L’ULISSE DI OMERO E DI DANTE, CONSEGNATO ALLA ETERNITÀ DELLA POESIA! (parte quarta)

0
35

cop lineam lett criticaSecondo il Chiappelli, sostenuto dal Fubini e da altri critici, “Ulisse raffigura il mondo antico che intravede il vero lontano, ma erra senza consiglio e senza guida, onde l’antitesi fra la temeraria impresa dell’antico e il mistico viaggio del poeta cristiano”.
Intanto il personaggio antico di Ulisse è illuminato da Dante in tutta la sua grandezza, come sentimento stesso dell’umano impegno dell’uomo a sopravvivere al caduco.
Ci soccorre il Donadoni con le sue opportune parole: “Ulisse sente una infinita gioia nell’affidarsi alla terribilità dell’ignoto. All’avidità del conoscere pospone le dolcezze della patria e della famiglia. Egli è il simbolo più alto dell’amore moderno: il sapere”.
Se rivediamo il nostro eroe attraverso il racconto omerico, ci rendiamo conto che, sin dalla giovanissima età, ebbe un suo carattere particolare.
Audacemente raggiunse il Parnaso per cacciare il cinghiale che gli causò la ferita al ginocchio, la cui cicatrice permise ad Euriclea di riconoscerlo, benché nelle vesti di un mendico.
Molto giovane ancora assolse un delicato incarico di ambasceria presso il re della Messenia per risolvere pacificamente una difficile questione, avendo i Messeni sottratto circa trecento montoni al gregge degli Itacesi.
Riusciva particolarmente simpatico o nettamente antipatico ai suoi interlocutori ed esercitava sempre una grande suggestione su chi fo ascoltava, perché aveva occhi scintillanti, che sembravano vedere dal vero tutte le fantasie che gli passavano per la mente.
Ebbe in dono da Orsiloco ed Ifito l’arco del proprio genitore Eurito, tanto fu l’ascendente che esercitò sopra di essi. Se il fine era opportuno, non si sottraeva alla burla e alla camuffazione, come quando si finse pazzo per evitare di salpare alla volta della nemica Troia, ma accettò di buon grado di parteciparvi, quando Palamede lo scoperse e lo svergognò.
A sua volta smascherò Achille che si era agghindato, in vesti femminili, presso Licomede a Sciro. Ci viene da considerare che la notizia di ciò è ancora un segno del limite umano, in cui spesso anche l’uomo forte e provatamente coraggioso s’imbatte. Debolezza? Viltà? Improvviso moto repulsivo del misterioso subconscio umano? Certo è che ci troviamo di fronte a due guerrieri eccezionali, che misero al servizio della patria il loro sentimento e il loro ingegno.
(Continua…)

LASCIA UN COMMENTO