“I PIATTI TIPICI DELLA CUCINA NAPOLETANA E LUCANA” IL NUOVO LIBRO DEL DOTTOR ENRICO VOLPE PRESENTATO AL CIRCOLO CANOTTIERI IRNO DI SALERNO

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“ La coscia della zita o della sposa (una coscia intera di agnellone cucinata al forno) è un piatto tipico della cucina lucana, al quale è legata una curiosa leggenda regionale. Si narra che tra il 1566 e il 1577 il Duca di Ferrandina, don Fabrizio Pignatelli, esercitasse con assiduità lo” jus primae noctis”, cioè il diritto di passare la prima notte di nozze con le novelle spose che sceglieva tra quelle più avvenenti e carine. Ovviamente questa prepotenza non rendeva felici i freschi mariti; allora il magnanimo Duca decise di riservare agli stessi il diritto della coscia dell’agnello che veniva servito durante il banchetto del matrimonio. Attraverso questa forma di “indennizzo” riteneva così di mettere a tacere la propria coscienza e placare l’ira dei malcapitati sposi”. E’ questo uno dei tanti aneddoti contenuti nel libro “I Piatti Tipici della Cucina Napoletana e Lucana. Tradizioni, storia, descrizione, usi e costumi”, edito da “Cuzzolin Editore”, scritto dal professor Enrico Volpe, neurologo, docente della Facoltà di Medicina della Seconda Università di Napoli, che è stato presentato al Circolo Canottieri Irno durante una interessante e piacevole serata organizzata dalla professoressa Rosa Volpe Zega, Vicepresidente dell’Associazione “ 50&Più”, presieduta dall’imprenditore Giovanni Marrandino, in collaborazione con la professoressa   Clotilde Baccari Cioffi, Presidente dell’Associazione “Parco Storico Sichelgaita”. A presentare il libro è stato il dottor Antonio Patrevita, che ha sottolineato le grandi capacità di scrittura dell’autore che nel testo ha rivisitato le origini, gli usi, i costumi e le modalità di nascita dei prodotti più tipici della cucina napoletana e lucana. “Ho voluto accostare le due culture gastronomiche diverse per tradizione e storia, per appagare e soddisfare quel patos che è in me, che nasce dal contrasto di essere nato in Lucania e di essere vissuto per oltre quarant’anni a Napoli” – ha spiegato il professor Enrico Volpe – “ L’aver messo insieme la cucina di una città con quella di una regione è dovuto al fatto che la cucina napoletana un po’ rappresenta tutta la Campania. Va ricordato poi che la Lucania possiede forse il più alto numero di piatti totalmente locali”. Il corposo volume di oltre 500 pagine, scritto nell’arco di quattro anni dal dottor Volpe, non è un ricettario, anche se contiene le descrizioni e le immagini di numerosi piatti :” E’ la ricerca storica dei piatti più tipici di Napoli e della Basilicata. Le tradizioni alimentari locali e territoriali spesso rischiano di apparire come lingue morte, e invece racchiudono l’evoluzione e il percorso dei popoli. La gastronomia, consapevole delle proprie radici, che non dimentica mai e che porta sempre con sé, diventa cultura: cultura di un popolo che conserva lo stesso sapore d’infinito dei propri antenati”. Il professor Volpe nel libro ha ricordato alcune ricette della cucina napoletana e lucana: il ragù napoletano (‘o rraù); il sartù di riso; la coppola di Garibaldi, un timballo di pasta con funghi, zucchine e piselli interamente ricoperto di prosciutto cotto; la frittata di scammaro, una frittata di maccheroni che: “Se fatta bene deve cadere a terra senza rompersi”; lo scarpariello: ”Un pasto molto veloce preparato per i calzolai ( gli scarpari)”; la ciambotta: ”Preparata per i contadini che andavano in montagna”; la rafanata che in provincia di Matera si prepara nel periodo di Carnevale. Anche i dolci sono protagonisti nel libro, come “Il Ministeriale”, creato dall’antica pasticceria Scaturchio, o il “Roccobabbà” creato dal pasticciere Emilio Goglia, di Casal di Principe, dedicato allo stilista Rocco Barocco. A ricreare l’atmosfera gioiosa e spensierata che si respirava nelle antiche trattorie napoletane, ci hanno pensato, con la loro musica, i componenti del duo de “I Michelemmà” con la voce di Francesco Del Prete, che, accompagnato alla chitarra dal Maestro Antonio De Martino, ha interpretato, coinvolgendo i tanti presenti in sala, la  simpatica e divertente canzone umoristica napoletana: “ E Allora?” di Armando Gill e la nota macchietta napoletana “E non sta bene”, di Pisano e Cioffi, portata al  successo da Vittorio Marsiglia, oltre ad alcuni brani classici della Canzone Napoletana come “Era de Maggio” di Salvatore Di Giacomo.  La poetessa salernitana, Elena Mancusi Anziano, ha recitato alcune divertenti poesie scritte da Enrico Volpe.

Aniello Palumbo

 

 

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