I viaggi di Picasso al Marte di Cava. Intervista al curatore della mostra Marco Alfano.

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II “MARTE” di Cava de’ Tirreni già palcoscenico lo scorso anno di un lusinghiero successo con una mostra su Miró, per il 2017 ha riaperto le sue porte ad una  originale mostra d’arte, e non solo: “Pablo Picasso e altri viaggiatori”. Ne parliamo con il curatore della mostra, lo storico dell’arte Marco Alfano.

La mostra, dedicata al grande Pablo Picasso, reca un sottotitolo “Storie naturali e viaggi spirituali”. In che misura si realizza questo connubio nell’itinerario dell’artista.

La mostra guarda all’interno della grande esperienza dell’artista spagnolo, individuando una linea di attenzione alla figurazione, che dal mondo metaforico degli animali – le “piccole persone” come ha scritto Anna Maria Ortese – arriva al significato del viaggio come esperienza spirituale. Presenta 48 opere di Pablo Picasso, tra incisioni, litografie e ceramiche, a partire da due importanti serie complete: 31 incisioni, all’acquaforte ed acquatinta allo zucchero, dell’Histoire Naturelle di Buffon (1942) e le 5 grandi litografie a colori della Barcelona Suite (1966), vera e propria sintesi del percorso picassiano. È un viaggio spirituale che chiude un’esperienza fondamentale per l’artista malagueño: l’incontro a Vallauris, nel 1946, con le “forme” e i colori della ceramica, un vasto repertorio di oggetti ricreati dal genio di Picasso. Un approccio nel quale va incluso l’idea dell’esplorare, rappresentato dalle suggestioni dell’attuale centenario del fatidico soggiorno napoletano di Picasso del 1917, segnato dalla scoperta della pittura “pompeiana” e dall’inizio del periodo “neoclassico”, puntualizzando, altresì, l’importanza di un itinerario che da Pompei giunge alla Costa d’Amalfi.

Qual è il  criterio a cui si è ispirato nella scelta delle 48 opere originali del pittore spagnolo.

La mostra ha un intento didattico, le cui finalità, sono rivolte ad una stretta interazione con i laboratori didattici aperti tutte le mattine alle scuole del territorio. Il progetto della mostra sviluppa due aspetti speculari abbastanza chiari nella vasta produzione picassiana. Il primo è quello del rapporto con la dimensione spirituale delle “piccole persone”, vale a dire degli animali che invadono l’immaginazione di Picasso in un momento fondamentale della sua vita, sulla metà degli anni trenta, prima del grande momento di “Guernica” (1937); si tratta di un motivo che non abbandonerà più la creatività dell’artista.

Qual è il filo rosso che collega Pablo Picasso e gli artisti “viaggiatori”.

Il tracciato espositivo, dunque, partendo dall’esperienza di Picasso, compone un’affascinante trama fra memoria e contemporaneità: il rispecchiamento immaginativo con il mondo “animale” è seguito da Picasso e dagli altri artisti, considerato in una prospettiva spirituale, a partire dalla cultura teosofica di un Richard Dölker, che guarda all’energia del vivente come elemento unificante tra tutti gli esseri. Alle opere di Picasso, si collegano in mostra oltre 50 opere pittoriche, grafiche e ceramiche di altri 27 artisti “viaggiatori”, importanti nomi italiani e stranieri approdati e attivi sulle coste salernitane: dal “trascendente” Maurits Cornelis Escher ad Oskar Kokoschka, dalle raffinatezze cromatiche di Han Harloff e Lisa Krugell all’espressività arroventata di Ivan Zagoruiko e Vasilij Necitailov, ai paesaggi “verticali” di Manfredi Nicoletti e Peter Ruta fino ad un maestro dell’incisione europea come Peter Willburger; dalla ceramica del “periodo tedesco” di Dölker, Stüdemann, Thewalt-Hannasch, Kowaliska, all’innovazione plastica di Guido Gambone, Salvatore e Giosuè Procida.

Lo scenario naturale in cui si consumano le storie degli artisti in mostra è la suggestiva costiera amalfitana. Prof. Alfano quanta influenza ha esercitato questa cornice paesaggistica sulla creatività degli artisti.

Non v’è dubbio che la Costa d’Amalfi, sia stata fonte d’ispirazione, meta di viaggio, “luogo” magico dove la cultura artistica europea ha affinato le sue ragioni ed identità. È possibile dunque seguire lo sviluppo di questo immaginario disegnando una possibile fenomenologia di esperienze, di incontri, di scoperte, ma anche di segni, di colori, suggeriti da un territorio fertile di memorie immaginative, che da Vietri sul Mare giunge alle assolate spiagge di Positano, risalendo fino alle incantate ville di Ravello. Il tema centrale è la “formazione” (Bildung) dello “sguardo” degli artisti di fronte al “visibile”.

Maria Michela Norelli

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