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Rimanere umani nell’era dell’Intelligenza Artificiale. Convegno organizzato dal “Club Inner Wheel Salerno Carf” alla Provincia di Salerno.

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“L’intelligenza artificiale, permettetemi di dirlo, è stupida! È ostinata nel suo pensiero come aprioristicamente giusto ed è incapace di imparare dai propri errori. È recidiva come solo gli stupidi sanno essere. Non è uno strumento intelligente, ed è per questo che dobbiamo conoscerne a fondo i limiti per poterne governare l’uso consapevolmente”. E’ stato il professore Fabio Coppola, docente di Diritto Penale e Intelligenza Artificiale presso il Dipartimento di Scienze Giuridiche dell’Università degli Studi di Salerno, a parlare delle possibilità di utilizzo dell’Intelligenza Artificiale  in occasione del convegno intitolato “Rimanere umani nell’era dell’Intelligenza Artificiale”, organizzato presso la Sala Bottiglieri della Provincia di Salerno dal “Club Inner Wheel Salerno Carf”, presieduto dalla dottoressa Marisa Fiorillo, in collaborazione con il  “Club Inner Wheel Salerno Est”, presieduto  dalla dottoressa Lara Bracesco, del “Club Inner Wheel Paestum Città delle Rose”, presieduto dalla dottoressa Carolina Gentile, e con il patrocinio della Provincia di Salerno, nella persona del suo Presidente, Giuseppe Parente rappresentato dal Consigliere Provinciale con Delega ai Beni Culturali Giovanni De Simone che ha espresso preoccupazione per i rischi dell’affidamento cieco alle macchine, specialmente tra i più giovani: “Ho paura che iniziamo a non pensare più e che non possiamo delegare tutto. C’è il rischio di affidarsi inconsapevolmente all’intelligenza artificiale. C’è bisogno di dare una risposta umana e non farsi sottomettere da questo avvento”. La presidente Marisa Fiorillo ha introdotto il senso profondo dell’iniziativa proponendo una riflessione sul rapporto tra uomo e macchina:” La tecnologia ci aiuta, ma ci interroga anche nel profondo. L’algoritmo può calcolare, ma non può sentire; può produrre, ma non può creare. Il nostro obiettivo è uno solo: dietro ogni algoritmo ci dev’essere sempre una scelta umana, perché la tecnologia cambia, l’umanità resta. Noi donne dell’Inner Wheel abbiamo il compito di tessere ponti tra innovazione e valori, tra futuro e memoria”. L’avvocato Martina Nicolino, specializzata in Diritto Digitale, Proprietà Intellettuale e Tecnologia, presidente dell’associazione “Fare Digitale”, con cui promuove la cultura e la formazione digitale nelle scuole, ha spiegato come funziona concretamente l’IA, svelandone le regole e i processi d’elaborazione:” l’intelligenza artificiale è un modo di essere di una macchina che viene definita intelligente perché il suo utilizzo tenta di imitare il cervello umano. Come lo fa? Attraverso il cosiddetto machine learning (apprendimento automatico) che è una capacità che acquisisce la macchina, sempre attraverso l’essere umano che predispone degli algoritmi di apprendimento, di analizzare un grande quantitativo di dati e di elaborarlo simulando il funzionamento del cervello umano. Questi dati vengono elaborati dalla macchina sulla scorta di determinati algoritmi, ma in maniera per quanto possibile autonoma. Sostanzialmente crescono di competenza man mano che acquisiscono informazioni sempre più specifiche. La macchina non si ferma ad elaborare il dato nella sua prima strutturalità, ma scende più a fondo e man mano aggiunge un granello alla sua esperienza, così da essere sempre più esaustivo” L’avvocato Nicolino ha raccomandato di evitare di inserire dati personali, dati sensibili, all’interno delle piattaforme di IA:” Non tutti i dati vengono utilizzati e conservati dall’intelligenza artificiale, ma sicuramente è un rischio che è bene evitare. L’Europa è sicuramente molto garantista sulla protezione dei dati personali. Per quanto riguarda il diritto d’autore, un’opera prodotta con l’intelligenza artificiale può essere tutelata purché sia tangibile l’impegno dell’agente umano, perché il diritto d’autore si fonda sull’ingegno dell’uomo. Non può esserci una macchina autonomamente pensante al 100%: è necessaria sempre una supervisione umana per usare l’IA come uno strumento senza farsi sostituire”.  