In ricordo di Peppe Natella.

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10502115_920991517992432_8117361053676164479_nSe ne è andato così, in silenzio, in punta di piedi,” dietro le quinte”, come hanno scritto i compagni di viaggio del Teatro delle Arti, se ne è andato senza prepararci, senza avvertirci, Peppe Natella, il professore, lo scenografo, il bottegaio di S. Lazzaro.

Abbiamo pensato per un attimo che fosse una trovata scenica, una pausa riflessiva, un momento che non avremmo voluto vivere nella vita reale.
Nel “Natale in casa Cupiello” messo in scena per sua tenacia e volontà con la magistrale regia di Matteo Salzano, dai suoi amici carissimi della “Bottega San Lazzaro” , pochi giorni fa eravamo tutti lì ad aspettare che da un momento all’altro uscisse dalle sue amate quinte per i saluti di rito.

Ma lui sempre schivo e lontano dai riflettori preferiva sempre non apparire ma essere. Parlarci attraverso “ i colori” con i quali dipingeva le scenografie che diventavano viventi nel teatro dei Barbuti e sui palchi della città che adorava, Salerno e la sua storia.

I colori, quelli di cui ci ha con voce commossa narrato in un Duomo gremito l’amico di sempre Claudio Tortora, alla fine di un rito funebre nel silenzio assordante di un a folla immensa di amici, parenti e cittadini.

C’era tutto il Centro storico salernitano e non solo. C’erano gli amministratori di questa città che ha invaso con le sue idee culturali , produttive, creative, non senza fatica e sudore , sempre pronto a mediare pur di ottenere il risultato: la città viva, piena di gente serena, felice che animava vicoli e palazzi, piazze e teatri.

Trent’ anni di Teatro Barbuti insieme a tanti che hanno creduto con lui nella continuità rigenerante, nel sogno possibile, …a prescindere.

Sì “a prescindere” dagli ostacoli, dai contributi pubblici sempre più risicati, dai cambi di stagione, dalla politica , dalla crisi non crisi, della cultura e dell’economia.

Peppe Natella con le sue mani continuamente indaffarate fino all’ultimo respiro a misurare tele, a incollare , inchiodare, costruire per poi ricostruire un percorso senza fine di impegno civile oltre che culturale. Progetti, iniziative , che tutti sentono ora come il testimone di una consegna troppo impegnativa e onerosa da poter portare oltre la tua vita spezzata.

Dal Teatro dei Barbuti , che ha animato un quartiere, una città, una provincia , una regione , un paese Italia che accorreva nel torrido caldo di Agosto ogni sera a refrigerio di una risata , di un’emozione , di una sonorità nel profumo dell’antica Salerno, al presepio, il Natale, le zeppole e i calzoni, in quell’odore misto di fritto e di buono. Le Mostre , centinaia di esposizioni, allestite per noi curiosi visitatori che ogni volta arrivavamo per vedere quale fosse la novità di questa ennesima sua disposizione di tele, sculture, ceramiche, arte del disporre e proporre . Come la sua casa –museo.

Una casa che parla di lui, della sua adorata famiglia, sempre più coinvolta in ogni suo passo e abbraccio. L’ultimo in una Vigilia natalizia triste e indimenticabile con il Presepe del Maestro Carotenuto ancora una volta aperto ai visitatori d’ogni luogo. Il più originale e speciale con le sagome a misura d’uomo e i salernitani che hanno fatto la storia di questa città come lui, Peppe Natella .

Ci sei anche tu ancora una volta a ricordare al popolo, ai politici, agli intellettuali, ai prelati, che vivere nella semplicità del “fare” è restare e lasciare sempre a qualcuno quel che ci rende tutti uomini e donne capaci di realizzare se stessi. L’azione dell’ essere dentro una storia comune , che nonostante tutta questa sua presenza imponente lascia un senso di vuoto immenso. Grazie per il dono dell’umiltà con cui hai reso tutti noi più consapevoli della possibilità di vivere le quinte del palco della vita come protagonisti di un viaggio infinito …a prescindere!

Gilda Ricci

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