Confcommercio, demografia d’impresa nei centri storici, a Salerno situazione critica.

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L’Ufficio Studi della Confcommercio nazionale, questa mattina ha presentato alla stampa una indagine , ” Demografia d’impresa nei centri storici italiani” effettuata prendendo in esame 40 comuni italiani di medie dimensioni capoluoghi di provincia , fra le quali Salerno, (escluse le grandi città, come Milano, Roma e Napoli), con la distinzione tra Centri Storici e Non Centri Storici,e 13 categorie distributive (non specializzati, alimentari, tabacchi, carburanti,computer e telefonia, mobili, e ferramenta, libri e giocattoli, vestiario e tessili,farmacie, ambulanti, altro commercio, alloggio, bar e ristoranti).Il primo dato che emerge dall’analisi è che le città italiane perdono negozi in sede fissa un po’ più rapidamente rispetto al resto del paese. Una tendenza solo in parte attenuata dalla crescita del numero di ambulanti, alberghi, bar e ristoranti.

Il secondo dato è che, andando ad analizzare le dinamiche distinguendo tra centri storici e non centri storici di queste città, nei primi il tasso di riduzione dei negozi in sede fissa è sensibilmente più elevato rispetto alle periferie(rispettivamente -14,9% e -12,4%). In particolare, nei centri storici si registra una riduzione di tutte le tipologie distributive – soprattutto libri, giocattoli e abbigliamento – e una vera e propria sparizione dei benzinai (-27%), crescono solo le farmacie e i negozi di telefonia e Lgt domestico (computer, ecc.}.A livello geografico emerge la crescita al Sud delle attività legate al turismo {bar,ristoranti e alberghi) ma soprattutto un vero e proprio boom del commercio ambulante che dal 2008 ad oggi ha registrato in que5t’area un incremento del numero di attività pari all’85,6% (a Palermo sono quasi quadruplicate, a Lecce e Foggia raddoppiate, a Catania sono cresciute del 50%).Tra le determinanti della desertificazione commerciale dei centri storici, oltre alle dinamiche demografiche (come l’età media della popolazione e la densità abitativa) e al calo dei consumi, il fenomeno può essere ricondotto prevalentemente ai canoni di affitto del centro più elevati rispetto a quelli delle periferie.

I dati forniti dal nostro Ufficio Studi, ha dichiarato il Presidente della Confcommercio di Salerno , Avv. Nino Marone – sono ancora purtroppo contrassegnati dal segno meno , con un costante decremento di attività al dettaglio, sia bei centri Storici che al di fuori di essi. Tale dato non può non preoccupare poiché sottolinea, nei numeri, il processo di costante desertificazione della piccola impresa commerciale , quella di fatto più colpita da una liberalizzazione trasfomatasi in libertinaggio, se a questo andiamo ad aggiungere la crisi enorme che vivono i Centri Commerciali artificiali ed i sistemi di Grande Distribuzione , il disastro e completo.E’ di pochi giorni fa la notizia clell’avvio delle procedure di licenziamento e relativa chiusura di Carrefour  a Pontecagnano. Altri lavoratori privati di reddito dopo i disastri generati da queste forme distributive.

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