DAL 2050 CON UNA STAMPANTE 3D SARA’ POSSIBILE PRODURRE UN PEZZO DI OSSO O UN TENDINE . SE N’ E’ PARLATO ALL’UNIVERSITA’ DI SALERNO DURANTE IL CONVEGNO DELL’ISMULT.

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“Secondo le stime dell’OMS dal 2050, ma forse anche nel 2030, si potrà avere il primo organo stampato completamente con una stampante 3D modificata utilizzando le cellule del paziente al quale potrà essere impiantato”. Lo ha annunciato il professor Giovanni Vozzi, Associato in Bioingegneria al Centro di Ricerca “Piaggio” dell’Università di Pisa, durante il convegno scientifico intitolato: ”Ingegneria tissutale e muscoloscheletrica: verso nuove soluzioni” organizzato nell’Aula delle Lauree del Dipartimento di Medicina dell’Università di Salerno, dall’ISMuLT, l’Associazione Italiana di Muscoli, Legamenti e Tendini, fondata nel 2010 dal professor Nicola Maffulli, dal dottor Francesco Oliva e dal dottor Antonio Frizziero. Il professor Vozzi ha spiegato che utilizzando delle stampati 3D, modificate combinando cellule, biomateriali e sensori,   possono essere replicati vari tessuti ( cartilagini, condotti vascolari):” Sia per avere dei modelli in vitro, per studiare meglio le patologie e affinare le tecniche chirurgiche e farmaceutiche, sia per costruire, in futuro delle strutture, partendo da poche cellule dei pazienti, che potranno essere impiantate riducendo sia i costi per la sanità, sia i fenomeni di rigetto e anche i tempi di ospedalizzazione per il paziente. E’ possibile anche monitorare dall’esterno queste strutture impiantate per capire se la terapia sta funzionando. L’organo sul quale si sta focalizzando la ricerca è il rene. Anche in Italia si sta portando avanti questa ricerca. A Salerno, con il professor Nicola Maffulli e con il professor Ernesto Reverchon, stiamo lavorando ad un progetto di ricerca sulla rigenerazione dei legamenti”. Il convegno, è stato organizzato per la prima volta a Salerno dal comitato Scientifico composto dal professor Maffulli, dal dottor Paolo Remondelli e dalla dottoressa Giovanna Della Porta, Ricercatore del Dipartimento di Medicina dell’Università di Salerno, che ha spiegato gli obiettivi del workshop scientifico:” Partendo dalla scienza di base, promuoviamo le conoscenze, le nuove tecniche chirurgiche, le nuove applicazioni biotecnologiche nella cura delle Patologie del Muscolo-Legamenti-Tendini. Cerchiamo di comprendere dove è arrivata la scienza di base e cosa si può fare per farla arrivare alla pratica ospedaliera”.

Il professor Nicola Maffulli, Ordinario di Clinica Ortopedica del Dipartimento di Medicina dell’Università di Salerno; Primario della Divisione di Clinica Ortopedica dell’Azienda Ospedaliera , ha spiegato che le scienze di base, nell’ambito dei tessuti muscolo scheletrici, stanno vivendo un momento importante:” Salerno è protagonista grazie a tutto ciò che si sta facendo anche con il “ Progetto Femore Attesa Zero”. In futuro sarà possibile trasportare nella pratica clinica di tutti i giorni tutto ciò che facciamo nell’ambito delle scienze di base”. Il professor Maffulli che nel suo intervento ha spiegato che alcune persone hanno ereditato un patrimonio genetico che li predispone a sviluppare traumi da sport:” E’ importante conoscere queste notizie dei pazienti per organizzare la loro riabilitazione”, sta lavorando anche per internazionalizzare l’Università di Salerno: ” Con il professor Nicholas Forsyth, della Keele University del Regno Unito, stiamo collaborando da anni. Nel futuro auspichiamo che ci siano degli scambi effettivamente produttivi”. Il Rettore, Aurelio Tommasetti , ha sottolineato l’importanza della multidisciplinarietà :” Il professor Maffulli applica delle teorie che nascono da una fruttuosa collaborazione con il Dipartimento di Ingegneria Industriale e Ingegneria Informatica. Questo rappresenta un modello da seguire anche in altre aree dell’Ateneo”.

