima partita della Salernitana vista, all’età di 13 anni, dal dottor Corrado De Rosa, psichiatra, (lavora al reparto di psichiatria dell’Ospedale di Solofra), che  per mestiere si occupa dell’uso della follia nei processi di mafia e terrorismo. De Rosa che è anche uno scrittore, autore di libri sulla camorra, di noir, ma soprattutto del divertente libro:” L’allenatore sul divano”, edito da Caracò,  che racconta il calcio e le sue grandi metafore, durante un campionato di Serie B della Salernitana, ha ricordato il giorno in cui andò allo stadio Vestuti con alcuni suoi amici di scuola:” Frequentavamo la scuola media “Pirro”. Andammo nei distinti perché ci regalarono dei biglietti a scuola. Ricordo che i nostri tifosi, arrabbiati, buttavano le melenzane in campo. La Salernitana perse 1 a 0”. De Rosa è un grande tifoso della Salernitana, sua squadra del cuore, che ha seguito anche quando giocava in serie D. “Per dieci anni dalla curva, ma anche dalla tribuna o dai distinti dove ci sono i veri allenatori navigati, quelli che sanno tutto del calcio. Senza la spocchia intellettualistica del borghese da tribuna, ma nemmeno con quel desiderio di trasgressione che fa fremere chi va per la prima volta in curva. La regola dei distinti è che la partita si vede in piedi. Ti alzi al fischio d’inizio, ti risiedi nella pausa. Punto. Il tipo umano che meglio rappresenta il frequentatore dei distinti è “l’equanime”: quello che, se ti fischiano un rigore contro e tu ti disperi e giuri davanti a Dio che quel rigore non c’era, lui ti guarda e, con l’aria di chi è sconfitto dalla vita ma affronta la disfatta con aristocratica fierezza, scuotendo il capo dice:” C’era”. Il dottor De Rosa per andare allo stadio organizza i suoi turni di lavoro in base alle partite della Salernitana: ”Anche quando andavo all’Università mi organizzavo in funzione delle partite. Andavo anche in trasferta. Ricordo una trasferta della Salernitana a Perugia con pareggio a cinque minuti dalla fine con un gol di De Cesare, era l’anno della promozione in serie A. Un mio amico comprò i biglietti in gradinata. All’esultanza, rigorosamente in vernacolo campano, ce ne dovemmo scappare per una sassaiola. Anche fuori dal campo ci furono incidenti”. Il quarantunenne De Rosa da bambino è sempre andato allo stadio con il padre, Giovanni, grande appassionato di calcio, che lo portava a vedere le partite del Napoli e dell’Avellino in Serie A: ” Ho visto giocare Falcao, Zico, Maradona, Junior, Schachner e tanti altri campioni”. Uno dei problemi del dottor De Rosa è stato quello di appassionare al calcio sua figlia Costanza, che ha dieci anni:” Con un maschio è facile. Compri un completino e un pallone, lo fai sgambettare gridando al miracolo pure se è il più negato dei calciatori in erba. Poi lo iscrivi a una scuola calcio e sarà lui stesso a chiederti di andare allo stadio. Per la femmina è più difficile: basta un errore e si appassiona al tennis o alla pallavolo. Per sempre. Ho cercato di farla appassionare al calcio portandola allo stadio con il motorino, ma lei invece si è appassionata all’equitazione” ha raccontato con ironia De Rosa che ha poi sottolineato l’importanza di spiegare sempre la verità ai propri figli:” Che il calcio, quello sano, è una strana questione di passione, ma è anche un buon sistema educativo alla frustrazione e al concetto di sconfitta”. De Rosa ha anche stilato una classifica dei gol più belli dell’Età Contemporanea della Salernitana, a partire dal campionato 1989 – 90:”Quello della promozione in Serie B con Giancarlo Ansaloni in panchina e Agostino Di Bartolomei capitano. Il primo posto lo merita Eupremio Carruezzo detto Tony. La Salernitana, neopromossa in Serie B, giocava con l’Ancona. Ricordo che Carruezzo, dopo un rimbalzo, girò a volo un lancio di 60 metri e, dal vertice dell’area di rigore, fece gol sul palo opposto. Era il 28 ottobre 1990: il giorno della prima vittoria nel nuovo stadio Arechi”. Altro gol importantissimo fu quello di Marco Di Vaio contro La Juventus in serie A:” Lancio di Fresi, errore di Mirkovic, palla a Di Michele, dribbling sulla linea di fondo e rasoterra teso in mezzo all’area di rigore. Mezzo collo di Marco Di Vaio, Gol! Salernitana – Juventus 1 a 0. Una delle mie più intense gioie calcistiche di tutti i tempi”. Tanti altri sono i gol ricordati dal dottor De Rosa, ma uno che non si può dimenticare è quello fatto da Agostino Di Bartolomei a Brindisi nel 1990:”Praticamente riportò la Salernitana in B. Fu l’ultimo gol della carriera del grande Di Bartolomei”. Essendo uno psichiatra, il dottor De Rosa ha anche analizzato le piccole nevrosi del tifoso della Salernitana che poi sono quelle di tutti i tifosi: ” Grida “uomo!” se un granata non si accorge di un giocatore dell’altra squadra alle sue spalle, “no!” all’ammonizione di uno dei suoi anche se l’entrata era da kamikaze, “mano!” ogni volta che la palla sfiora il tronco di un avversario, vede fuorigioco millimetrici e falli impercettibili”. I tifosi sono anche scaramantici:” Se il tifoso è di matrice laica, i rituali sono vari; se clericale si fa compulsivamente il segno della croce prima che inizi la partita. Il suo linguaggio non verbale è una certezza. Guarda l’ora appena l’arbitro fischia l’inizio per sapere sempre quanto manca all’intervallo. Alla fine batte l’indice sull’orologio se il recupero sembra troppo lungo e la Salernitana sta vincendo, agita il braccio facendo segno di ammonire un avversario al primo fallo, applaude annuendo per un fallo dubbio a favore. Se l’arbitro fischia un fallo contro è cornuto, invariabilmente. Se al primo tiro in porta la squadra avversaria segna contro la Salernitana, il tifoso deve decantare subito le lodi della madre del calciatore che ha segnato. Il tifoso è rompipalle, bipolare, fazioso, autoreferenziale e sognatore. E deve essere così”. Per De Rosa i più grandi giocatori della Salernitana dal 1990 in poi sono stati:” Di Michele, che aveva una grande classe.   Tecnicamente mi piaceva molto anche Bombardini. De Cesare e Rino Gattuso, che però ha giocato poco a Salerno. Mi piacevano anche i giocatori del “Clan dei Siciliani”: Grimaudo, Pisano, Tudisco che giocarono con Delio Rossi che portò la Salernitana in Serie B. Uno che mi piace oggi è Moses Odjer che appartiene alla genia di Rino Gattuso, di quelli brutti e di sostanza. Razza: pitbull. Tipologia: trottolino, motorino, peperino”. Si dice che il calcio sia l’oppio dei popoli:” Certo. Ma la vita già è complicata assai, almeno questa dipendenza teniamocela stretta. Il benessere passa anche per il tifo”.

Aniello Palumbo.

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