MARE PIU’ PULITO? PECCATO SIA FINITA LA SABBIA

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Per gli esperti, Salerno entro 5 anni non avrà più un metro di litorale.

Una costa senza spiagge: ecco come potrebbe trasformarsi il golfo di Salerno nei prossimi cinque anni. In poco tempo l’erosione marina ha dimezzato il litorale sabbioso e ben presto non ci sarà spazio sufficiente neanche per un ombrellone. È questa la fotografia scattata dal professor Franco Ortolani, ordinario di Geologia presso il Dipartimento di Pianificazione e Scienza del Territorio dell’Università Federico II di Napoli. Dallo spaccato, la battigia salernitana pare essere in via di estinzione e stiamo rischiando fortemente di conservarne soltanto un lontano ricordo. Chilometri di spiaggia negli ultimi anni sono misteriosamente spariti, ingoiati dalle onde, e non c’è da perdere altro tempo perché il mare avanza di un metro l’anno. L’emergenza coste però, non è solo ambientale ed a rischio non sono soltanto gli ecosistemi, ma anche la tintarella. Altre fonti, fra cui il Gruppo Nazionale per la Ricerca sull’Ambiente Costiero e  Legambiente, indicano la provincia di Salerno come quella fra le più malandate e, metro alla mano, risultano k.o. anche perle del turismo come Amalfi e Positano, dove i gestori degli stabilimenti hanno dovuto rinunciare a tre file di ombrelloni negli ultimi quattro anni.

Allarme rosso anche per Cetara, Maiori e Minori dove le mareggiate invernali stanno minacciando le storiche spiaggette. Per avere idea della gravità della situazione basti pensare che l’industria turistica balneare da sola, nella provincia di Salerno, cattura quasi il 50% del movimento turistico regionale. In particolare la situazione più preoccupante interessa proprio il tratto di costa che va da Vietri a Positano, ma gravi problemi erosivi riguardano anche la costiera Cilentana, con le spiagge di Acciaroli, Ascea e Palinuro. Il fenomeno dell’erosione è da considerarsi un male comune ed il problema riguarda la maggior parte dei litorali della penisola. A quanto pare l’Italia perde costantemente parte delle sue coste ed è il paese a più alto rischio di tutta l’Europa. Su 7.500 chilometri complessivi – 5.000 balneabili e il 70% collocate nel Centro e Sud d’Italia – 2.400 mostrano già gli effetti di una forte erosione. In termini lineari si tratta di una striscia di sabbia lunga 4 milioni di metri. Inoltre, secondo alcune stime sull’ innalzamento del livello medio globale dei mari fatte nell’ ultimo rapporto di valutazione del gruppo di scienziati Onu e uscito nel 2007, dal 1961 al 2003 il livello medio globale dei mari è cresciuto mediamente di 1,8 mm ogni anno con punte nel periodo 1993-2003 di circa 3.1 mm l’anno. Gli scenari previsti a livello globale prevedono un innalzamento entro il 2100 tra 75 e 190 centimetri. Un fenomeno accelerato dalla cosiddetta subsidenza (abbassamento della faglia terrestre) che provoca anch’essa un arretramento della linea di costa. Un vero e proprio flagello per le infrastrutture ed i nuclei abitati in prossimità della costa. Quanto a Salerno, la situazione non è certo delle migliori ed il fenomeno appare accentuato dall’inquinamento marino, che impedirebbe uno sviluppo omogeneo della posidonia marina, il tappeto “erboso” di alghe che trattiene la sabbia evitando di farla scivolare verso gli abissi profondi della scarpata continentale. Attualmente è a forte rischio tutto il litorale di Torrione e di Pastena, con conseguente pericolo statico per gli edifici del lungomare. Si temono sifonamenti sotterranei che possono erodere le fondamenta di palazzi abitati e di grosse dimensioni, come ad esempio quello delle scuole elementari Matteo Mari. Urge a questo punto la messa in opera di efficaci programmi scientifici – e non affidati al caso come si è verificato in passato – di salvaguardia ambientale della costa. Ma come? Gli scienziati dell’ Ispra Istituto Superiore per la Protezione e la Ricerca Ambientale, credono possibili diverse soluzioni: “ricostituzione della vegetazione predunale e dunale”, oppure “ripascimento morbido di sabbie e creazione di scogliere soffolte amovibili”. Altri, ancora come il prof. Ortolani vedono nella ghiaia estratta dalle cave l’unica alternativa possibile. Soluzioni, di fatto legate alla complessità di problematiche che richiedono sia sul piano tecnico che sul piano finanziario un notevole sforzo, non sempre verificabile sotto il profilo dell’emergenza. Ma questa è un’altra storia.

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