Classica e jazz, doppio appuntamento al Ravello Festival giovedì 13 e venerdì 14.

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Dave-Holland-Kenny-Barron-1 (1)Sul filone del grande jazz, il Ravello Festival, che quest’anno è dedicato al tema dell’“InCanto”, ha in programma per i suoi ospiti il concerto di un duo strepitoso e di alta classe: Kenny Barron e Dave Holland. I due protagonisti della scena jazz contemporanea, infatti, si esibiranno giovedì 13 agosto (Belvedere di Villa Rufolo – ore 21.30 – posto unico 35 euro) inThe Art of Conversation”, dando vita ad un affascinante dialogo tra il pianoforte di Barron e il contrabbasso di Holland.

Forti di un affiatamento importante e di spiccate personalità, Barron e Holland rendono i loro incontri una continua scoperta per il pubblico, che si troverà ad assistere ad una conversazione musicale intima e allo stesso tempo ricca di sorprendenti guizzi di improvvisazione.

Entrambi sono considerati parte della storia del jazz degli ultimi 50 anni, per averne saputo rinnovare il linguaggio attraverso le contaminazioni. Da sempre attivi sulla scena, Kenny Barron vanta molteplici collaborazioni, tra cui quelle con Roy Haynes, Charlie Haden, Regina Carter, mentre Dave Holland, lavora da giovanissimo alla corte di Miles Davis, per poi intraprendere un suo percorso che lo porta a lavorare con Chick Corea, Anthony Braxton e Barry Altschul (quartetto Circle) ma anche con Herbie Hancock, Pat Metheny, Betty Carter, Roy Haynes e Jack DeJohnette.

Mercoledì 12 agosto, intanto, il Ravello Festival aprirà ancora una volta i suoi spazi alla musica classica ospitando un altro sodalizio eccellente, quello tra il celebre violoncellista Enrico Dindo e la pianista Monica Cattarossi (Villa Rufolo – ore 21.30 – posto unico 30 euro), che hanno trovato nella comune passione per la musica da camera il modo per esprimere al meglio il proprio talento. 

Il programma della serata sarà dedicato alle musiche di tre grandi compositori, il duo infatti porterà in scena i Drei Fantasiestücke (Tre pezzi fantastici), Op.73 e i Fünf Stücke in Volkston (Cinque pezzi in stile popolare), Op.102 di Robert Schumann, la Sonata No.1 in re minore per violoncello e pianoforte, L 144 di Claude Debussy e la Sonata in re minore per violoncello e pianoforte H.125 di Frank Bridge. www.ravellofestival.com. Info e biglietteria 089 858422

 

Mercoledì 12 agosto
Villa Rufolo, ore 21.30

Enrico Dindovioloncello
Monica Cattarossipianoforte
Musiche di Schumann, Debussy, Bridge
Posto unico € 30

PROGRAMMA

Robert Schumann (1810-1856)

Adagio e Allegro, op.70

Drei Fantasiestücke (3 pezzi fantastici), op.73
Zart und mit Ausdruck (Delicato con Espressione)| Lebhaft, leicht (Animato, Leggero) | Rasch und mit Feuer (Rapido e con fuoco)

Fünf Stücke in Volkston (5 pezzi in stile popolare), op.102
Mit humor (Vanitas vanitatum: con umore)| Langsam (Lento)| Nicht schnell, mit viel Ton zu spielen (Non svelto, con untono recitante)| Nicht zu rasch (Non troppo svelto)|
Stark and markirt (Vigoroso e marcato)

***

Claude Debussy (1862-1918) 
Sonata n.1 in Re minore per violoncello e pianoforte, L 144 
Prologue: Lent, sostenuto e molto risoluto | Sérénade: Modérément animé |
Finale: Animé. Léger et nerveux

Frank Bridge (1879-1941) 
Sonata in Re minore per violoncello e pianoforte, H.125 
Allegro ben moderato | Adagio ma non troppo. Molto allegro agitato

 

Giovedì 13 agosto

Belvedere di Villa Rufolo, ore 21.30
The Art of Conversation
Kenny Barronpianoforte
Dave Hollandcontrabbasso
Posto unico € 35


