Terminerà domani la mostra “Il Sangue delle Donne” a Palazzo Fruscione.

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Alcune donne hanno difficoltà a parlare di mestruazioni: ne parlano con disagio,  quasi  come se fosse una malattia. Ma le mestruazioni sono ancora un tabù? Per sfatare i pregiudizi legati alle mestruazioni è nato il progetto  “ Il sangue delle donne. Tracce di rosso sul panno bianco” che  si compone di un volume e di  una mostra collettiva itinerante che a Salerno è stata ospitata nelle sale di  “Palazzo Fruscione”, nel centro storico di Salerno, dove è visitabile fino a domani.  La mostra, curata dalla storica dell’arte Manuela De Leonardis, coordinata dal critico d’arte salernitano Marco Alfano, è stata realizzata grazie alla “Fondazione Menna” con il contributo della “Regione Campania” e con il patrocinio del “Comune di Salerno”, in collaborazione con la “Fondazione Pasquale Battista”. Sessantotto artiste internazionali si sono confrontate sul tema del tabù mestruale e hanno esposto le loro opere realizzate  su  vecchi “panni di lino”, un tempo usati per tamponare e assorbire il flusso mestruale, nelle quali hanno affrontato, ciascuna con il proprio linguaggio artistico, aspetti differenti del femminile, dalla nascita, alla pubertà,  alla verginità, alla maternità, alla  scelta di non essere madre, alla menopausa, alla sessualità, alla  violenza, al  femminicidio. “Il sangue delle donne è vita, testamento, sessualità, biologia, violenza, sopruso, morte” ha scritto Manuela De Leonardis curatrice della mostra  che è stata visitata anche dai soci del “Rotary Club Salerno Est”, presieduto dalla dottoressa Marilena Montera, che,  guidati con professionalità e competenza dalla storica dell’arte Veronica Romaniello, hanno ammirato le varie opere: da quella intitolata “San guè” di Tomaso Binga, pseudonimo di Bianca Pucciarelli Menna,   a quella  dell’artista napoletana  Ilaria Abbiento che racconta il legame tra il fluido del mare e quello del sangue femminile , entrambi dominati dall’energia degli astri sul globo terrestre; da quella di Isabel Ducrot “Il sangue è rosso” che lavora sul concetto del codice della macchia di sangue a  quella di Sofia Rocchetti che nella sua opera “Ricordarsi di Volare” trasforma il panno di lino in un aquilone. Tutte le artiste hanno sottolineato il valore del sangue delle donne che, come ha scritto Annalisa Zito della Fondazione Pasquale Battista :” E’ luogo di incanto e di sgomento, è il fluido viscoso che accoglie e trascina con sé l’incedere irrequieto, feroce, e visionario della Storia”. La mostra è stata visitata per l’80% da donne come ha spiegato il dottor Nicola Ciancio, responsabile della pianificazione economica della mostra e socio del “Rotary Club Salerno Est”.

Aniello Palumbo

 

 

 

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