Illusioni Simmetriche, Laura Di Giulio espone a Palazzo Genovesi fino a sabato 9.

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IMG_6880La bella espressione riportata nell’intestazione del filosofo ateniese Platone, è genericamente interpretata come la volontà di Dio di tenere la geometria a modello attraverso il quale il mondo diventa realizzabile e leggibile. Ovvero, una scienza e uno strumento in grado di rendere il mondo prima pensabile, nell’alveo dell’iperuranio e poi, attraverso la febbrile attività del demiurgo, prototipo di tutti gli artefici, renderlo simile alle forme, traducendo le idee in cose, con la geometria come modello, la materia come soggetto, la tecnica come capacità del saper fare, del poiein.

Da quest’assunto sembra aver avuto origine la visione del mondo generatasi nel seno della civiltà greco-romana che ha espresso la propria concezione dello spazio attraverso le teorie geometriche applicate di volta in volta nella produzione figurativa, scultorea e architettonica. Si pensi al modulo di Policleto e prima ancora alle decorazioni geometrizzanti del Periodo di Formazione, oppure alla base dell’architettura greca fondata sulla ripetizione dell’unità modulare del tempio, senza parlare poi del numero aureo presente in natura e negli artifici umani. Alla base del saper fare, dunque, gli antichi posero la convergenza tra la dimensione dell’estetica e dell’etica, per questo motivo la simmetria ancorché essere un valore artistico, era anche una ricerca dello spirito.

Dunque, in principio era la geometria. E la geometria è il punto di partenza di Laura Di Giulio, artista giovane e di studi tuttora in corso, che si apre a questa prima esperienza espositiva, dopo gli anni trascorsi al Liceo Artistico di Salerno, sotto la guida attenta di Rosa Mazzotta, che l’ha avviata lungo i sentieri delle arti visive e della decorazione pittorica.

Il suo punto di partenza è la fotografia, come sempre capita agli artisti delle generazioni moderne, almeno dagli impressionisti fino ad oggi; dal linguaggio fotografico e dalla moderna video- grafica la nostra elabora un patrimonio di consapevolezze sintattiche basate sulla conoscenza dei pixel fotografici come radice semantica di ogni elemento visivo, dei pattern, ossia di qui segni-disegni su struttura geometrica e ripetitiva ordinati secondo griglie regolari e ben ordinate in una composizione decorativa. Da questo consistente bagaglio di conoscenze, la Di Giulio si è mossa con l’intento di sondare più ambiti e più linguaggi artistici, fino ad approdare all’attuale cifra stilistica, passando però attraverso la conoscenza di veri e propri mostri sacri della pittura che hanno contribuito ad assestare le sue fondamenta figurative, quali Escher, l’immenso incisore olandese e l’italiana, contemporanea, Paola Epifani, meglio conosciuta con lo pseudonimo di Rabarama; il primo l’ha stupita con le sue costruzioni impossibili, le stupefacenti esplorazioni dell’infinito, la capacità d’interconnettere la geometria dei piani e dello spazio; la seconda, invece, con i suoi giganteschi interventi scultorei decorati proprio con i pattern, o arricchiti con immense e granulose texture materiche.
Fra tutti questi sentieri la nostra giovane artista si muove con una certa disinvoltura, pur con le incertezze, naturali, di chi mena i primi passi in questo sconfinato mondo del sistema delle arti, ricercando dentro e fuori di sé l’equilibrio delle forme e dei colori, attraverso gli accordi e i contrasti cromatici fra entità che si contrappongano o si armonizzano, fra le quali, qua e là spuntano fogli di rame sbalzato, simili a petali di un prato fiorito.

Su tutto prevale l’intento personale dell’artista di ri-creare un mondo parallelo, derivato dalla realtà e dall’ordine naturale delle cose, fatto di simmetrie spesso illusorie, un mondo decisamente migliore di quello che stiamo consegnando alle nuove generazioni, di cui la Di Giulio fa parte.

Alfonso Di Muro

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