La sanità campana è in crisi profonda ma non irreversibile, si facciano subito i concorsi. Gazzetta di Salerno intervista il Presidente dell'Ordine dei Medici di Salerno Bruno Ravera.

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Il Presidente dell'Ordine dei Medici di Salerno, Dott. Bruno Ravera

brunoraveraLa sanità è stato uno dei temi caldi che hanno animato la recente campagna elettorale per le Regionali, l’Ospedale Ruggi di Salerno è nell’occhio del ciclone sia per la probabile riduzione dei posti letto dovuti alla carenza di personale, sia per le inchieste giudiziarie che coinvolgono anche direttori di dipartimento.

Gazzetta di Salerno ha quindi voluto fare il punto della situazione sull’organizzazione della sanità regionale e salernitana in particolare insieme al Prof. Bruno Ravera, Presidente dell’Ordine dei Medici e degli Odontoiatri della Provincia di Salerno.

Presidente Ravera, dal suo osservatorio di Presidente dell’Ordine dei Medici di Salerno come giudica il sistema sanitario in Campania?

Applicando la metodologia che mi è propria, quella medica, occorre partire dall’anamnesi, quindi procedere ad un esame obiettivo, ascoltando anche il paziente, e di qui valutarne lo stato di salute. Ad un esame obiettivo la sanità campana attraversa uno stato di profonda crisi. Il sistema sanitario regionale è appena reduce da un quinquennio di regime commissariale operante dagli ultimi anni della Giunta Bassolino imposto dal governo centrale per ripianare il deficit che ammontava a oltre 800 milioni di euro. Era il cosiddetto piano di rientro,  cioè una intesa tra la Regione e il Governo centrale per il recupero dell’equilibrio finanziario e per eliminare le determinanti strutturali del disavanzo. Il rientro dal deficit è avvenuto da una parte con la drastica riduzione delle spese, che ha portato al blocco del turnover del personale sanitario ed anche alla chiusura di alcuni presidi ospedalieri non ritenuti essenziali, dall’altra con un aumento delle entrate, in particolare con gli aumenti delle addizionali IRPEF ed IRAP, del ticket e del bollo auto, che hanno portato la Regione Campania ad essere la seconda regione con la tassazione più alta in Italia, seconda solo al Lazio.

La giunta Caldoro ha così applicato in parte il decreto 49 elaborato dal Prof. Zuccatelli (allora subcommissario alla Sanità) e approvato nel settembre 2010, che disponeva una riorganizzazione dei presidi ospedalieri che ha comportato la chiusura di alcuni ospedali, anche in Provincia di Salerno, riorganizzazione rimasta in gran parte inattuata, come ad esempio nel caso della riorganizzazione funzionale degli ospedali di Battipaglia, Eboli ed Oliveto Citra che avrebbero poi dovuto confluire nell’Ospedale della Valle del Sele, progetto che è rimasto solo sulla carta.

La conseguenza più immediata prodotta in questo quinquennio di gestione commissariale è dunque il blocco del turnover: ad oggi in Campania abbiamo 14.000 addetti tra personale sanitario medico, infermieristico, ausiliare o amministrativo che sono usciti dal sistema (per pensionamento o decesso) e che non sono stati rimpiazzati. Come si è andati avanti? Ricorrendo a due istituti: innanzitutto con il ricorso eccessivo al lavoro straordinario, che ha superato tutti i tetti possibili previsti dai contratti, e poi con la ALPI (libera attività professionale intra moenia), un istituto che permette ad un cittadino di ricevere una visita privata in ospedale, fuori dall’orario di servizio, a tariffe agevolate rispetto a quella di mercato. Il ricorso ovviamente a questo istituto ha comportato che molti medici siano stati “comandati” a coprire dei turni che sulla carta erano considerati come ALPI, ma in realtà erano dei veri e propri turni di guardia, andando quindi a distorcere l’uso di questo istituto. In queste condizioni la sanità campana ha potuto andare avanti, più male che bene, ma è comunque andata avanti. Il ricorso smodato all’ALPI e al lavoro straordinario ha comportato un notevole esborso di denaro pubblico.

