La “Shallow Ecology” al tempo dei Borbone spiegata dal Professor Giuseppe Foscari,  a “ La Congrega Letteraria” di Vietri Sul Mare.

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 A spiegare perché oggi si è sviluppata l’ecologia superficiale,  che mette in primo piano l’antropocentrismo, cioè l’uomo, e non l’ecologia profonda: quella di Greta Thunberg, dei movimenti ambientalisti,  è stato il professor Giuseppe  Foscari, Professore Associato di Storia Moderna e Storia Contemporanea  al Dipartimento di Studi Politici e Sociali dell’Università di Salerno,  durante l’incontro intitolato:  “I Borbone e la Shallow Ecology: una prospettiva da analizzare”, organizzato dall’associazione culturale vietrese “La Congrega Letteraria”, diretta dal professor Antonio Gazia e da Alfonso Vincenzo Mauro,  in collaborazione con il Comune e la Pro Loco di Vietri sul Mare, nelle persone del Sindaco, Giovanni De Simone,  e del Presidente, Cosmo Di Mauro.  Il professor Foscari ha spiegato che il modello ambientalista ed ecologico affermatosi oggi, è una derivazione di quello affermatosi nell’800, nel  Regno delle Due Sicilie, ma anche in Francia , in Spagna e in Germania:” Il concetto di ecologia è nato nella seconda metà dell’800 grazie al filosofo tedesco  Ernst Haeckel.  Retrodatando l’uso di questo concetto, ad applicare la lettura sistemica – relazionale per la quale ogni singola parte di un territorio è in relazione a tutte le atre, è stata anche la cultura borbonica con  l’ingegner Carlo Afan de Rivera, un personaggio di altissima levatura culturale e tecnica, dirigente pubblico del Regno Borbonico, che è stato l’ispiratore della “Shallow Ecology”.  Questo luminare, che teorizzò il concetto di bonifica integrale ed emanò anche la “Legge Forestale Italiana” del 1826, aveva capito che il taglio degli alberi sulle montagne creava una fragilità del territorio e che i Regi Lagni, che costituiscono la rete di canali posti sotto la montagna per irreggimentare le acque e prevenire le inondazioni, erano un’invenzione strutturale e tecnica di altissimo livello.   Purtroppo nell’800 e nel 900 sono state costruite delle case sui Regi Lagni: un po’ com’è stato fatto  a Salerno con il Crescent che è stato costruito sul fiume Fusandola che è stato deviato; lo stesso fiume che è straripato nel 1954 portando morti”.  Foscari ha ricordato che nel 1773 c’è stato un alluvione uguale , se non superiore , a quello del 1954 che interessò  il territorio di Cava, Molina,  Vietri e Salerno:” Provocò la  morte  di oltre 200 persone” e raccontato del nonno, Gregorio Foscari, che durante l’alluvione del 1954 salvò tante persone:” Legò una robusta corda tra  un albero  e la sua casa, situata al confine tra Cava e Molina,  vicino al ciglio della strada, permettendo a tante persone trascinate dalla corrente  di aggrapparsi ad essa, salvandosi. Gli dedicarono anche una pagina de “ La Domenica del Corriere”  dell’epoca”.  Foscari ha spiegato che parlare di ecologia o di ambiente, significa parlare di politica, di economia, di cultura, di strutture sociali:” Anche gli storici stanno cominciando a occuparsi di ecologia”.  Foscari ha approfondito la visione antropocentrica  dell’ecologia  :” La concezione utilitaristica dell’uomo, rispetto alla natura che deve sfruttare. Negli anni settanta il filosofo norvegese Arne Naess creò il concetto di “Ecologia Profonda” ribaltando lo scenario, dicendo: ” Un albero non è utile perché serve all’uomo, un albero ha valore perché è un albero”. E’ questo un passaggio epocale perché non è più l’uomo che ha il primato sulla natura, ma il primato è della natura che ingloba l’uomo, tutte le specie animali e tutto ciò che si muove nell’ambito naturale”. Il professor Foscari ha spiegato che il tema ambientale oggi è entrato nel nostro DNA: ” Perché il clima sta cambiando e il pianeta non aspetta, i giovani, che sono le sentinelle del territorio, non aspettano, perché vogliono vivere in un mondo migliore”.  Presenti all’incontro gli studenti dell’Istituto Della Corte Vanvitelli di Cava de’ Tirreni,  diretto dalla professoressa Franca Masi, e un gruppo di allievi  di Storia Contemporanea del  Dipartimento di Studi Politici e Sociali  dell’Università di Salerno.

Aniello Palumbo

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