Giubbe Rosse 15 novembre

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C’è rabbia sociale in Italia. E ci sono due modi per raccontarla. La prima è quella dei Media tradizionali. Che arrivano, cioè, sempre dopo con poca cronaca anche se seria e molte analisi. Poi ci sono i “nuovi mezzi” che documentano anche drammaticamente in tempo reale. Ieri in Italia si è scesi in piazza in centinaia di migliaia. C’è un nuovo “autunno caldo” che non vede più  – come allora – studenti e operai uniti nella lotta. Allora c’erano studenti con speranze e operai rivendicare emancipazione e diritti. Oggi i giovani non hanno speranza e gli operai, semplicemente, non ci sono più. C’è un mix di rabbia e straniamento. Ansia senza ansiolitici. Studenti e proletari senza Sinistra. Alle Giubbe Rosse fa una pena enorme, ripeto, enorme vedere dimostranti picchiare poliziotti e poliziotti picchiare chi c’è in piazza. Solidarizzare con la Polizia è sacrosanto. Solidarizzare con chi manifesta è giusto se giuste le ragioni E giuste sono! I violenti, però, vanno emarginati…. e basta! Cosa buona, comunque, è non solidarizzare con chi fa del disagio sociale solo un problema di ordine pubblico. Questo governo, per esempio, e i politicanti che – mentre altrove si è fra botte e fumogeni – pensano alla legge elettorale. Loro sono “stranieri” alle Giubbe Rosse. Coloro che sono in piazza – tutti tranne i violenti – sono la  loro “patria”.

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