Terza annualità del Piano di Zona Eboli: attenzione per ogni forma di disagio e riflettori puntati sul tema delle povertà.

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PIANO DI ZONA FOTO CONFERENZAConferma delle priorità che costituiscono l’ossatura delle politiche sociali ed attenzione per tutte le sacche di difficoltà.

E’ la filosofia della terza annualità del Piano Sociale di Zona, che ha Eboli capofila e che, a causa delle vicissitudini amministrative dei mesi scorsi, anche con la gestione commissariale, ha portato gli attuali amministratori dei Comuni afferenti al PdZ di Eboli a programmare l’azione per l’ultimo scorcio dell’anno e relativamente alle risorse residue, anche se la programmazione non coincide con l’anno solare vero e proprio.

Il Piano è stato presentato questa mattina nell’aula consiliare di Eboli, alla presenza di amministratori ed operatori. Un piano che è partito dalla verifica delle attività operate sul territorio, una verifica avrebbe fatto rilevare come alcune delle difficoltà e delle emergenze dei territori comunali non fossero state prese in esame. «Il 60% delle risorse veniva riservato all’assistenza agli anziani, così penalizzando altre sacche di difficoltà, a cominciare dai minori, per i quali era prevista solo l’istituzionalizzazione», ha chiarito l’assessore comunale alle politiche sociali di Eboli, Lazzaro Lenza. Il nuovo Piano punta ad utilizzare tutte le risorse disponibili, anche i residui. Un piano che è il frutto di una vera e propria concertazione tra i Comuni, l’Asl e gli operatori del terzo settore. L’aspetto che maggiormente salta all’occhio, con il nuovo Piano, è una decisa azione di contrasto alle povertà. Ad Eboli si apre finalmente un banco alimentare, presente già in altri comuni, che viene messo in rete con i partner, in modo da garantire disponibilità sempre. Confermata l’integrazione al reddito, per affrontare emergenze improvvise che colpissero le famiglie con grave disagio.

«Non vogliamo proseguire sulla strada dell’assistenzialismo – ha spiegato l’assessore Lenza -. Un esempio è l’istituzione delle borse lavoro, in modo da utilizzare energie e competenze delle persone in difficoltà, con un’azione che restituisce dignità ai singoli». Per quanto riguarda i minori, il Piano prevede risorse per la prevenzione dell’istituzionalizzazione, attraverso un fondo di oltre 100mila euro, con l’obiettivo primario di combattere la dispersione scolastica. Sul piano del disagio psichico, approvato un progetto presentato dal Comune di Serre per l’ippoterapia, che è un progetto di ambito, quindi accessibile a tutti. Con L’ICATT di Eboli è stato sottoscritto un protocollo per consentire azioni di reinserimento dei detenuti. Nel campo dell’affido, il Piano prevede che l’assegno relativo venga rilasciato con continuità contabile, quindi non più in un’unica soluzione annuale. In sostanza, nonostante le scarse risorse a disposizione, il Piano punta ad interessarsi di ogni forma di disagio e difficoltà di singoli e famiglie.

Lo ha sottolineato anche il sindaco di Eboli, Massimo Cariello. «Nonostante le difficoltà ed il breve tempo a disposizione, questo Piano lascia una traccia precisa – ha detto il primo cittadino -. Abbiamo programmato l’istituzionalizzazione della Consulta Settoriale, così avremo una maggiore conoscenza delle esigenze. Anche fare rete ci servirà a mettere nel mirino tutte le difficoltà che il territorio presenterà. Il grande lavoro di programmazione è sotto gli occhi di tutti, a cominciare l’attivazione del centro anti violenza e dai progetti contro la dispersione scolastica. Ci rende orgogliosi avere acceso l’attenzione per le povertà, specie in questo particolare momento di crisi e difficoltà delle famiglie e le stesse borse lavoro servono a questo. Lo sforzo di Eboli e dei partner è enorme, basti pensare che non possiamo emanare l’avviso per il dirigente ed allora abbiano chiesto ad un nostro funzionario comunale un impegno ulteriore». Il sindaco di Eboli indica priorità ed interventi ad ampio raggio. «Finalmente il Piano si occupa di tutti. Abbiamo avuto attenzione per immigrati, donne, povertà, anziani, disagio infantile ed attraverso il centro di ascolto potremo attrezzare risposte immediate. Da oggi le politiche sociali dovranno essere un modo per rispondere a chi è svantaggiato».

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