Il dottor Mario Capunzo, Direttore del Dipartimento di Medicina dell’Università di Salerno, che ha ricordato gli eccellenti risultati raggiunti dal Dipartimento di Medicina:” Grazie ai colleghi come il professor Maffulli e la dottoressa Della Porta che fanno crescere la nostra realtà e costruiscono il nostro futuro, anche attraverso le collaborazioni con le altre eccellenti Facoltà presenti nell’Ateneo di Salerno, stiamo costruendo un futuro per la formazione dei nostri giovani con parametri di eccellenza”. Al workshop scientifico hanno partecipato relatori stimati in contesto nazionale ed internazionale tra i quali il professor Nicholas Forsyth, della Keele University del Regno Unito, esperto biologo staminalista che ha parlato della rigenerazione tendinea:” Possiamo utilizzare le cellule staminali dei pazienti per rigenerare i loro tendini utilizzando anche dei biomateriali. Appena comprenderemo il comportamento delle cellule staminali che si orientano verso lo stenotipo tendineo   saremo in grado di riprodurre un tendine”. Il professor Paolo Gargiulo, bioingegnere, Direttore dell’Istituto per l’Ingegneria Biomedica e neurale dell’Università di Reykjavík, in Islanda, ha parlato dell’analisi dei muscoli attraverso la diagnosi per immagini: ” Attraverso le informazioni fornite da migliaia di TAC, studiando il tessuto muscolare, è possibile estrarre dei numeri che possono essere utilizzati per dare delle indicazioni associate a delle patologie e quindi prevenirle”. Il professor Antonio Pezone, ha spiegato come riuscire a ridurre gli eventi di fibrosi e che nella fibrosi ci sono cellule che modificano la strutture di un tessuto. Il professor Carlo Iorio, del Policlinico di Bruxelles, ha spiegato la grande utilità dei sensori, che raccolgono dati anche sulla salute, soprattutto nell’ambito della vita quotidiana: ” I dati raccolti ci consentono di vivere meglio attraverso l’utilizzo dell’intelligenza artificiale”. Il Professor Marco Vitale, Ordinario di Anatomia all’Università di Parma, ha parlato della rigenerazione dei muscoli. Il professor David Rendon, ha spiegato le nuove tecniche di diagnostica per immagini che permettono di avere immagini dettagliate con poche radiazioni, mentre il professor Pierluigi Ritrovato, Informatico, dell’Università di Salerno, ha spiegato che i sensori sono ovunque: ”Sono presenti in molti dispositivi medici, per monitorare i parametri vitali, e in tanti altri oggetti. Si calcola che tra due anni 50 bilioni di oggetti saranno interconnessi”. A moderare gli interventi sono stati: il professor Ernesto Reverchon, Coordinatore di Dottorato del Dipartimento di Ingegneria Industriale dell’Università di Salerno; la dottoressa Anna Berardi, Responsabile del Laboratorio di Ricerca dell’Ospedale Civile di Pescara , che attualmente sta lavorando sulla rigenerazione dei tendini:” Con il professor Nicola Maffulli e con il dottor Francesco Oliva abbiamo dimostrato in vitro che le cellule che formano il tendine, presentano il ricettore per l’ormone tiroideo e quindi il tendine può essere rigenerato stimolato dall’ormone tiroideo”; la dottoressa Milena Fini, il dottor Alfonso Maria Forte, il dottor Emanuele Giordano e il dottor Paolo Remondelli, che ha spiegato ai tanti studenti presenti l’importanza di formarsi in modo interdisciplinare e dell’innovazione tecnologica:” Ciò che oggi è tecnologia avanzata, domani sarà routine”.

Aniello Palumbo

 

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