L’analisi sociologica e filosofica è stata affidata al professor Massimo Corsale, sociologo, filosofo, scrittore, che ha distinto l’intelligenza, intesa come capacità strumentale comune anche agli animali, dal pensiero, prerogativa esclusiva dell’essere umano:” L’intelligenza consiste nella capacità di utilizzare le risorse a disposizione secondo una razionalità strumentale rispetto allo scopo. Noi umani disponiamo dell’intelligenza come tutti gli altri esseri viventi. Disponiamo, inoltre, di un’altra capacità che gli altri non hanno: il pensiero. Quindi non rischiamo di essere sostituiti dall’IA perché noi disponiamo del pensiero e il pensiero è la capacità di andare oltre lo strumento. L’intelligenza invece si ferma alla ragione strumentale.  Questa è la situazione nella quale ci troviamo”. Il professor Corsale ha spiegato che la tecnologia è fondamentale, necessaria per la sopravvivenza degli umani:” Senza i supporti, a cominciare dalla clava fino all’intelligenza artificiale, noi non potremmo sopravvivere, saremmo stati vittime delle preponderanti forze della natura: la prima decisiva applicazione che abbiamo fatto, parecchi millenni fa, in questa direzione è stata quella di tentare di affidare ad altri parte del lavoro materiale che avremmo dovuto fare noi per sopravvivere, per aggredire la natura. E abbiamo addomesticato alcune specie animali: il cavallo, il bue, il cammello che sono stati fondamentali per attribuire loro una serie di compiti che ci hanno alleggerito. In questo momento con l’intelligenza artificiale ci troviamo di fronte a una seconda operazione di questo stesso tipo, cioè affidare ad altri compiti che potremmo fare noi. Per esempio i cinesi stanno costruendo una quantità di robot umanoidi destinati a sostituire gli operai nelle fabbriche. Benché siano tanti, si trovano in una situazione di problematica dal punto di vista proprio della quantità di forza lavoro, e quindi investono in questa direzione. Gli umanoidi potrebbero sostituire anche i soldati in prima linea: invece di far ammazzare degli esseri umani, si distruggono tra di loro un po’ di umanoidi. Vista sotto questo profilo, l’intelligenza artificiale può dare una mano molto forte a risolvere molti problemi.  Quindi potremmo introdurre un limite allo sviluppo di questo tipo di tecnologia? In teoria sì, in pratica è estremamente difficile proprio per il fatto che la legge universale della vita è il conflitto. Noi siamo in conflitto con l’ambiente, nel senso che cerchiamo di trarre dall’ambiente il più possibile, ma siamo in conflitto anche tra di noi, perché poi l’acquisizione delle risorse necessarie per vivere ci mette necessariamente in competizione con altri attori umani e quindi in conflitto tra di noi. E allora in questa situazione nessuno vuole fermarsi nello sviluppare questa tecnologia, perché teme che il suo competitor potrebbe sopraffarlo. In questa situazione le prospettive di controllo dello sviluppo sono molto limitate”.  Il teologo Don Nicola Di Bianco, docente di Sacra Scrittura presso l’Istituto Religioso Donna Regina di Napoli, ha affrontato il tema della governance e della custodia della persona umana, citando l’insegnamento dell’enciclica sull’intelligenza artificiale “Magnifica Humanitas”:” Papa Leone nell’enciclica parla di “società babelica”: stiamo creando una Babele il cui significato deriva dal verbo ebraico balal che significa confondere: l’uomo sta confondendo i fatti e la sua narrazione. Un rischio molto grave da un punto di vista sociologico; nella società babelica, che l’intelligenza artificiale rischia di costruire, noi stiamo andando forse verso una omologazione digitale”.  Di Bianco ha ribadito la necessità di indirizzare la tecnologia verso il bene comune:” Non bisogna cedere ad approcci luddisti, ma mantenere un saldo controllo etico sugli strumenti digitali: è opportuno precisare come governarli e quali sono le criticità”.  