I Minions, Levante, i The Jackal e Lodovica Comello, serata scoppiettante a Giffoni.

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Si tinge di giallo la Cittadella del Cinema. Tornano i Minions alla 47esima edizione del Giffoni Film Festival e la giornata è davvero cattivissima. La favolosa banda di malvagi redenti conquista tutti, grandi e piccini: energia e attesa per un evento speciale, “Cattivissimo Me 3” in anteprima nazionale, grazie a Universal Pictures International Italy, per i giffoners travolge il Festival.

Un’esplosione di colori, una festa in piena regola d’arte per un blue carpet scandito da passi di danza e selfie sfrenati. A sfilare – accanto ai Minions e Gru – Max Giusti, Paolo Ruffini e Arisa che hanno dato la propria voce al nuovo capitolo firmato Illumination Entertainment e distribuito da Universal Pictures nelle sale dal 24 agosto. Si trasforma il Gff, letteralmente invaso dai famosi omuncoli gialli della saga animata. “Vorrei una cittadinanza in questo posto. Arrivi e sei accolto magnificamente, trovi dei ragazzi che vogliono parlare di cinema – ha sottolineato entusiasta Paolo Ruffini -. Qui c’è un estratto del cinema, a volte il settore è fatto di critici noiosi e snob: Giffoni è una spremuta di cinema, come quando dall’estrattore tiri fuori il buono della frutta. Questo Festival è tirare fuori il buono del cinema, il futuro”. Un amore che si rinnova, la grinta di Ruffini torna al Gff ed è subito show. La sua voce è per una new entry del terzo capitolo del film, Balthasar Bratt: “Presto la mia voce a un finto cattivo, un infelice che sfoga con cattiveria assoluta il suo insuccesso. In questi film sono belle anche le guerre, si combattono a colpi di danza e non di armi”.

Un cartone che insegna, e segna. “Sono al mio terzo Cattivissimo Me, ormai non riesco più a separarmene – ha raccontato ai giurati Max Giusti -. È stato il primo cartone ad aprire nuove strade, i bambini ci vedono un cartone e i grandi un film. Lancia un messaggio di positività e bontà”. Una squadra vincente che fa impazzire i giurati, carichi di curiosità e aspettative. “Lucy, il personaggio che ho doppiato in due serie è una bellissima amica da incontrare, è cresciuta e mi somiglia molto. Tra noi tante affinità e cose in comune – ha spiegato al pubblico Arisa -. Questo film vuole far capire che le cose che sembrano cattive sono quelle che vivono un problema, bisogna avere sempre comprensione perché la negatività è frutto di incomprensione e disagio”. Uno spettacolo ricco di effetti speciali quello creato ieri, accompagnato da una performance istantanea del camaleontico Giusti. Con le voci di Ligabue e Vasco Rossi ha spiegato l’arte del doppiaggio, incantando la Sala Truffaut. “Cattivissimo Me è stato un lavoro certosino, negli anni è diventata una cosa sempre più grande – ha continuato Giusti -. Il primo è stata una scommessa, il secondo una promessa e il terzo una conferma che sta avendo un richiamo mediatico stravolgente”.

Un incontro ricco di spunti di riflessione e messaggi importanti indirizzati al cuore della platea euforica. “La diversità in rete non è sempre ben vista, ma si può recuperare. I giovani come voi possono recuperare – ha esortato Ruffini – riempiamo di tante cose belle la realtà virtuale. Chi vive le difficoltà, chi ha un cromosoma in più, chi ama, chi combatte l’emarginazione non deve essere soggetto di derisione e cattiveria. Siete voi che potete cambiare, che potete dare un senso nuovo alla realtà”. Lezioni preziose, da custodire strette. “Ho approcciato a “Cattivissimo Me” sette anni fa quando stavo per diventare papà e quando ho visto per la prima volta il film ho pianto come un bambino – ha spiegato ancora Giusti -. Avere a che fare con il mondo dei bambini è un’opportunità, ti purifica. Viviamo in un mondo fatto di botteghini e funzionalità, nei cartoni invece c’è il sogno”. Il giallo di “Cattivissimo Me 3” ha colorato una delle pagine più intense di questa 47esima edizione: “Siate felici, stringetela sempre a voi la felicità e la libertà”.

La Casa Editrice ELI – La Spiga Edizioni, protagonista da 40 anni nell’editoria scolastica italiana ed internazionale, continua la collaborazione con Giffoni Film Festival, leader mondiale nel settore audiovisivo dedicato ai ragazzi ed alle famiglie.

Il progetto prevede una serie di attività didattiche che legano il cinema alla letteratura per ragazzi attraverso contest creativi, laboratori e cortometraggi che coinvolgeranno migliaia di studenti e insegnanti di tutte le scuole primarie d’Italia. A tutte le scuole primarie d’Italia viene proposto di scrivere una sceneggiatura basata sui titoli di narrativa della ELI – La Spiga Edizioni, rielaborando in forma creativa quanto letto in classe.