Monica Cattarossi
, nata a Treviso e diplomatasi presso il Conservatorio “B. Marcello” di Venezia, si è dedicata con particolare passione alla musica da camera. Ha studiato con il M° Jacques Rouvier, il M° Konstantin Bogino ed il M° Andrea Lucchesini; ha completato il biennio di specializzazione sotto la guida del M° Alberto Baldrighi, laureandosi con il massimo dei voti e la menzione d’onore e ha concluso gli studi universitari laureandosi col massimo dei voti e la lode in Musicologia, presso l’Università di Cremona. Oltre a suonare come solista con varie orchestre in Europa, è regolarmente invitata in prestigiosi Festivals, tra cui Montepellier, Kuhmo, Ohrid, Kronberg, Città delle Nazioni; da anni è presente nelle stagioni di associazioni concertistiche come la Società dei Concerti di Milano, l’Unione Musicale di Torino, gli Amici della Musica di Firenze e ha suonato presso la Carnegie Hall di New York, Kuhmo e Arts Center Hall di Seoul, Hercules Saal di Monaco, Kitara Hall di Sapporo, Salle Cortot a Parigi, Teatro Itaim a Sao Paolo. È partner del violoncellista Enrico Dindo e affianca all’attività concertistica un’intensa attività di pianista accompagnatore presso il Conservatorio della Svizzera italiana a Lugano, l’Accademia “W. Stauffer” di Cremona, il Mozarteum di Salisburgo. Attualmente è docente di Musica da Camera presso il Conservatorio “G.F. Ghedini” di Cuneo.

Enrico Dindo nasce da una famiglia di musicisti, inizia a sei anni lo studio del violoncello diplomandosi presso il Conservatorio “G. Verdi” di Torino. Nel 1997 conquista il Primo Premio al Concorso “ROSTROPOVICH” di Parigi, da quel momento inizia un’attività da solista che lo porta ad esibirsi in moltissimi paesi, con orchestre prestigiose come la BBC Philharmonic Orchestra, la Rotterdam Philharmonic Orchestra, l’Orchestre Nationale de France, l’Orchestre du Capitole de Toulouse, la Filarmonica della Scala, l’Orchestra Sinfonica Nazionale della Rai, l’Orchestra dell’Accademia di Santa Cecilia, la Filarmonica di San Pietroburgo, l’Orchestra Sinfonica di Stato di Sao Paulo, la Tokyo Symphony Orchestra, la Toronto Symphony Orchestra e la Chicago Symphony Orchestra ed al fianco di importanti direttori tra i quali Riccardo Chailly, Aldo Ceccato, Gianandrea Noseda, Myung-Whun Chung, Paavo Järvj, Valery Gergev, Riccardo Muti e lo stesso Mstislav Rostropovich. È ospite in numerosi festivals prestigiosi e sale da concerto di tutto il mondo, tra i quali Londra (Wigmore Hall), Parigi, Evian, Montpellier, Santiago de Compostela; ha partecipato allo Spring Festival di Budapest, alle Settimane Musicali di Stresa, al Festival delle Notti Bianche di San Pietroburgo. Ospite regolare dell’Orchestra del’Accademia di Santa Cecilia, nel 2010 e nel 2013 è stato in tournée con la Leipziger Gewandhaus Orchester, diretta da Riccardo Chailly con concerti a Lipsia, Parigi, Londra e Vienna, ottenendo un notevole successo personale. Tra gli impegni più recenti ricordiamo: Copenhagen con la Danish National Orchestra, Tel Aviv con  la Israel Symphony, Zagabria e Roma con l’Orchestra di Santa Cecilia. Tra gli autori che hanno creato musiche a lui dedicate, Giulio Castagnoli,  Carlo Boccadoro Carlo Galante e Roberto Molinelli Direttore stabile dell’Orchestra da camera “I Solisti di Pavia”, ensemble da lui creato, insegna presso il Conservatorio della Svizzera Italiana di Lugano, presso la Pavia Cello Academy ed ai corsi estivi dell’Accademia T. Varga di Sion. Nel 2012 è stato nominato Accademico di Santa Cecilia. Nel 2014 è stato nominato direttore musicale e principale dell’Orchestra Sinfonica della Radio di Zagabria. Enrico Dindo incide per la DECCA, per la quale è uscita nel 2011 l’integrale delle Suites di Bach che hanno riscosso un notevole successo di critica. Nel 2012 la Chandos ha pubblicato i concerti di Shostakovich, incisi con la Danish National Orchestra, diretta da Gianandrea Noseda, riscuotendo un immediato consenso della critica internazionale. Enrico Dindo suona un violoncello Pietro Giacomo Rogeri (ex Piatti) del 1717 affidatogli dalla Fondazione Pro Canale.

