“L’ELOGIO DEL CAFFE’ LETTERARIO E IL CULTO DEL CAFFE’ A NAPOLI” DEL PROFESSOR FRANCESCO D’EPISCOPO AL “CAFFE’ DELL’ARTISTA” DI SALERNO

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Offrire un caffè è un gesto gentile. Un caffè non si nega davvero a nessuno, nemmeno a se stessi, specie al mattino, quando la vita sembra non ingranare e prendere il ritmo giusto o, come da tradizione, alla fine di un buon pranzo o cena. Le abitudini come quella di gustare un buon caffè, magari conversando con degli amici, seduti al bar, sono la poesia della vita”. Chi meglio del professor Francesco D’Episcopo, scrittore e poeta napoletano. salernitano adottivo, già professore di Letteratura Italiana, Critica Letteraria e letterature comparate all’Università Federico II di Napoli, poteva celebrare il rito del caffè e raccontare la storia dei Caffè letterari? Lo ha fatto nel suo pamphlets “Elogio del Caffè Letterario e il culto del caffè a Napoli”, edito da “Edizioni Helicon”, che è stato presentato presso la sede dell’EPT di Salerno durante una interessante serata organizzata dalla Presidente dell’Associazione Culturale “Caffè dell’Artista”, la professoressa Florinda Battiloro, che circa ventiquattro anni fa ha fondato il sodalizio:” Rifacendoci proprio agli antichi Caffè che, in Italia e in Europa, rappresentavano dei centri di cultura”. A presentare il libro è stata la Preside Lia Persiano che ha ricordato la nascita di alcuni movimenti artistici e letterari nei Caffè italiani:” Al “Greco” di Roma sono nati i” Preraffaeliti”; il “Giubbe Rosse” di Firenze era frequentato da Montale e Vittorini. La storia della letteratura si è formata in questi Caffè”. Il professor D’Episcopo ha raccontato di aver scritto il suo libro alla Stazione di Salerno mentre aspettava un treno diretto a Milano: ” Portava un ritardo di 90 minuti e nell’attesa mi sono rifugiato in un Caffè della Stazione, dove trovai ad accogliermi un comodo tavolino e, quasi da non credere, una penna biro di colore nero, che mi attendeva , evidentemente per essere usata”. Il professor D’Episcopo ha ricordato che la letteratura dell’Otto/Novecento, più che nelle Università è nata nei Caffè: ” Dove s’incontravano poeti, scrittori, artisti, per conversare e creare, tutti insieme, una nuova letteratura”. Il noto critico letterario ha ricordato che ad Alfonso Gatto si devono alcune delle pagine più belle, dedicate a Caffè e trattorie:” Lui stesso amava frequentare il “Vicolo della Neve”. Tanti altri sono i nomi che D’Episcopo ha ricordato nel suo libro:” Vincenzo Cardarelli, Salvatore Di Giacomo, Gabriele D’Annunzio, che amavano frequentare Caffè letterari come il Salvini, le Giubbe Rosse, il Greco, il Gambrinus : storici santuari di una umanità fortemente creativa, che in questi posti familiari si raccoglieva per dare forza e sostanza ai propri fantasmi letterari”. Anche D’Episcopo ama spesso incontrare le persone nei Caffè:” Al Giubbe Rosse a Firenze, al Gambrinus a Napoli, ho spesso parlato con emozione e meraviglia a persone attentissime, che si sentivano a pieno agio in un Caffè che ti offre il suo tavolo e non ti fa sentire solo. Alcuni scrittori come Francesco Mastriani amavano scrivere i propri romanzi nei Caffè” ha raccontato D’Episcopo che ha scritto alcune sue poesie nei Caffè:” C’è in essi un’atmosfera magica, affascinante, che stimola una creatività che non bisogna lasciarsi sfuggire, a rischio di fermarla su fragili salviette di carta, lasciate sui tavolini”. La seconda parte del libro di D’Episcopo è dedicata al culto del caffè:” In passato vi erano a Napoli negozi specializzati che vendevano il caffè sfuso: si acquistavano i chicchi che poi, a casa, venivano triturati in quei macinini, fantasiosi apparecchi, che spesso addobbavano anche le cucine. Solo dopo averne sentito il profumo il caffè poteva essere finalmente e regalmente accolto in quelle acrobatiche macchinette di latta, dette “ caffettiere napoletane” come quella descritta dettagliatamente da Eduardo De Filippo in “Questi Fantasmi”. Caffè che secondo D’Episcopo va bevuto caldissimo:” Come la vita, come l’ amore. Il vero caffè non è quello che si consuma frettolosamente al bar, scomodamente in piedi. Il caffè bollente, va gustato lentamente, da seduti, dopo aver bevuto un bicchiere d’acqua che prepara la bocca a ricevere il nero e sacro aroma (l’acqua non va bevuta mai dopo), rincorrendo qualche pensiero, ricordo, sogno, desiderio. Incontriamoci nei Caffè e lì, insieme, gustiamo un buon caffè, un libro, un sogno, un sorriso!”.

Aniello Palumbo

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