Il migliore diventerà un cortometraggio realizzato da Giffoni Experience all’interno dell’Istituto scolastico che ha scritto la sceneggiatura e i protagonisti saranno gli alunni stessi. Il vincitore dell’edizione 2017 è la sezione II C dell’I.C. “G. Palmieri-San Giovanni Bosco” di San Severo (Fg) con la sceneggiatura tratta dal testo “Tre sirene e un pirata”. Il prossimo appuntamento sarà quindi il 17 Luglio durante il Giffoni Film Festival quando saranno premiati gli alunni vincitori e sarà mostrato in anteprima il cortometraggio realizzato.

Sensibile, semplice, simpatica, bellissima, Levante, al secolo Claudia Lagona, si è mostrata così ai ragazzi del Giffoni Film Festival questo pomeriggio, durante la Masterclass che ha tenuto alle Antica Ramiera. Sollecitata dalle domande dei ragazzi, l’artista si è raccontata senza filtri in un incontro molto profondo: “Mi piace sentirmi un’autrice che canta perchè ho sempre avuto bisogno di raccontare una storia, amo incastrare le parole con le note, amo i vocaboli e la lingua italiana – ha detto in riferimento al suo percorso artistico – ho iniziato scrivendo la mia prima canzone a 9 anni, l’ho suonata a 12, a 13 anni ho fatto il mio primo provino con Teddy Reno, poi ho passato la mia adolescenza tra la scuola e la mia cameretta dove componevo i primi brani, la discoteca per me era una sconosciuta”. Grande il suo cambiamento sul palco: “All’inizio mi raccontavo molto di più durante i concerti, poi ho capito che a volte non serve, mi sembra quasi di spiegare una barzelletta”.

Spesso etichettata come “indipendente”, ma solida presenza in un mondo discografico in cambiamento, Levante ha dato ai ragazzi la sua visione di questo momento. “E’ un po’ difficile parlare di musica indipendente, oggi ciò che è strano viene definito tale. Io sono assolutamente indipendente nel percorso discografico come dimostra la mia etichetta, la “Carosello”, nonostante faccia grandi numeri, ma per suoni la mia è un’attitudine “pop” e devo dire che io amo il pop”. “In realtà – ha proseguito l’artista – mi piace pensare che ci possano essere più sfumature nella musica, evitando la gabbia delle etichette. La componente industriale nella discografia è più una questione di marketing o manageriale, intorno a me per fortuna di industria ho ben poco: io ancora faccio musica con l’emozione e le lacrime. Avere visibilità è una componente importante per pagare l’affitto ma io faccio quello che sento”.

Nel suo ultimo album “Nel caos di stanze stupefacenti“, vengono toccate anche molte tematiche sociali importanti come il femminicidio: “In ‘Gesù Cristo sono io” ho identificato la crocifissione di Gesù con la violenza subita da una donna, da tante donne; ma alla fine, come in molti miei brani, ho voluto che ci fosse un risvolto positivo. Si prosegue con l’amore omosessuale: “In ‘Santa Rosalia’ ho descritto una presa di posizione che in realtà non avrei voluto prendere perchè è assurdo che oggi si parli ancora di differenze di sesso in amore, ma purtroppo c’è ancora bisogno di farlo”. Altro elemento esaminato nel disco è la violenza dei social: “‘Non me ne frega niente’ forse è il mio pezzo più frainteso, in realtà il testo dice “non me ne fraga niente”, ma il senso è esattamente l’opposto”.

Immancabile, quindi, l’argomento ‘leoni da tastiera’: “Ho scritto ‘Non me ne frega niente’ quasi di getto, dopo la tragedia del Bataclan. In quel momento avevo chiesto solo silenzio perchè la finta partecipazione che ne era conseguita era diventata davvero imbarazzante. Sono stata attaccata in maniera molto feroce, e lì è nato il brano. Il vero problema è che oggi a molti manca una vita vera, altrimenti non hai il tempo di postare qualcosa in ogni momento”.

Un altro suo brano spesso frainteso è stato ‘Alfonso’, “Una delle canzoni più tristi che abbia mai scritto, ma questo è il bello della musica. Ognuno prende una canzone e la fa propria nella vita. Quella musica, con l’ukulele e il sol maggiore, a molti può ricordare un’estate bella, un momento spensierato, ma quando l’ho scritta avevo 24 anni. Era un periodo in cui tutti intorno a me sembravano realizzati, sentivo che solo io non avevo ancora un posto felice dove abitare”.