Allora la domanda da porre, non al governo regionale ma a quello nazionale, è: perché le risorse utilizzate non sono state impiegate, almeno in parte, per indire i concorsi ed assumere nuovo personale? La riposta del Ministero è stata: perché con nuove assunzioni ci si sarebbe dovuti far carico anche dei contributi previdenziali e quindi si sarebbe deviato dall’obiettivo del pareggio di bilancio. Lascio a lei ed ai lettori ogni giudizio. Mi permetto tuttavia di fare una breve considerazione: la Corte Costituzionale nelle scorse settimane ha dichiarato illegittimi due provvedimenti del Governo, la Legge Fornero sull’adeguamento delle pensioni ed il blocco delle contrattazioni per il pubblico impiego.

Nel primo caso il Governo dovrà anche risarcire i pensionati, nel secondo no, ma resta il principio.

Gli Ordini dei Medici della Campania (su iniziativa dell’Ordine di Salerno) nei mesi scorsi avevano invitato l’allora Governatore Caldoro a sollevare la questione di legittimità costituzionale sul blocco del turnover, perché essendo la salute non un bisogno ma un diritto costituzionalmente garantito, qualsiasi atto che metta in crisi questo diritto è da considerarsi illegittimo. Sono sicuro che la Consulta avrebbe deciso in questo senso. Auspico dunque che la sentenza della Corte Costituzionale sul pubblico impiego possa essere estesa anche ai lavoratori del comparto sanitario, facendo anche presente che dal 2004 ad oggi le retribuzioni del personale ospedaliero sono finanche diminuite di alcuni punti percentuali, cosa che non è concepibile.

Di fronte a questo quadro cosa si può fare? Purtroppo non molto: in alcune strutture ospedaliere si è anche assistito alla riduzione dei posti letto nel periodo estivo, perché il personale ha anche diritto a godere del periodo di ferie. Ora abbiamo la possibilità di sbloccare fino al 30% del fabbisogno, che sarebbe almeno una boccata d’ossigeno, quindi è necessario attivarsi al più presto per procedere ai concorsi, tenendo anche presente che in Campania c’è un altro problema che si sovrappone, che è quello dei precari, che giustamente chiedono di essere finalmente stabilizzati. Dunque la situazione della sanità in Campania è sì grave ma non irrisolvibile, serviranno tempo e programmazione, ma nell’immediato è probabile che ci saranno difficoltà soprattutto in quelle zone dove per la stagione turistica la domanda di prestazioni sanitarie aumenta, penso al Cilento, a Sapri ed a Castiglione (Ravello), nonostante siano state prese delle misure per fronteggiare le emergenze.

ospedaleIn queste settimane l’Ospedale Ruggi è sotto l’occhio mediatico per via delle inchieste giudiziarie che coinvolgono anche professionisti, come si pone l’Ordine?

Attendiamo la conclusione dell’indagine da parte della magistratura, perché, nei paesi civili, i processi si fanno nelle aule di tribunale, dopodiché prenderemo i provvedimenti del caso, anche in base alla nostra indagine che stiamo già svolgendo. L’Ordine non anticipa sentenze, prende atto di quello che emerge, ma nel caso che le ipotesi di reato venissero confermate non può che esprimere il suo sconcerto e la piena riprovazione.

 

 

Lei ha più volte affermato che il sistema sanitario italiano ha la lacuna di non aver puntato sul ciclo della medicina primaria andando quindi a congestionare le strutture di pronto soccorso.

Abbiamo da tempo insistito perché fossero create delle “zone filtro”, ossia delle strutture che da un lato decongestionassero le unità di pronto soccorso da tutti i casi in cui si ricorre all’ospedale in modo inappropriato in mancanza del medico di famiglia, dall’altro permettessero ai pazienti possano essere messi in condizione di “dimissione protetta”, cioè affidati a centri intermedi specialistici che portino a conclusione l’iter terapeutico. La Regione Campania con il Decreto 16 ha previsto l’istituzione delle AFT (Aggregazioni Funzionali Territoriali) e le UCCP (Unità Cure Complesse Primarie), che dovrebbero col tempo avere proprio questo obiettivo, cioè garantire l’assistenza al cittadino in situazione non di emergenza nel modo più appropriato ed intercettare così la maggior parte dei “codici bianchi” e “codici verdi”.

Sta per entrare nell’esercizio delle sue funzioni la Giunta del neo governatore De Luca, quali sono i primi interventi da fare sul versante della sanità?

