28 aprile Giornata Mondiale per la Sicurezza e la Salute sul Lavoro, l’appello del Patronato Acli al governo.

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“Perché si possa incidere efficacemente nella diffusione della cultura della salute e sicurezza nei luoghi di lavoro, partendo anche dalla scuola – come Patronato Acli – riteniamo siano necessari momenti informativi e formativi dei lavoratori crescenti e costanti nel tempo, perché non potrà mai essere sufficiente l’inventario di iniziative formative previste per legge.”

Sono passati vent’anni dalla prima Giornata mondiale per la salute e la sicurezza sul lavoro, istituita il 28 aprile 2003 dall’Organizzazione Internazionale del Lavoro. I dati Inail continuano ad essere allarmanti: nel 2022 nel nostro Paese si sono registrate 697.773 denunce di infortunio, il 25,67% in più rispetto al 2021, mentre in riferimento alle malattie professionali ne sono state protocollate 60.774, il 9,92% in più rispetto al 2021 (55.288).

Un vero bollettino di guerra se annoveriamo i 1.090 lavoratori che nel 2022 hanno perso la vita da Nord a Sud, con una media di oltre 90 vittime al mese. Oltre 20 decessi alla settimana e almeno 3 infortuni mortali al giorno. L’inizio del 2023 non nasce certo sotto una buona stella. Rispetto al gennaio 2022 infatti la situazione non è cambiata, anzi. Sono 100 le vittime tra gennaio e febbraio 2023, con una tragica media di 12 decessi alla settimana; 73 gli infortuni mortali in occasione di lavoro, mentre 27 quelli in itinere.

Cifre drammatiche ed in costante crescita a dimostrazione che il tragico fenomeno delle morti sul lavoro non subisce diminuzioni da anni. Questo – il commento di Gianluca Mastrovito, Presidente del Patronato ACLI Salerno – a conferma del fatto che l’insicurezza sul lavoro unita alla precarietà, sono diventati il paradigma per comprendere tutte le inquietudini sociali di questo cambio d’epoca.

Un altro pilastro fondamentale per creare una nuova cultura della prevenzione è quello, dunque, di accompagnare le aziende in un percorso virtuoso anche con incentivi economici, in particolar modo verso quelle imprese che investono in sicurezza. L’investimento nel processo di sicurezza significa anche maggiore produttività aziendale, mentre il fenomeno degli infortuni e delle malattie sul lavoro sono un costo diretto e indiretto per tutta la società e di ostacolo alla crescita del PIL”

Un’altra necessità è quella di adeguare l’Inail alle esigenze del nostro paese, affinché ci siano opportunità per le imprese e ulteriori tutele ai lavoratori. “Le linee programmatiche di mandato 2022- 2026, presentate dal Comitato di indirizzo e vigilanza Civ dell’Inail lo scorso 14 aprile, indicano come prioritari due aspetti: l’individuazione di ulteriore personale medico e amministrativo da assumere e la possibilità di investire parte delle risorse economiche di bilancio, al momento vincolate per legge, nella gestione ordinaria dell’Istituto per la prevenzione, la formazione e comunque a supporto alle aziende”, il commento di Paolo Ricotti, Presidente nazionale del Patronato Acli. “In molte sedi Inail è presente un solo medico, a fronte di competenze che nel tempo si sono ampliate, come nel caso del reinserimento lavorativo per i disabili da lavoro”.

A voler tracciare un identikit dei lavoratori più esposti al rischio e eventi fatali – continua Mastrovito – sono per lo più stranieri e ultra sessantacinquenni, conseguenze di un decalage formativo per i primi e probabilmente di una minor reattività in situazioni di rischio per i secondi. Mentre quando si parla di denunce totali di infortunio, sono i giovani ad indossare la maglia nera; ed è la mancanza di esperienza questa volta a segnare il passo, in cui la Campania veste la maglia nera.

“La politica deve ascoltare il grido di allarme di tutti i livelli apicali dell’Inail, oppure saremo nuovamente costretti ad indignarci per l’ennesima morte sul lavoro, aspettando che le cose si sistemino da sole. Speriamo che già nel prossimo decreto lavoro, si possa vedere un primo passo tangibile in tal senso”