Un’artista a 360gradi ne è la dimostrazione il suo romanzo d’esordio ‘Se non ti vedo non esisti‘: “Non ho la pretesa di essere una scrittrice ma l’ho fatto perchè avevo bisogno di scrivere. La Rizzoli mi ha contattato perchè aveva notato la mia scrittura sui social, i miei post descrittivi. Tutto il libro è stato frutto del mio lavoro, non di un copyrighter. La gente che mi segue avrebbe riconosciuto subito la scrittura di un’altra persona”.

E, a proposito, del suo prossimo impegno come giudice di XFactor ha detto “Non avevo mai visto il programma ma non ho paura di mostrarmi per quello che sono. Il mio contributo è un percorso fatto sulle mie gambe, in modo semplice perchè io non so giocare a poker, non so barare, non so fare strategia e non la farò. Non mi importa vincere, non mi piace la competizione e non vorrei ci fosse tra i ragazzi. Vorrei solo portare avanti una voce che possa dare qualcosa di diverso alla musica”.

“Ragazzi – ha concluso l’artista – il consiglio che posso darvi è quello di essere voi stessi. Non abbiate paura di mostrarvi per quello che siete perché se vi inventate di essere altro, è una sconfitta gigantesca”.

I giurati di Elements +10 del Giffoni Film Festival hanno accolto Lodovica Comello con striscioni, regali e una sorpresa: una speciale versione di Singing in the car con giochi, canzoni dal vivo e karaoke. L’artista si è commossa davanti ad una manifestazione d’affetto così intensa e sincera. Ha anche chiamato sul palco una bambina, Ludovica, che le ha chiesto di condividere con loro i segreti dello show. In molti le hanno chiesto se avesse avuto paura ad inseguire la passione per la recitazione: “Mai avuto ripensamenti – ha detto  – e vi consiglio di fare lo stesso perché non bisogna arrendersi e inseguire sempre i propri sogni. E semmai una porta si chiude da qualche parte se ne apre un’altra. Dopo la fine di Violetta ero incerta su quale sarebbe stato il mio futuro, invece ho ricevuto la telefonata per Italia’s got talents che mi ha aperto nuove e inaspettate prospettive, è stato questo il mio ‘momento magico’, come dice anche il tema di Giffoni quest’anno”. A chi le chiede quale sia poi il suo posto del cuore risponde senza indugio: “A casa dei miei genitori, in provincia di Udine. Anche se ormai vivo da anni a Milano, quando torno da loro e coccolo la mia nipotina che amo alla follia sono contentissima… e poi mi faccio riempire di cibo. Un altro pezzo del mio cuore invece lo avrà sempre Francesca, il personaggio di Violetta che mi ha regalato quattro anni incredibili. Ci ho messo una settimana a preoccuparmi di come sarebbe andata all’inizio, ma poi ho imparato lo spagnolo in due mesi ed è andato tutto benissimo”. Con la stessa simpatia che la contraddistingue racconta che già da piccola aveva il pallino per la musica: “Ho deciso di fare la cantante quando avevo 6 anni, ma prima ero decisa a diventare veterinaria, poi etologa, che avevo scoperto che essere colui che si occupa di studiare gli animali nel loro habitat naturale, come ad esempio gli elefanti nella savana”.

Accolti come vere e proprie rockstar, i The Jackal hanno incontrato il pubblico del Giffoni Film Festival con grande entusiasmo ed emozione. Una ragazza ha portato anche la mamma, grande fan dei video di YouTube che hanno trasformato i protagonisti in fenomeni pop. Ciro Priello l’ha salutata in versione “vrenzola”, alternando poi sguardi alla “gay ingenui” a tormentoni che vanno dal classico “termostato” alla parodia di “Despacito” passando per la tanto temuta domanda “Ma tu cosa fai a ferragosto?”. Beatrice Arnera, new entry femminile per il lungometraggio rassicura: “Questi ragazzi sono persino più divertenti dal vivo che in video”. In una delle poche parentesi serie, Simone Ruzzo racconta: “Sono cresciuto seguendo il festival di Giffoni in TV e non mi sembra vero di essere qui”.

In anteprima, il gruppo ha presentato in sala il nuovo trailer del loro film d’esordio, Addio fottuti musi verdi, in sala in autunno, la storia di un ragazzo che potrebbe persino cambiare pianeta per trovare lavoro. L’approdo su grande schermo non tradisce però le origini del web: “Qualunque piattaforma racconta una storia a modo suo – spiega il regista, Francesco Capaldo – e nessuna è migliore dell’altra. L’altro giorno il barista ha chiesto a Ciro: “Ma quante visualizzazioni dovete fare per essere chiamati?”. Non funziona così, come fosse un’assunzione verso un piano più alto. Ogni canale ha la propria dignità”. E per ricordare l’unico assente al Festival, Gianluca Fru, tutto il gruppo ha girato con la platea un video-saluto da mandargli con tutto il calore della sala.

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