Una villa in città. Per una storia del complesso Lanzara del Balzo in Sarno.

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Nell’ambito delle manifestazioni per il ventennale di attività del MuDiF, giovedì 28 novembre 2019 alle 16.30 verrà presentato il volume di Antonio Milone e Rosario Petrosino, Una villa in città. Per una storia del complesso Lanzara-del Balzo in Sarno (labirinto edizioni, Sarno). L’incontro si terrà nei locali dell’ex-dépendance di Villa Lanzara-del Balzo, recentemente restaurata e adibita a caffè letterario (in Via Giuseppe Lanzara, 31).

Dopo i saluti istituzionali del sindaco di Sarno, Giuseppe Canfora, del vicesindaco, Roberto Robustelli, e del presidente de Il Didrammo, Vincenzo Petrosino, il testo verrà illustrato dalla storica dell’arte Rosa Carafa, funzionario della Soprintendenza ABAP di Salerno, e dallo storico Giuseppe Palmisciano, docente presso la Pontificia facoltà teologica di Napoli, moderati dalla giornalista de «Il Mattino» Rossella Liguori. Le conclusioni saranno a cura dell’assessore alla cultura del comune di Sarno, Vincenzo Salerno.

Il volume ripercorre le vicende della famiglia Lanzara, insediatasi a Sarno nel primo Ottocento e del suo principale esponente, Giuseppe Lanzara (1836-1907), deputato e membro di governo nei primi decenni post-unitari. L’eredità maggiore che il politico ha lasciato alla città è proprio la villa, costruita a partire dal 1896 con l’aiuto del fratello Edoardo, ingegnere e architetto, che erediterà il complesso lasciandolo alla figlia Ida che sposerà Gioacchino del Balzo, i cui eredi venderanno al comune l’edificio con il parco secolare, orgoglio del senatore Lanzara, provetto cultore di piante e giardini.

Il testo si è avvalso della documentazione inedita sulla famiglia, conservata presso l’archivio storico comunale di Sarno, ed è corredato da numerose immagini d’epoca, molte della quali inedite, che illustrano l’architettura, il paesaggio, le opere d’arte e tranches-de-vie di quanti hanno vissuto nel palazzo tra Otto e Novecento, prima dei danni della seconda guerra mondiale e dell’abbandono dei decenni successivi. Gli autori hanno cercato di far rivivere quella dimora e i suoi spazi all’aperto nei quali il committente aveva voluto che si potessero ripercorrere modelli di vivere e abitare di un glorioso passato.

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