GIORGIO PERLASCA “UN EROE DEL BENE”RACCONTATO DAL FIGLIO FRANCO AI SOCI DEI CLUB ROTARY DEL TERRITORIO

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“Perché ricordare Giorgio Perlasca e i “Giusti tra le Nazioni” anche dopo oltre 70 anni? Lo spiegò mio padre in un’intervista fattagli dal giornalista Giovanni Minoli che fu uno dei primi a scoprire la storia di Giorgio Perlasca e a raccontarla. Mio padre disse: ” Io vorrei che i giovani si interessassero a questa storia unicamente per pensare a quello che è successo e a quello che potrebbe succedere, per saper opporsi eventualmente a violenze del genere, sia morali, sia fisiche”. A raccontare la storia di Giorgio Perlasca, noto per aver salvato 5200 ungheresi di religione ebraica durante il periodo nazista, è stato il figlio Franco Perlasca, Presidente della “Fondazione Giorgio Perlasca”, ospite della conviviale rotariana, a lui dedicata, organizzata nella grande sala del Centro Congressi del San Severino Park Hotel di Mercato San Severino, dai Presidenti dei Club Rotary Nocera Inferiore – Sarno e Rotary Club Salerno Nord dei Due Principati, presieduti rispettivamente dal professor Basilio Fimiani e dall’avvocato Fulvio Leo, in interclub con il Club Rotary Salerno Est, Rotary Scafati – Angri Real Valle, Rotary Vallo Della Lucania, Rotary Campagna, Rotary Sorrento, Rotary Napoli Sud Ovest, Rotary Valle Telesina, Rotary Caserta e Rotary Nola – Pomigliano D’Arco.

Franco Perlasca, ha raccontato di ver incontrato decine di sopravvissuti dopo la morte del padre :”Ci hanno raccontato la loro storia. Ricordo che alla fine del 2015, in Ungheria, fu presentato uno dei tanti libri scritti su mio padre, tradotto in ungherese. Mi invitarono alla presentazione fatta al Centro Culturale della grande Sinagoga di Budapest Tra i relatori c’era un professore di Storia, in pensione, che aveva insegnato all’Università di Budapest. Raccontò che nell‘autunno del 1944 era nella stessa sala nella quale si stava presentando il libro con altri venti ragazzi della sua età: tra i quattordici e i sedici anni. In quella zona della città, nel ghetto circondato da alte mura, erano rinchiusi circa novantamila ebrei che morivano di fame e di malattie: circa cinquecento al giorno. Il professore raccontò, in italiano, che arrivò nella sala un signore alto e magro che, spacciatosi per Console di Spagna a Budapest, consegnò a ognuno dei ragazzi i documenti nei quali era scritto che erano cittadini spagnoli. Quei documenti consentirono ai ragazzi di uscire dal ghetto e di superare anche i posti di blocco dei militari. Il signore alto e magro portò tutti i ragazzi in una casa sicura, protetta dalla bandiera spagnola, dove passarono le ultime settimane fino alla fine della guerra. Il signore, alto e magro che salvò quei ragazzi si chiamava Giorgio Perlasca. Per me fu un’ emozione molto forte ascoltare questo racconto”. Franco Perlasca ha conosciuto la storia di suo padre solo nel 1987 perché il padre per oltre 45 anni non aveva raccontato nulla:“ Ci ho messo almeno sette otto anni per metabolizzarla. Storia che cominciò a essere conosciuta prima all’estero: in Spagna, negli Stati Uniti, in Israele dove, sulle colline di Gerusalemme, mio padre andò a piantare l’albero dei Giusti. La sua storia fu conosciuta poi anche in Italia. Nel 1989 gli fu attribuito il riconoscimento di “Giusto tra le Nazioni”. Giusti per gli ebrei sono i non ebrei che salvarono vite durante la Shoah, a rischio della propria incolumità. A mio padre fu concessa anche la cittadinanza onoraria dello stato d’Israele. Nell’aprile del 1992 l’allora Presidente della Repubblica Francesco Cossiga gli concesse la medaglia d’oro al Valore Civile che però, per lungaggini burocratiche, mio padre non ricevette perché morì a Padova il 15 agosto del 1992, all’età di ottantadue anni. Solo alla fine di settembre dello stesso anno la Prefettura di Padova ci consegnò la medaglia. Quando morì rispettammo la sua volontà di essere sepolto nel cimitero di Maserà di Padova, per terra e con un unica scritta, quella di “Giusto tra le Nazioni” in ebraico ”.

Presenti alla serata Francesco Avallone, figlio di Raffele Avallone che prestava servizio presso la Questura di Fiume dove era uno stretto collaboratore di Giovanni Palatucci: ”Mio padre è stato infoibato appena finita la Seconda Guerra Mondiale. E’ stato ucciso quando io avevo solo quattro anni”; e Bruno Maione, nipote del Maresciallo Francesco Maione, stretto collaboratore di Giovanni Palatucci: ” Mio zio ha aiutato Palatucci a salvare migliaia di ebrei. La comunità ebraica gli ha intitolato una borsa di studio”.

Presenti anche il Segretario Distrettuale del Rotary, Renato Colucci, e l’Assistete del Governatore Francesco Dente che ha definito Giorgio Perlasca e Giovanni Palatucci: ”Due veri rotariani”. Il Presidente Fulvio Leo ha ricordato il coraggio di Perlasca e Palatucci: ” Per un’idea hanno sacrificato la loro vita a vantaggio degli altri”. Il Presidente Basilio Fimiani ha proposto ai Presidenti di tutti i Club rotariani di recuperare le memorie storiche della Seconda Guerra Mondiale: ” Per recuperare l’orgoglio di essere italiani”.

Aniello Palumbo

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