“IL RITRATTO: UNA STORIA” CRISTINA TAFURI E ARMANDO CERZOSIMO AL ROTARY CLUB SALERNO DUOMO

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La fotografia deve creare coscienza, lanciare messaggi, anche subliminali, far pensare: se una foto ci fa fermare un attimo a riflettere, ha raggiunto il suo obiettivo”. A riflettere sul verso senso della fotografia è stato il noto fotografo salernitano Armando Cerzosimo, artista dell’immagine, che insieme al critico d’arte Cristina Tafuri, è stato protagonista della conviviale rotariana organizzata al Grand Hotel Salerno dal presidente del Club Rotary Salerno Duomo, il dottor Michele Pellegrino, che ha voluto fortemente che si dialogasse sul tema “Il ritratto: una storia”. ” Un ritratto prende vita quando si prova a raccontare il suo passato” ha spiegato il Presidente Pellegrino. La professoressa Tafuri, docente di Storia dell’Arte presso il Liceo Artistico Sabatini – Menna, diretto dalla professoressa Ester Andreola, ha affermato che:” La fotografia è arte” e , attraverso l’analisi dettagliata   di alcune immagini di ritratti pittorici importanti, spiegato le analogie che ci sono tra un ritratto pittorico ed un ritratto fotografico:” Prima della fotografia c’era la pittura, che per buona parte era fatta di ritratti, come quelli del pittore veneziano Tiziano che faceva venir fuori la personalità, i sentimenti di chi ritraeva. Un bravo fotografo riesce a catturare l’anima, i pensieri di chi fotografa: Armando Cerzosimo, che è fotografo della bellezza, dell’introspezione, delle emozioni, fotografa persone, anime. Lui non scatta fotografie, le costruisce con la mente, con l’anima, stabilendo un rapporto, un contatto con la persona che fotografa”. La professoressa Tafuri ha spiegato che a volte una fotografia può fare molto di più di tante denunce di tanti scritti:” La fotografia ha il potere di documentare ciò che accade, di farci vedere cose che non vorremmo vedere, come la foto di quella bambina vietnamita,, che corre nuda urlando per il dolore al braccio ferito dal napalm”.

Attraverso alcune immagini Cerzosimo, socio rotariano, ha spiegato che il ritratto rappresenta una parte fondamentale della sua carriera e, richiamandosi al testo di Roland Barthes, “Camera Chiara” che” E’ stato la mia Bibbia”, ha anche spiegato la differenza tra “ studium” e “punctum”. Cerzosimo ha consigliato ai giovani che vogliono avvicinarsi al mondo della fotografia di studiare molto” E’ importante essere leali e rispettosi verso la fotografia che è una componente della nostra vita, un’arte che se fatta con amore e passione può dare delle belle soddisfazioni”. Oggi viviamo in un’era visual, dove tutti fotografano con i loro smartphone: ” Un fenomeno che non si può arginare, né si deve farlo, quello che vediamo sono immagini, proiezioni d’immagini che però non hanno una valenza qualitativa finale, anche se qualcuno come Warhol ha fatto arte con una Polaroid”. Cerzosimo ha proiettato alcuni suoi bellissimi ritratti fotografici di alcuni importanti personaggi: il Rabbino Capo, Roberto Di Segni, Ruggero Cappuccio, Maurizio De Giovanni, Ugo Nespolo, Enzo Sellerio, Gillo Dorfles, Franco Battiato, Raffaele La Capria, Luca Zingaretti, Alessandro Preziosi, Pietro Lista, Enzo Todaro, Maria Pia Corrado, Gaeun Kim, Gaetano Guerra e ricordato il grande successo ottenuto dalla sua mostra, visitata da oltre 30mila persone, “Il ritratto non vedente”, presso il Museo Archeologico Nazionale di Paestum, e la sua ultima mostra ” La conseguenza di un dilemma” organizzata dall’esperto d’arte Valerio Falcone presso il suo showroom al “Cilento Outlet Village”. Cerzosimo, ha due studi di fotografia: uno “Camera Chiara”, nel centro storico di Salerno, con una sala posa di 400 metri quadri, e uno a Bellizzi, di circa 300 metri quadri , dove i figli, Pietro e Nicola, a loro volta bravi fotografi, continuano la bellissima avventura del padre che ha raccontato di quando, da bambino, si fermava davanti al negozio di un fotografo, in Via Roma, a Salerno: Incantato, affascinato, ammiravo le macchine fotografiche esposte nella vetrina. Così ho iniziato il mio viaggio nel mondo della fotografia che è stata sempre complice della mia vita. Fotografia che è un mezzo sociale, che comunica, unisce, che non ha bisogno di essere tradotta perché è un linguaggio universale. Io attraverso la mia Nikon cerco due cose: la luce e la bellezza”. Ai due protagonisti è stata donata un’opera in ceramica realizzata dall’artista salernitano Nicola Pellegrino.

Aniello Palumbo

 

 

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