Don Nicola ha spiegato il significato di intelligenza artificiale:” Per intelligenza artificiale s’intende una forma di intelligenza non biologica, in grado di auto apprendere e di migliorarsi, e che per certi versi funziona in modo simile a quella umana, anche se con differenze importanti. I sistemi di IA creano comportamenti adattivi e finalizzati senza aver bisogno di quella autoconsapevolezza, che ci piace considerare il marchio della vera intelligenza. I ragionamenti delle menti artificiali odierne, guidati e addestrati dai dati (data driven), sono analisi statistiche enormemente complesse, eseguite su grandi quantità di dati (big data) con sofisticati procedimenti matematici, implementati da algoritmi”. Il professor Di Bianco ha spiegato anche che l’intelligenza artificiale ci sta costringendo a fare un passaggio dalla bio-intelligenza alla tecno-intelligenza:” L’algoritmo decide in modo razionale, io decido in modo umano, con il mio cervello, le mie sinapsi, i miei neuroni, che sono 100 miliardi. Io valgo più di un algoritmo di intelligenza artificiale: la mia decisione è bio; è un’intelligenza bio rispetto a quella di una tecno-intelligenza. Quando noi usiamo un algoritmo ci stiamo adattando alla macchina, non è la macchina che ci sta rendendo più intelligenti”. Don Nicola ha anche parlato di desocializzazione e deficit di attenzione:” I ragazzi non parlano tra di loro: parlano attraverso l’invio di messaggi. Questa è una desocializzazione che fa perdere l’impatto emotivo. Poi abbiamo il deficit di attenzione. Alcuni governi hanno cominciato a vietare i cellulari ai minori: io condivido questa linea politica, credo che anche la scuola abbia fatto bene a vietare l’uso del cellulare consentendo un uso didattico che è quello giusto. Yuval Noah Harari uno storico, filosofo e saggista israeliano, ha detto che con l’intelligenza artificiale abbiamo hackerato il sistema operativo degli umani”. Il professor Fabio Coppola ha parlato anche di alfabetizzazione:” Cioè la necessità di conoscere lo strumento che utilizziamo quotidianamente; di conoscerlo a fondo; di capirne le potenzialità, ma soprattutto i limiti, e poi quindi governarne l’uso consapevolmente”. Il professor Coppola ha parlato anche di deskilling (dequalificazione o perdita di competenze):” Quando parlo di deskilling parlo della oramai quotidiana perdita di capacità intellettive, quindi più che la intelligenza della macchina mi spaventa la potenziale stupidità umana a cui ci stiamo tragicamente avviando, perché perderemo capacità fondamentali per l’uomo. È una parte del cervello che si atrofizza e lascia spazio ad altro, ma il problema reale che vedo all’orizzonte è che noi stiamo perdendo la cifra strutturale dell’umanità, o almeno quella che si esprime verso l’esterno, cioè la capacità di pensare in modo lento, e lo dico soprattutto agli studenti. Il riassunto di ChatGPT o delle chatbot non vi permette di apprendere alcunché: saprete il riassunto del riassunto, quindi non saprete niente alla fine! Ma soprattutto, ricordando il libro “1984” di Orwell, siamo ad un passo dalla neolingua, dal perdere cioè la capacità di saper scrivere oltre lo stilema linguistico delle chatbot, e questo è drammatico! Non ci saranno più i vari Calvino, Pirandello, perché il nostro stile si fermerà a ciò che ChatGPT e simili avranno immagazzinato: noi ricicleremo acriticamente tutti questi testi, non si evolverà il pensiero: meno saremo capaci di capire e generare pensieri profondi e critici, meno saremo capaci di governare il pensiero dell’intelligenza artificiale”. Protagonisti attivi della serata sono stati anche i giovani: Sofia Rago e Tommaso Ascione, studenti del Liceo Classico “Francesco De Sanctis” di Salerno, che hanno raccontato come utilizzano l’intelligenza artificiale:” L’IA è entrata velocemente nelle nostre vite e ora ne è parte integrante” – ha spiegato Sofia – “ l’IA è entrata anche nella nostra scuola e tante sono le iniziative messe in campo,  anche nell’ambito del progetto di formazione scuola-lavoro, che utilizzano l’IA come risorsa aggiuntiva allo studio: per semplificarlo”. Tommaso si è detto entusiasta della rivoluzionaria tecnologia dell’IA:” Ritengo che l’IA sia una possibilità enorme per divenire ancora più umani: per pensare ad una società reale del dopo lavoro dove noi uomini siamo impegnati a fare arte, scienza, ma soprattutto siamo impegnati a vivere”. Hanno partecipato alla serata le professoresse del Liceo De Sanctis Giovanna Piccirillo e Francesca Maione con la Dirigente Scolastica, Cinzia Lucia Guida, che ha ricordato che il Liceo da lei diretto da anni sta cercando di coniugare innovazione e passato:” Abbiamo un dovere nei confronti delle nuove generazioni, che non possono aspettare: quello di insegnare ad utilizzare in modo corretto lo strumento dell’Intelligenza Artificiale: in maniera critica e creativa”.

Aniello Palumbo