Kenny Barron, pianista, compositore e arrangiatore, iniziò a suonare a livello professionale quando era ancora ragazzo, nell’orchestra di Mel Melvin. A soli sedici anni si trovò ad accompagnare John Coltrane, prima di collaborare con i fratelli Percy e Jimmy Heath, Lee Morgan e Philly Joe Jones. Nel 1960 entrò nel gruppo di Yuseef Lateef e l’anno successivo accompagnò il veterano sassofonista James Moody a New York, dove nel frattempo si era trasferito. Moody lo raccomandò a Dizzy Gillespie (in cerca di un nuovo pianista per sostituire Lalo Schifrin), che lo assunse senza nemmeno averlo ascoltato suonare. Nella band di Dizzy Gillespie, in cui rimase cinque anni, Barron sviluppò un particolare interesse per i ritmi latini e caraibici. Fra gli anni ’60 e ’70, Kenny Barron fu il pianista delle formazioni di Stanley Turrentine, Freddie Hubbard, Jimmy Owens e Milt Jackson. Alla fine degli anni ’70, dopo essere tornato a suonare con James Moody, entrò nei gruppi di Buddy Rich e di Ron Carter, quindi formò il gruppo degli Sphere, nati come tributo a Thelonious Monk. Intanto, spinto da Yuseef Lateef, terminò la laurea in musica all’Empire State College. Gli anni ’80 per Barron sono stati segnati dalla felice collaborazione con il sassofonista Stan Getz, dai tour con il suo quartetto e le numerose incisioni. Negli ultimi anni si sono moltiplicate ulteriormente le collaborazioni, come quelle con Roy Haynes, Charlie Haden, Regina Carter. A partire dal 1992, è stato nominato ripetute volte ai Grammy Awards e per l’American Jazz Hall of Fame. Inoltre, Barron vince costantemente i sondaggi indetti da riviste specializzate come Downbeat, Jazz Times e Jazziz. Kenny Barron ha all’attivo anche una lunga carriera di insegnante (presso la Rutgers University nel New Jersey e la Manhattan School of Music). Tratti distintivi del suo linguaggio pianistico, di derivazione boppistica eppure estremamente personale, sono un fraseggio incisivo e brillante, ma anche una cura quasi maniacale della sonorità. Il suo stile è una sintesi particolarmente felice tra gli insegnamenti di Tommy Flanagan, da sempre riconosciuto maestro, e dell’approccio modale di McCoy Tyner fatto di voicing percussivamente ripetuti. 

Dave Holland ha un percorso  esemplare nel jazz moderno: chiamato giovanissimo da Miles Davis, che lo aveva ascoltato al famoso club Ronnie’s Scott di Londra, lo incontriamo in documenti storici formidabili, legati alla svolta elettrica del trombettista. La coraggiosa decisione di allontanarsi dalla corte di Davis per intraprendere strade proprie lo vede impegnato in numerosi contesti, anche con i musicisti che dall’esperienza di Miles avevano ricevuto una spinta per successive, audaci avventure. All’inizio degli anni Settanta, fu importante l’episodio del quartetto Circle, con Chick Corea, Anthony Braxton e Barry Altschul, che attuò un’ interessante commistione di sperimentalismo e forza comunicativa. Nel 1972 venne la prima registrazione come titolare, “Conference of the Birds”, con Braxton e Sam Rivers ai sassofoni: un album che ancora oggi mantiene una formidabile freschezza. Pur continuando le sue collaborazioni ad alto profilo, che lo hanno visto spesso al fianco di Herbie Hancock, Pat Metheny, Betty Carter, Roy Haynes e Jack DeJohnette, Holland disegna da almeno trent’anni una propria coerente mappa artistica, coniugando un elegante classicismo a soluzioni avanzate, fino ad assumere le forme di un quintetto che ha raggiunto vertici esemplari per coesione, originalità e potenza espressiva.

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