I celiaci & la Comunione. Pane e vino a Messa: molti dubbi e curiosità.

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di Enrico Marotta

Sui Social ha suscitato molto interesse la “lettera sul pane e vino per l’Eucarestia” inviata alcuni giorni fa ai vescovi dalla Congregazione per il culto divino e la disciplina dei sacramenti. Un testo scritto su incarico di Papa Francesco al fine di ammodernare la normativa alla luce dei cambiamenti sociali e della grande trasformazione del mercato. C’è un passaggio della lettera che ha suscitato più di un interrogativo. I celiaci e la Comunione.  In questa parte delle lettera si ribadisce che «le ostie prive di glutine sono materia invalida per l’Eucaristia».

Occorre una quantità, magari minima ma comunque sufficiente per ottenere la panificazione senza aggiunta di sostanze estranee e senza ricorrere a procedimenti tali da snaturare il pane. È comunque competenza degli ordinari – aggiunge il documento – «concedere la licenza di usare pane a basso tenore di glutine o mosto come materia dell’Eucaristia a favore di un singolo fedele o di un sacerdote». In caso di celiachia resta aperta anche la possibilità di ricevere la Comunione al calice, cioè solo con il vino. Lo stabilisce il Codice di Diritto canonico al numero 925. Calice che dev’essere diverso da quello usato dal celebrante perché normalmente il sacerdote vi pone un frammento di particola, e questo comporterebbe la presenza di glutine.

Un argomento, quello delle ostie “gluten free”, su cui è intervenuta l’Associazione italiana celiachia la quale chiarisce che «sono considerate idonee sia le ostie garantite “senza glutine” (contenuto massimo di 20 mg/kg) sia quelle “con contenuto di glutine molto basso” (massimo di 100 mg/kg)». Il documento tocca anche il problema dei controlli e delle certificazioni delle ostie eucaristiche. Una volta, le ostie per l’eucarestia erano prodotte dalle comunità religiose ma oggi sono in vendita su Internet o anche nei centri Commerciali. Fuori dai canali tradizionali si può davvero trovare tutto il necessario per la Messa e questa trasformazione del mercato porta ad una necessaria ed inevitabile normativa che possa aiutare i parroci a non commettere abusi ed errori, anche involontari, che possano portare alla violazione di norme del diritto Canonico o addirittura di principi cardine della fede cattolica. La lettera contiene l’invito alla vigilanza, anche «mediante appositi certificati» che garantiscano il rispetto delle regole canoniche. «L’ordinario» cioè il vescovo – recita il testo – «è tenuto a ricordare ai sacerdoti, in particolare ai parroci e ai rettori delle chiese, la loro responsabilità nel verificare chi provvede il pane e il vino per la celebrazione e l’idoneità della materia». La gamma di abusi riguarda comportamenti tra i più disparati. Si va dalla sostituzione del vino con altre bevande come la birra fino ad arrivare all’aggiunta di zucchero, frutta e miele nella preparazione del pane. Scelte magari ristrette a piccole minoranze e talvolta figlie più di prassi sbagliate che di atteggiamenti “contro”, comunque da correggere. Su questi punti l’insegnamento della Chiesa è sempre stato chiaro, ribadendo che non erano consentiti cambiamenti. L’obiettivo di fondo della Lettera, che condivido, è quello di seguire e mettere in pratica l’insegnamento permanente del Vangelo a partire dall’Ultima Cena. Seguire le mode e stravolgere i principi cardine della fede è l’errore più grande e giustamente la Lettera sgombra il campo da possibili equivoci che possono ingenerare critiche e discussioni.  Gesù ci ha indicato pane e vino come materia del sacrificio eucaristico e la Chiesa ribadisce in modo chiaro la fedeltà al suo insegnamento.

 

Enrico Marotta

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