Secondo l’organizzazione datoriale Unsic, membro del Cnel, l’Italia si trova di fronte a un possibile rischio di emergenza sociale legato alla situazione previdenziale. L’analisi si basa sui dati Inps riguardanti oltre 16 milioni di pensionati, evidenziando che l’importo lordo medio del reddito pensionistico è attualmente di 22.621 euro annui pro-capite, con un incremento di circa 400 euro nell’ultimo decennio, ma questo aumento è stato eroso dall’inflazione. Nel 2025, la spesa pensionistica complessiva ha raggiunto i 372,45 miliardi di euro.
La crescita degli importi pensionistici ha riguardato in particolare le pensioni anticipate, che oggi hanno una media di 27mila euro annui, e le pensioni di vecchiaia, che ammontano a 16.650 euro per 11,5 milioni di persone. Tuttavia, l’Unsic avverte che le nuove pensioni potrebbero abbassare le medie, a causa della prevalenza del regime contributivo puro, introdotto con la Riforma Dini nel 1995 e ampliato dalla Riforma Fornero nel 2012. Domenico Mamone, presidente dell’Unsic, ha dichiarato: “Tra una decina d’anni il regime previdenziale misto, tendenzialmente più favorevole del contributivo puro, sarà residuale e gli assegni pensionistici saranno di conseguenza sempre più leggeri”.
Il problema si rivela particolarmente grave nel Mezzogiorno, dove le pensioni medie sono già inferiori di circa 350 euro rispetto al centronord. Le categorie più colpite includono i militari, che vanno in pensione a 60 anni e ricevono un coefficiente di rivalutazione più basso. Inoltre, si evidenzia una disparità tra uomini e donne, con questi ultimi che godono di pensioni mediamente più alte di 6mila euro annui.
L’analisi dell’Unsic mette in evidenza anche le differenze regionali. La Lombardia si posiziona al primo posto con una media di circa 25.500 euro, seguita da Bolzano e Trento. Al contrario, la Campania si colloca al diciassettesimo posto con circa 18.400 euro, risentendo di un’elevata incidenza di prestazioni assistenziali. La Sicilia e la Calabria chiudono la classifica con pensioni medie rispettivamente di 17.900 e 17.600 euro, riflettendo carriere lavorative discontinue e un alto numero di prestazioni assistenziali. Questo scenario potrebbe minacciare l’equilibrio sociale, poiché i pensionati rappresentano attualmente una risorsa importante per molte famiglie.
Articolo realizzato sulla base del comunicato stampa “Comunicato Previdenza Campania” ricevuto tramite email da “redazione infoimpresa” in data 20/10/2026.











































