Grassetto e sottolineato: democrazia e vitalizi.

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claudia-lom-300x336-267x300di Gianso 2015

Per definizione la pensione è una rendita vitalizia o temporanea corrisposta ad una persona fisica in base ad un rapporto giuridico con l’ente o la società che è obbligata a corrisponderla.

Come ottenerla, come corrisponderla, come “costruirla” e come gestirla sono tutte attività normate, anche se, in questo particolare periodo storico, le norme variano continuamente.

Basterebbe riflettere su quella che viene considerata come età pensionabile che ha consentito, in un passato nemmeno tanto remoto, di “andare in pensione” anche all’età di quarant’anni (in effetti è stato un privilegio riservato a poche categorie per lo più di lavoratrici impegnate nella scuola) per arrivare ad oggi dove “per andare in pensione” l’età anagrafica deve superare i sessantacinque anni.

Uno dei motivi di questi cambiamenti, almeno a sentire chi questi cambiamenti, almeno per gli altri, li ha proposti e li ha anche messi in essere, è che l’aspettativa di vita è aumentata, il che comporta che la collettività  non è proprio contenta di sopportare un onere  per più anni (della serie: vuoi vivere di più e quindi devi lavorare di più, così vediamo di farti morire prima così paghiamo meno oneri).

È anche variato il metodo di calcolo dell’assegno mensile che oggi, forse anche giustamente, tiene sostanzialmente e principalmente conto di quello che il lavoratore ha effettivamente versato durante tutto il periodo di contribuzione, al contrario del passato dove incidevano tanti altri parametri che di fatto hanno portato, grazie anche ad alcuni artifizi, seppure legali, a corrispondere assegni mensili molto più alti.

E la rendita, come viene definita? In economia essa è definibile come il reddito percepito in virtù di un proprietà. Non ci sono discorsi particolari da fare o analizzare in quanto l’entità è un parametro frutto di una logica di mercato e come tale non influenzabile da aspettative di vita o da investimenti pregressi (della serie ho un immobile in via Montenapoleone a Milano e mi rende un determinata cifra, un analogo immobile, ma in altro posto, mi rende una cifra sostanzialmente diversa, con buona pace di tutti).

E il vitalizio, come viene definito? È un contratto che rende una persona beneficiaria di una rendita per tutta la vita.

Ricapitoliamo: pensione, rendita e vitalizio hanno una stessa finalità ma non una stessa genesi, nel senso che la finalità è quella di gratificare una persona di una cifra mensile, ma la genesi è diversa. Basti pensare che per ottenere la pensione bisogna aver lavorato o comunque, nel caso di quella che viene definita come pensione sociale, bisogna aver raggiunto una determinata età; per disporre di una rendita basta avere ereditato un bene; il vitalizio invece potrebbe essere collocato al centro tra rendita e pensione.

Tralasciando coloro che riescono a vivere di rendita (beati loro), oggi si verifica che ci sono pensionati che percepiscono  un assegno mensile consistente anche in virtù di una contribuzione, durante il periodo lavorativo, abbastanza cospicua e di contro ci sono tanti, o forse troppi, cittadini che percepiscono assegni da fame o non percepiscono proprio niente, e di contro ci sono tanti, ma tanti, che vivono di vitalizi (si vitalizi e non vitalizio) elargiti e contrattualizzati con leggerezza, tanto per usare un eufemismo.

Ma può essere considerato democratico un Paese nel quale si verifica che un cittadino quarantenne, per il solo fatto di essere stato impegnato per quattro anni in un consiglio regionale, percepisca un vitalizio di migliaia di €uro (ma l’aspettativa di vita per questi signori si è abbassata o, come  per tutti gli altri, è aumentata?) e di contro tanti altri devono contentarsi di pochi €uro?

Sandro Pertini, indimenticato ed amatissimo Presidente della Repubblica di qualche anno fa, in una intervista diventata poi celebre dichiarò testualmente “Per me libertà e giustizia sociale, che poi sono le mete del socialismo, costituiscono un binomio inscindibile: non vi può essere vera libertà senza la giustizia sociale, come non vi può essere vera giustizia sociale senza libertà.”

Questi principi fondanti, oggi sono presenti?

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