Una volta raggiunto l’equilibrio di bilancio, bisogna innanzitutto ridurre le conseguenze del blocco del turnover, fare in modo che i cittadini campani dopo l’estate non siano privi dell’assistenza sanitaria per l’esaurimento del budget, ed infine accelerare l’implementazione di questi centri intermedi di medicina primaria, che è di fondamentale importanza per l’equilibrio del sistema sanitario.

Gli Ordini Professionali svolgono una importante funzione per ciò che riguarda la formazione e la deontologia professionale, come si muove l’Ordine dei Medici di Salerno?

L’Ordine dei Medici di Salerno per tradizione svolge una intensissima attività di formazione, secondo il sistema ECM (Educazione Continua in Medicina); abbiamo organizzato lo scorso anno circa 40 eventi formativi e siamo anche per quest’anno in media. Per ciò che attiene la deontologia è stato adottato il nuovo Codice Deontologico del 2014 che sostituisce quello del 2006. Tra le novità importanti di questo codice vi è da notare che innanzitutto si parla di persone e non più di pazienti, è poi stata ribadita e resa più stringente la parte relativa al consenso informato, ossia della preventiva informazione alla persona di tutto quello cui sarà sottoposta, come diagnosi e terapia, è stata approfondita la parte riguardante l’accanimento terapeutico, in cui viene prescritto ai medici che nei casi in cui la medicina ha esaurito le sue risorse di limitarsi a ridurre le sofferenze del paziente ricorrendo alle cure palliative; è stato inoltre ribadito il no a qualsiasi forma di eutanasia (anche se non viene più chiamata così perché si parla di pratiche dirette a provocare la morte del paziente); ed infine è stato prescritto ai medici militari che ci si deve attenere al codice deontologico, prima ancora che agli ordini dei superiori. Un altro punto di novità riguarda la medicina estetica, che viene ritenuta un diritto del cittadino. Su questo punto faccio però notare che l’abuso di tatuaggi e piercing, eseguiti da persone non competenti ed in strutture dove non vengono rispettati i minimi requisiti igienico-sanitari, è una delle principali cause dell’aumento dei casi di epatite C, quindi l’invito ai cittadini di fare attenzione.

Una riflessione su quello che è successo qualche giorno fa a Boscotrecase (all’Ospedale Sant’Anna un paziente con un femore fratturato è stato operato alla gamba sbagliata)?

Mi cadono letteralmente le braccia, sono eventi assurdi che non dovrebbero mai capitare.

Qual è il rapporto tra l’Ordine e l’Università?

Un rapporto improntato alla massima collaborazione e al massimo rispetto delle reciproche autonomie, e con l’obiettivo comune di massimizzare le performance dell’Azienda Ospedaliera Universitaria. Non è vero che ci sia una guerra tra Università ed Ospedale, anche se c’è sicuramente qualche incomprensione di troppo e qualche difficoltà. Un altro problema che la nuova Giunta Regionale dovrà affrontare sarà quello relativo alla carenza di spazi nella struttura ospedaliera Ruggi. Era prevista e parzialmente finanziata la realizzazione di una nuova struttura che ovviasse a queste carenze. Aggiungiamo poi che il TAR ha ammesso a frequentare i corsi altri 300 studenti oltre ai 200 previsti dal piano nazionale, rendendo pressoché impossibile una adeguata formazione, soprattutto nel corso del triennio clinico, con ripercussioni sulla qualità della formazione e sulla valutazione della laurea in sede europea. Credo che la nuova Giunta Regionale dovrà assolutamente porsi il problema, perché contrariamente a quel che si pensa anche sulla stampa in questo modo vengono lesi i diritti degli studenti che pretendono giustamente di ricevere una formazione adeguata agli standard europei (mi lasci dire che c’è da essere esterrefatti nel vedere che si continua a ragionare in una logica localistica quando ormai i riferimenti sono europei) .

Cosa direbbe ad un giovane neolaureato che si accinge ad intraprendere la professione medica?

Proprio come Ordine di Salerno abbiamo organizzato lo scorso 6 giugno un convegno sui problemi dei giovani medici, al quale sono intervenuti il Prof. Cavicchi dell’Università di Roma Tor Vergata, il Professor Lenzi che è il Presidente del CUN (Consiglio Universitario Nazionale) e la D.ssa Ugenti che è la Direttrice Generale del Settore Risorse Umane del Ministero della salute. Il titolo di questo convegno era “La professione medica: una corsa ad ostacoli”.

