Il Coordinamento Nazionale Docenti della disciplina dei Diritti Umani (CNDDU) ha espresso preoccupazione riguardo al crescente fenomeno delle proteste studentesche, sottolineando che il disagio non giustifica l’interruzione delle lezioni. In un comunicato, il CNDDU ha evidenziato come la partecipazione alle mobilitazioni stia crescendo e come vi sia una diffusa condivisione delle motivazioni che le sostengono. Tuttavia, il coordinamento avverte che l’uso di forme di protesta che interrompono le attività scolastiche rischia di diventare un comportamento ordinario, compromettendo la continuità didattica e la sicurezza della comunità scolastica.
Le criticità segnalate dagli studenti, che spaziano dalle condizioni degli edifici scolastici alle incertezze sulle prospettive future, sono questioni che le istituzioni devono affrontare. Tuttavia, il CNDDU avverte che la fondatezza delle preoccupazioni non giustifica le modalità di manifestazione del dissenso. “La crescente difficoltà di distinguere tra l’espressione legittima del dissenso e comportamenti che compromettono la continuità delle lezioni” è un problema educativo che non può essere sottovalutato.
Il CNDDU invita a non adottare interpretazioni indulgenti nei confronti delle mobilitazioni, sottolineando che ogni iniziativa collettiva comporta responsabilità e che il rispetto delle esigenze altrui è fondamentale. L’interruzione delle attività didattiche, specialmente quando coinvolge studenti non partecipanti alla protesta, non può essere considerata un aspetto secondario. La continuità e l’impegno educativo sono essenziali per un percorso formativo efficace.
Allo stesso tempo, il CNDDU ritiene riduttivo affrontare il fenomeno esclusivamente richiamando alla disciplina. La frequenza delle contestazioni richiede una riflessione sull’efficacia delle istituzioni scolastiche nel gestire le criticità prima che queste diventino conflittuali. Un sistema che interviene solo in caso di occupazioni o manifestazioni mostra una difficoltà nella gestione delle relazioni interne. La prevenzione del conflitto richiede strumenti di rappresentanza credibili e procedure che permettano l’esame delle richieste senza che la pressione collettiva diventi l’unico modo per ottenere attenzione.
Particolare preoccupazione è espressa riguardo al rischio che la protesta si allontani dalla conoscenza dei problemi e delle possibili soluzioni. La scuola deve promuovere una partecipazione informata, evitando che l’adesione a una mobilitazione si riduca a una mera appartenenza collettiva. Il dissenso deve essere accompagnato da proposte sostenibili e dalla volontà di affrontare la complessità delle decisioni pubbliche.
Il CNDDU ha quindi invitato il Ministro dell’Istruzione e del Merito, Giuseppe Valditara, a promuovere un intervento che rafforzi la responsabilità degli studenti e renda più incisivi gli strumenti di confronto. È necessario definire indirizzi operativi per gestire tempestivamente le situazioni di tensione, garantendo criteri chiari per la tutela della continuità didattica e per la valutazione delle condotte. Una verifica periodica dell’efficacia degli organismi di rappresentanza potrebbe contribuire a ridurre il ricorso a iniziative conflittuali.
Infine, il CNDDU ribadisce che la scuola non deve diventare il luogo in cui la rilevanza di una richiesta è misurata dalla capacità di interrompere le attività. La credibilità delle istituzioni si costruisce attraverso decisioni tempestive e coerenti, mentre la maturità della partecipazione studentesca si manifesta nella capacità di sostenere il confronto senza compromettere il percorso formativo.
Articolo realizzato sulla base del comunicato stampa “comunicato stampa Proteste studentesche: il disagio non giustifica l’interruzione delle lezioni. Necessario restituire credibilità e responsabilità alla partecipazione scolastica” ricevuto tramite email da “CNDDU” in data 21/10/2026.









































