A Jazz Symphony, Orchestra Filarmonica Campana in concerto giovedì 20 a Villa Guariglia per Vietri in Scena.

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“A Jazz Symphony”, sarà di scena nuovamente, nella suggestiva Villa Guariglia di Vietri sul Mare (Sa) in costiera amalfitana, giovedì 20 luglio alle ore 21.00 (ingresso gratuito), nell’ambito della rassegna culturale “Vietri in Scena” organizzata dal Comune di Vietri sul Mare e coordinata artisticamente dal Maestro Luigi Avallone.

Protagonisti del concerto le musiche di Jacques Ibert, George Antheil, Dimitri Shostakovitch e Duke Ellington interpretate dalle prime parti dell’Orchestra Filarmonica Campana con la partecipazione solistica della sassofonista Marina Notaro.

Dirige il maestro Giulio Marazia. Il concerto propone un’interessante riflessione sull’influenza del jazz nella musica classica, un rapporto probabilmente sottovalutato. Tale errore
nasce forse da un atteggiamento chiuso e altezzoso che nel passato, e talvolta ancora oggi, hanno avuto compositori e musicologi. In effetti attribuire al jazz una specifica collocazione nella storia della musica non è facile e punti di vista eccessivamente rigidi e dogmatici rischiano di condurre a inevitabili fraintendimenti.

Il profondo legame tra interprete e compositore, l’impossibilità di fissare una versione definitiva di un brano sono tutti tratti che contribuiscono a rendere arduo uno studio su
questo argomento. Per giunta il jazz, nato all’inizio del Novecento, riesce a tracciare un suo
percorso estremamente personale nell’ambito di un linguaggio, quello tonale, che proprio in quegli anni molti compositori europei consideravano “antiquato”.

L’influenza delle tradizioni afroamericane, l’improvvisazione, lo swing sono tutti elementi che tuttavia riescono a dare linfa vitale a questa musica e che colpirono subito e profondamente molti compositori europei.

Tra questi vi fu Maurice Ravel, che esortava i musicisti d’oltre oceano a trarre ispirazione dal jazz che, a suo dire, rappresentava il vero patrimonio popolare americano. Parigi giocò un ruolo di primo piano nella diffusione del jazz nel Vecchio Continente; a partire dagli anni Venti infatti un numero sempre maggiore di compositori americani molto diversi tra loro (Aaron Copland, Elliott Carter, Philip Glass) vi si recò per completare la propria formazione con la nota docente Nadia Boulanger presso il Conservatorio Americano di Fontainebleau.

Questa stretta vicinanza tra la Francia e i giovani compositori statunitensi portò alla diffusione del jazz in Europa e di un neoclassicismo di impronta stravinskiana in America.

Il programma di questo concerto può essere riassunto come un viaggio che ci permette di
comprendere le strette relazioni esistenti tra musica classica e jazz nell’ambito della scrittura
orchestrale. In questo campo le novità timbriche sono assai evidenti; il jazz infatti aprì nuove
possibilità nell’utilizzo di strumenti quali le percussioni, il sax, il clarinetto, il contrabbasso e, primo tra tutti, la tromba.

Queste nuove sonorità affascinarono ad esempio Jacques Ibert, che nel 1935 scrisse un Concerto per sassofono e orchestra da camera dove l’influenza del nuovo stile nato a
New Orleans è evidente.

Tradizione europea e jazz si fondono nelle due Jazz Suites del russo Dmitrij Shostakovich (1906-1975) rispettivamente del 1934 e 1938; ascoltando il Waltz della prima
suite si rimane quasi spaesati: su un classico accompagnamento ternario si stagliano le languide melodie di una tromba e poi di un sax soprano, strumenti apparentemente poco consoni ad un valzer.

Tuttavia la geniale creatività del compositore ci porta presto a dimenticare tutto e ad
immergerci in un mondo di affascinanti atmosfere ora raffinate, ora grottesche e ora ironiche.
Decisamente più aggressivo è lo stile del francese George Antheil (1900-1959) nella sua Jazz
Symphony (1925), brano molto vivace e ricco di contrasti. Il concerto termina con un tributo di un jazzista al mondo della musica classica: si tratta della Harlem Suite di Duke Ellington (1899-1974), qui rivista e trascritta liberamente per dodici strumenti da Giulio Marazia.

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