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I labirinti della memoria: viaggio tra i tesori dell’Archivio di Stato di Salerno, raccontati dal Direttore Salvatore Amato al “Rotary Club Salerno”.

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Una serata dedicata alla riscoperta della memoria storica, dell’identità collettiva e dei tesori documentari che raccontano la vita del territorio salernitano attraverso i secoli, è stata organizzata dal “Rotary Club Salerno”, presieduto dal dottor Giulio Trimboli, presso il “Circolo Canottieri Irno” di Salerno. Protagonista dell’incontro, intitolato “Labirinti della memoria: un viaggio tra le carte dell’Archivio di Stato di Salerno”, è stato il professor Salvatore Amato che dal 24 giugno 2024 è alla guida dell’istituto archivistico salernitano.  Ad introdurre il professor Amato, che è stato invitato dal socio Giacomo Gatto, è stato il presidente del sodalizio rotariano, il dottor Giulio Trimboli, che ha sottolineato la profonda sintonia tra la missione rotariana e la tutela del patrimonio culturale cittadino:” Il “Rotary Club Salerno” non realizza soltanto progetti di servizio sul territorio per la nostra  comunità, ma sostiene con forza iniziative culturali capaci di dare ampio spazio alla memoria storica della città di Salerno e del suo territorio: è importante guardare al passato con occhi nuovi, con curiosità e con la consapevolezza che la memoria non è soltanto ciò che ricordiamo, ma anche ciò che una comunità sceglie di custodire e tramandare”. Il professor Salvatore Amato, originario di Ravello, che è anche docente a contratto di “Gestione e valorizzazione degli Archivi e Biblioteche” all’Università degli Studi di Salerno, ha spiegato quella che è la vastità della giurisdizione e dell’eredità custodita dall’Archivio di Stato di Salerno:” Abbraccia tutto il territorio provinciale, compresi anche quei comuni che un tempo facevano parte del Principato Citeriore: realtà municipali che poi sono migrate territorialmente nella provincia di Napoli, ad esempio Agerola, oppure comuni passati alla provincia di Avellino o a quella di Potenza. Attraverso le nostre carte raccontiamo la vita amministrativa, sociale, economica, politica, urbanistica e tanti altri aspetti di quelle comunità, da un’epoca che possiamo definire risalente per certe realtà alla fine del ‘300 o inizi ‘400, e con regolarità dal ‘500 in poi”.  Amato ha raccontato che l’Archivio di Stato di Salerno custodisce oggi ben 16 chilometri lineari di documentazione:” Sono distribuiti tra il deposito antico e la torre moderna realizzata dopo il sisma del 1980”. Per illustrare la straordinaria ricchezza di questo patrimonio, il professor Amato ha ripercorso la selezione dei documenti emblematici conservati nell’Archivio:” Il documento più antico è una pergamena risalente all’anno 982 appartenuta al monastero di San Giorgio di Salerno, scritta in scrittura minuscola beneventana, riguardante un contratto di affitto di un terreno. Il documento più lungo è un rotolo che risale al 1164 e descrive i beni della Chiesa salernitana. È lungo ben 4 metri e 30 centimetri, frutto della cucitura di sei distinte pergamene che testimoniano l’estensione del potere arcivescovile dell’epoca. Il protocollo notarile più antico è del notaio amalfitano Sergio Amoruso, datato 1362, mentre il registro notarile salernitano più antico conservato è del 1493, a firma del notaio Vincenzo Cicalese. Il documento più famoso è il Diploma di laurea in Filosofia e medicina dottorato rilasciato dal Collegio Medico Salernitano nel 1665 a Francesco Antonio Candido. L’Archivio conserva i preziosi registri delle sedute di laurea e i fascicoli degli studenti del Collegio dal tardo ‘400 fino alla sua soppressione in epoca napoleonica. Il documento più avvincente è il manoscritto che narra le vicende e le gesta del capopolo Ippolito da Pastena, detto il Masaniello salernitano, durante i moti del 1647. Il documento più voluminoso: è la grande “Platea” del Monastero di San Giorgio, un imponente registro censuario dei beni dell’ente religioso del 1786. Il documento più penoso è il disegno tecnico del progetto di un palco per gogna e decapitazione, affidato all’ingegnere Matteo Amato all’inizio dell’Ottocento per le esecuzioni capitali dell’epoca. Il documento più folle fa parte delle carte dei processi penali e psichiatrici e consiste in un manoscritto redatto da un internato nel manicomio di Nocera Inferiore, contenente anche dettagliati progetti per l’invenzione di un fantomatico “areociclo”. Tra le curiosità storiche più suggestive spicca anche la pergamena del 1512 donata all’Archivio il 2 agosto 1951 dall’attore Totò (Antonio Focas Antonio Griffo Focas Flavio Angelo Ducas Comneno Porfirogenito Gagliardi De Curtis di Bisanzio), che la consegnò personalmente all’allora direttore Leopoldo Cassese poiché tra i testimoni dell’atto figurava un suo presunto antenato, Gaspar Griffo Focas de Terra Bonatorum (l’odierna Vibonati, nel Cilento). Il Direttore Amato, ha sottolineato che l’Archivio di Stato è un luogo vivo di cultura e ricerca:” Oltre alla tutela e alla consultazione pubblica dei documenti, accessibili liberamente con orari diversificati e prenotazioni digitali tramite il portale “Sala Studio”, l’Archivio di Stato è oggi un vivace centro culturale cittadino. Negli spazi dell’Istituto, come la Sala Bilotti o la Cappella di San Ludovico (restaurata nel 2009), si tengono regolarmente mostre artistiche, mostre documentarie, presentazioni di libri e concerti. In questo momento ospitiamo una mostra molto particolare, dal titolo “Cose di pazzi, memorie di vite recluse”, che espone ciò che le persone ricoverate nel manicomio di Nocera portavano quando entravano, nel famoso fardello, che poi ha costituito un ufficio a sé detto “fardelleria”. Aprendo questi fardelli abbiamo scoperto fototessere, immagini di santini, immagini devozionali, tessere di partito degli anni ’20, ’30 oppure del dopoguerra, monili, gioielli particolari: tutto un mondo che disvela la vita di queste persone che probabilmente non uscirono più”. In merito alle vicende storiche dell’Istituto, Amato ha ricordato con gratitudine l’opera dell’ex direttore Leopoldo Cassese, che durante la Seconda Guerra Mondiale evitò la distruzione del patrimonio archivistico trasferendolo in salvo presso il monastero della Purità a Cava de’ Tirreni prima dei bombardamenti del 1943. Raccontando la genesi della sua passione, nata leggendo da giovane le carte parrocchiali di Ravello insieme all’anziano sacerdote don Giuseppe Imperato Senior, il Direttore Amato ha concluso il suo intervento regalando ai presenti una riflessione sul valore profondo degli archivi:” Se il mondo sembra muoversi in linea retta, frenetico e senza tempo per riflettere su sé stesso, gli archivi offrono una prospettiva diametralmente opposta. Scendono in profondità, arricchiscono la nostra esperienza, la espandono: alludono a un universo multiforme di cui desideriamo essere parte!”. (Immagine di Totò e Leopoldo Cassese creata con I.A.).

Aniello Palumbo