Un giovane neolaureato in medicina se vuole entrare nella medicina di base deve frequentare un corso triennale finanziato dall’Ue che prevede circa 100 posti per la Regione Campania (1.000 in tutta Italia), e se non ha la specializzazione non può entrare in ospedale, ma i posti delle specializzazioni sono contingentati, (arriviamo a 6.000 in tutta Italia). La conseguenza è che ogni anno ci sono alcune migliaia di giovani neolaureati che rimangono nel limbo (circa 10.000 per 6.500 borse di studio) e non possono completare l’iter formativo. I concorsi di ammissione poi si svolgono in tutta Italia, quindi abbiamo tanti giovani medici laureati anche qui a Salerno che vanno a completare il loro iter formativo e quindi ad esercitare la professione in altre Regioni se non all’estero. I capitali possono essere fatti rientrare, per i cervelli è molto più difficile. E’ necessaria anche qui una riorganizzazione.

a4bcc364-1f1b-11e5-87fe-af724670cab1Come viene percepita la figura del medico dai cittadini? Come giudica l’iniziativa dei suoi colleghi dell’Ordine di Napoli che hanno indossato le pettorine simili ai giubbotti antiproiettile per protestare contro le aggressioni subite?

Per ciò che riguarda i medici di base registro una sostanziale soddisfazione. Abbiamo indagini fatte da istituti demoscopici neutrali che testimoniano il grado di questa soddisfazione.

Per ciò che riguarda i medici ospedalieri il problema è più complesso. Posso dire con la massima obiettività che la valutazione dell’operato dei medici ospedalieri è largamente positiva. Anche in Italia abbiamo il problema della malasanità, enfatizzato devo dire a dismisura anche dai media, che credo dovrebbero preoccuparsi di ascoltare anche il medico coinvolto, onde fornire un’informazione completa, e questo non avviene quasi mai.

Nel 98% dei casi (le statistiche sono ufficiali) il medico viene poi assolto perché il fatto non sussiste o per non averlo commesso, ma sui media la notizia o non viene data o viene data con risalto minimo rispetto alla notizia iniziale, che è quella che rimane nella memoria del cittadino.

Credo che ci sia una impostazione se vogliamo culturale da cambiare, bisogna mettersi in testa che in ospedale purtroppo si può anche morire. I cittadini hanno diritto ad avere la migliore assistenza possibile ma non hanno il diritto a guarire, perché questa è una pretesa di risultato positivo che è impossibile perché non prevedibile. La complicanza è in agguato anche nell’intervento più banale, e anche quando è stato eseguito nel più assoluto rispetto della regola d’arte. Certamente, se la complicanza è frutto di negligenza o imprudenza siamo in presenza di colpa grave, se si tratta invece di imperizia siamo in presenza di colpa lieve e quindi non perseguibile se il medico ha seguito le linee guida della comunità scientifica internazionale come da ripetute sentenze della Cassazione.

Fatte queste premesse, su 100 casi di malasanità solo 2 o 3 circa rimangono in piedi, ma la percezione che si ha del medico ospedaliero è purtroppo inficiata dal risalto mediatico che si da a questi rari casi. Di qui poi possono scatenarsi comportamenti aggressivi contro i medici come ad esempio verso i medici dell’ospedale Cardarelli di Napoli ai quali va naturalmente tutta la solidarietà mia personale e di tutti i medici dell’Ordine di Salerno.

Noi medici salernitani non abbiamo indossato la pettorina analogamente ai colleghi napoletani perché abbiamo fiducia nei cittadini salernitani e siamo sicuri che non assisteremo mai a degenerazioni simili, ma naturalmente condanniamo con fermezza ogni episodio di aggressione ai medici ed al personale ospedaliero, ed anzi ci aspettiamo che l’Autorità Giudiziaria intervenga con la massima severità perché chi aggredisce un medico o un infermiere commette un reato. Il medico ospedaliero è un pubblico ufficiale nell’esercizio delle sue funzioni.

Il medico, così come il magistrato, deve poter operare nella massima serenità e quindi non può essere esposto a comportamenti violenti e chi li compie anche nella comprensibile emotività di situazioni difficili è un delinquente (cioè colui che delinque) e come tale va punito secondo la legge.

PIETRO PIZZOLLA

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