Sfruttamento dell’immigrazione clandestina, arrestato anche il capogruppo Pd ad Eboli.

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Nell’inchiesta contro il caporalato, che vede indagate 40 persone (35 destinatari di misure cautelari di cui 27 arresti domiciliari e otto obblighi di dimora e contestuale presentazione alla polizia giudiziaria), condotta dalla Procura Antimafia di Salerno con il supporto dei carabinieri del comando provinciale, spunta anche il nome di un politico salernitano.

C’è anche il capogruppo consiliare del Partito Democratico al Comune di Eboli, Pasquale Infante, tra i 21 indagati raggiunti dall’ordinanza di arresti domiciliari, altri otto sono stati sottoposti all’obbligo di dimora e alla presentazione alla polizia giudiziaria, nell’ambito dell’inchiesta condotta dalla Procura Antimafia di Salerno che intende fare luce sul ‘trucco’ dei permessi di soggiorno, con diversi capi d’imputazione: associazione a delinquere finalizzata al favoreggiamento e sfruttamento dell’immigrazione clandestina, intermediazione illecita e sfruttamento di lavoratori con e senza permesso di soggiorno, riduzione in schiavitù e tratta di persone. Infante, commercialista ebolitano, avrebbe avuto, secondo gli inquirenti, un ruolo importante, nella gestione delle pratiche, per il sistema che ieri ha portato i carabinieri del reparto operativo dei carabinieri del Comando Provinciale di Salerno al blitz che ha interessato i centri salernitani di Battipaglia, Eboli, Montecorvino Pugliano, Olevano sul Tusciano, San Marzano sul Sarno, Pontecagnano Faiano, Nocera Inferiore, Pagani, Altavilla Silentina ed Angri ma anche Policoro, in provincia di Matera e Monsummanno, in provincia di Pistoia.

L’inchiesta è partita nell’agosto 2015 per fare luce sul fenomeno del caporalato nella Piana del Sele. Le indagini, condotte sia con metodi tradizionali che con intercettazioni, hanno consentito di scoprire le dinamiche di un fenomeno ben più complesso, lo sfruttamento dei migranti nei lavori agricoli, sia clandestini che regolarmente presenti in Italia. I migranti pagavano dai 5mila ai 12mila euro per la falsa documentazione finendo a lavorare anche nei campi a nero e ridotti, in alcuni casi, in condizioni di vera e propria schiavitù, con una vittima privata del passaporto, sottoposta a violenza e minacce, e costretta a prestazioni lavorative continue e massacranti quale bracciante agricola, senza ricevere alcuna retribuzione.
Oltre ai permessi di soggiorno falsi, che secondo le stime dei carabinieri hanno generato proventi per oltre 6 milioni di euro a partire dal 2012, c’erano anche i guadagni del caporalato. Che erano probabilmente la parte più consistente del giro di affari dell’organizzazione.

A capo del gruppo, Hassan, detto “Appost”, che gestiva il business dei migranti. Gli inquirenti hanno ricostruito ruoli, gerarchie e modus operandi di una organizzazione criminale con base nel Salernitano e ramificazioni in altre città e con appoggi anche in Francia, Belgio e Marocco, che riusciva a far entrare illegalmente in Italia i migranti extracomunitari che arrivavano sulla penisolaa volte anche in aereo con biglietto pagato dall’organizzazione e poi li riduceva in schiavitù. Dell’associazione a delinquere facevano parte sia stranieri sia italiani; tra questi ultimi c’erano numerosi imprenditori agricoli e alcuni professionisti, tra cui un consulente del lavoro, proprio il consigliere comunale d’opposizione del Pd al Comune di Eboli, Pasquale Infante.

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