”LA POESIA DI UN MARTELLO”. AD AMALFI LA MOSTRA DELLO SCULTORE CARMINE BUONOCORE

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“Il martello e lo scalpello sono il flash di un’emozione che in quel momento attraversa il mio animo e, lasciando l’impronta, fotografa un movimento non più ripetibile”. Tante sono le emozioni che si possono vivere ammirando le oltre trenta sculture in ferro o in rame del Maestro Carmine Buonocore esposte, fino al 15 maggio, nella sala “Andrea Colavolpe “ di Amalfi. “Il paralitico”, ispirata da una poesia di Piero Ciampi; “Pur’io so’ pazzo!”, ispirata dalla famosa canzone di Pino Daniele; “W l’Italia”; “Il linguaggio di una stella”; “Ho puntato”, dedicata al gioco d’azzardo; “Venezia”, una lumaca che richiama la forma di una gondola” E’ il mio elogio alla lentezza”, sono solo alcune delle opere che caratterizzano il percorso della mostra intitolata “La poesia di un martello”. Un martello che per Buonocore è salvifico: ” Mi porta lontano dalle brutture del mondo”. Le sue opere sono realizzate completamente a mano, senza pezzi prestampati:” Molte delle mie sculture sono realizzate da un unico blocco di ferro che lavorato a caldo, centimetro per centimetro, assume la forma di ciò che ho in mente. Batto il ferro, riscaldato in forgia con il carbon coke come si faceva un tempo, solo con martello e scalpello, senza l’utilizzo di alcuna tecnologia moderna. Fantasia e amore sono il pane quotidiano della mia lavorazione per cui lo stesso soggetto assume forme diverse a seconda da dove inizia la fase lavorativa.”. Dopo aver messo su carta la sua idea progettuale, Buonocore sceglie un pezzo di ferro o di rame, idoneo a realizzarla, e comincia a lavorarlo: ”E’ una lavorazione al momento, non più ripetibile, dove il martello e lo scalpello lasciano un’impronta non più soggetta a modifica se non al rifacimento dell’intera opera. Il martello non è altro che un pennello che dipinge”.

Nelle sue sculture Buonocore usa sempre una parte di battitura detta “a goccia”:” In ogni pezzo lascio delle impronte , delle tracce sul ferro che richiamano le gocce di pioggia”. Lo scultore, nato ad Agerola, ha sviluppato l’amore per il ferro e in particolare per il ferro battuto oltre trent’anni fa, grazie alla moglie, Enza Milo, che proviene da una famiglia di abili fabbri dai quali ha imparato l’arte di lavorare il ferro: “La mia arte vive nel presente il ricordo del passato per assaporare le emozioni future. Le mie opere, realizzate in un sottovuoto di passioni, si avvolgono di idee e sentimenti umani comuni che, mescolati all’assenza del tempo, rimangono immutati per sempre”. Le sue opere raccontano la vita: ” Non descrivo la vita solo per quello che è, ma soprattutto per quello che dovrebbe essere e far sì che tutti possano camminare a testa alta lungo i sentieri del mondo con il riconoscimento che ogni dignità umana è rispettabile e inviolabile, anche quando non si condivide il fine o il mezzo per raggiungerlo”. Buonocore ha ricevuto numerosi riconoscimenti e le sue opere sono state protagoniste di molte mostre. E’ stato anche ospite della trasmissione “Verde Mattina” su Rai Uno e nel ’99 consegnò al Santo Padre Giovanni Paolo II una scultura in ferro battuto a Lui dedicata intitolata “L’uomo bianco”. E’ l’unico artista del ferro che rappresenta la Campania alla “Biennale Mondiale del Ferro Battuto”. “Faccio piccole cose nelle quali ritrovo me stesso”. Buonocore, che è stato definito “Il poeta dal duro linguaggio” scrive anche delle bellissime poesie che ha raccolto in un volume la cui prefazione è stata affidata allo scrittore ed ex calciatore di Serie A, Ezio Vendrame che ha amato le opere di Buonocore sin dal primo momento in cui le ha viste:” Suscitano emozioni forti. Sono autentica poesia che ti può portare fino alla soglia delle lacrime”.

Aniello Palumbo

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