Intervista al poeta Jack Hirschman

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Da quasi venti anni il poeta statunitense Jack Hirschman passa alcuni mesi dell’anno in Italia, in giro per conferenze, presentazioni e readings. Ho avuto l’onore di conoscerlo nel 2006, e da allora tutte le mie poche certezze in materia di scrittura hanno fatto i conti con la sua metrica, con la profondità del suo pensiero  e con i suoi 80 anni.

Qual’è stato il tuo primo contatto con l’Italia?

Il mio primo libro di poesia, “A Correspondance of Americans”, fu pubblicato a Roma nell’annuale antologia, Botteghe Oscure, nel 1958. Ma per la prima volta sono venuto nel 1964 a Napoli.

Come ritrovi oggi la città di Napoli?

Tra tutte le città italiane, Napoli ricorda il quartiere dove sono nato e cresciuto, il Bronx, a New York. Napoli non ha paura di mostrare la propria povertà, nelle altre città d’Italia si cerca di nasconderla. Uno dei più grandi film del secolo scorso, Ladri di Biciclette, è stato girato in un’altra città, ma io ho sempre immaginato che fosse Napoli. A Napoli si ha sempre la sensazione di essere pervasi da forti emozioni. E poi è la patria del più grande comico italiano: Totò.

Esiste una generazione di giovani poeti negli Stati Uniti?

Si certamente, in ogni ogni stato, ovunque…

Hai sempre sottolineato quanto la poesia non sia soltanto un metodo di indagine dell’animo umano, ma un modo in cui lo spirito dei tempi si manifesta.

Possiamo ancora immaginare per questa generazione di poeti, una poesia che sia davvero manifestazione dello spirito dei tempi?

Tutti i movimenti nati negli Stati Uniti dalla fine degli anni 60 sono stati il fondamento culturale ed ideologico per le successive generazioni di poeti nel mondo. In quanto oggettivamente rivoluzionari. Tutti noi stiamo vivendo il nuovo spirito dei tempi…già da ora.

A proposito negli anni ’60 sei stato professore all’Università di Los Angeles, hai nettamente preso le distanze dalla guerra in Vietnam, talvolta istigando i tuoi studenti alla diserzione. Cosa ti senti di dire agli studenti di tutto il mondo. Cosa di senti di consigliare?

Non mi sento di dare consigli. Le loro manifestazioni sono la cosa più importante che sta accadendo oggi nel mondo. Bisogna semplicemente unirsi alla loro voce, e se sei un poeta, trasmetterla ovunque.

Quali sono stati i tuoi modelli? Ricordo di aver letto che da ragazzo ammiravi  Hemingway e Walt Whitman.

Whitman è il “bardo” di tutti I poeti americani. Il suo poema “ The Song of the Open Road”, lo considero il più grande poema Americano, quello da cui è nata la poesia di Jack London, Jack Kerouac, Allen Ginsberg e la mia . Si sono nato da questo poema. E’ stata “un’immacolata concezione” della poesia. Hemingway è ancora lo scrittore americano più conosciuto del 20° secolo. Per me è molto importante perchè quando scrisse “ Addio alle armi”, vide per primo la nascita del fascismo, condannandolo.

Ci sono molte analogie tra te ed il poeta di West Hill. La poesia, il senso forte di libertà, persino l’aspetto.

Withman ha raccontato il sogno della moderna democrazia basata sulla libertà, ma l’imperialismo degli Stati Uniti ha trasformato questo sogno in un incubo. Ma ciò non significa che la democrazia e la libertà siano morte. Significa, invece, che noi abbiamo bisogno di lottare, per diventare più forti.

Ci puoi dare una definizione dei tuoi ARCANES, monumentale opera pubblicata da Multimedia Edizioni?

Gli ARCANES sono destinati a dare forza spirituale a tuttte quelle sensibilità che lottano contro I nuovi fascismi del nostro tempo.

Infine la pubblicazione MAGMA e Alfonso Gatto.

Tradurre e curare la prima edizione di una raccolta delle opere di Alfonso Gatto negli stati Uniti è stato un grande onore. Nel 2009 ho pubblicato un’edizione bilingue per la “Caza della Poesia” di Los Angeles. “Lamento di una mamma napoletana” rimane, a mio parere, una delle più belle poesie scritte contro tutte le guerre.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

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