Scuola

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Dicembre: mai come quest’anno, mese caldo per la scuola. Docenti e alunni in modi e forme diverse provano a comunicare il loro disagio alla cittadinanza. Ogni domenica pomeriggio gli insegnanti sono nelle piazze di Salerno , illuminate da Luci d’artista, vestiti a lutto per testimoniare l’eutanasia della scuola pubblica, uccIsa dalla negligenza di chi da trent’anni e da ogni colore politico , le toglie linfa vitale e dignita’ sociale.

Gli studenti, arrabbiati e delusi, minacciano occupazioni e autogestioni, per far sapere a tutti che la scuola va in pezzi (sic !) e che il loro futuro sta precipitando in un buco nero.
Eppure, anziche’ informarsi, capire, riflettere, i luoghi comuni prendono il sopravvento: “siete quelli che lavorano di meno – una classe di incompetenti, scansafatiche , ignoranti- lezioni private a gogo’ esentasse”.
E dal Ministero una risposta:concorso per i docenti laureati fino al 2001 con domande di inglese, logica, informatica per sfornare insegnanti europei…!!??

E qualche domanda sorge spontanea: A CHI INTERESSA DAVVERO LA SCUOLA PUBBLICA?
Ai genitori , poco, visto che partecipano distrattamente e in modo sporadico agli organi collegiali –consigli di classe e di Istituto e lo fanno a volte per difendere interessi personali.
A chi ci governa , poco, tranne che sotto elezioni, in campagna elettorale, dove la promessa è sempre la stessa : investiamo in cultura.

A tanti docenti e alunni niente, presi come sono dai fatti loro, ammalati di individualismo e di soluzioni scorciatoia.
Ma quale cultura? Quella che propone la farsa della CLIL, cioe’ l’insegnamento in lingua straniera di una disciplina dell’ultimo anno delle superiori, come se questo servisse a renderci competitivi con le scuole d’oltralpe, mentre invece toglie dignita’ alle stesse materie e alle stesse lingue straniere, usate come propaganda di innovazione?
Quale cultura ? Quella degli esami di maturita’, inutili per tutti, inutilmente dispendiosi , mortificanti per allievi e docenti che devono assumere maschere diverse per l’occasione e fingere ruoli opposti a quelli vissuti per cinque anni e fino a una settimana prima?
Quale cultura? Quella del merito che non accetta le fragilità, quella della selezione che non consente momenti di difficolta’, quella dell’eccellenza che non ha rispetto per la diversità e per l’educazione?
Essere insegnanti europei significa avere classi di 15 alunni in scuole che non cadono a pezzi, sostegno per l’aggiornamento professionale, la formazione psicologica e pedagogica, l’ ascolto e il rispetto perche’ solo i docenti sanno chi sono e come sono i ragazzi.
La scuola è il solo posto dove si apprendono davvero le regole della convivenza civile, dello stare insieme, dove si sperimentano il patto fra generazioni, il rispetto delle diversità e delle minoranze, dove si esercita la democrazia, dove l’uomo diventa animale sociale.
Allora, pur non condividendo sempre le liturgiche rimostranze natalizie, sarebbe ora di pensare che una scuola pubblica forte, sana, democratica e accogliente permette alla societa’ di sperare, di costruire , di saper essere una comunità .
Allora chissa’ se dopo Natale sapremo chiedere ancora rispetto per la scuola pubblica, senza pensare però che, nel segreto non vediamo l’ora di poter iscrivere i figli nelle esclusive ( nel senso letterale del termine, perche’ escludono chi non se le può permettere) università private fuori sede.

Chissà se dopo Natale, di fronte alle promesse elettorali, saremo compatti sostenitori del diritto allo studio, come garantito dalla Costituzione, e pretenderemo che l’istruzione pubblica sia garantita dallo Stato, nonostante la crisi e lo spread, perché essa è un bene primario e irrinunciabile.
Chissà se dopo Natale, docenti, genitori e alunni si sentiranno sempre di piu’parte della stessa comunità educativa e penseranno non a salvare il singolo , ma a tutelare tutti.

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