40 ANNI DAL TERREMOTO AL ROTARACT CLUB CAMPUS SALERNO

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 “La previsione dei terremoti tuttora non è attuabile. Siamo in grado di prevedere, con grande precisione, ma a lungo termine, dove ci saranno i terremoti. Stiamo cercando di capire i complessi meccanismi che provocano l’innesco di questi terremoti, ma c’è ancora tanto da lavorare”. A fare il punto sulle ricerche che si stanno portando avanti in tutto il mondo per cercare di comprendere quali potrebbero essere i precursori sismici capaci di far prevedere l’arrivo di un terremoto è stato il professor Roberto Scarpa, Professore Ordinario di Geofisica della Terra Solida presso l’Università di Salerno, componente del Consiglio d’Amministrazione  dell’Istituto Nazionale di Geofisica e Vulcanologia, durante l’incontro organizzato su piattaforma, per ricordare il terremoto dell’80, dal Club Rotaract Campus Salerno dei Due Principati, presieduto dal dottor Vincenzo Maria Adinolfi, in interclub con i Club Rotaract: Avellino, Avellino Est, Sant’Angelo dei Lombardi ,Nocera Inferiore Sarno, Vallo Della Lucania – Cilento, Sala Consilina – Vallo di Diano, con il Club Rotary Salerno Nord dei Due Principati, presieduto dal dottor Carmelo Orsi, e con il Club Leo Host ,presieduto dal dottor Stefano Pignataro.

L’esperto internazionale di geofisica, che da molti anni porta avanti studi di sismo tettonica   ed anche studi sulla prevedibilità di eventi sismici, per almeno quindici anni ha   rappresentato l’Italia in conferenze internazionali nelle quali si parlava della possibilità di prevedere i terremoti:” Come fisico ancora adesso lavoro sui meccanismi di questi eventi” ha spiegato il professor Scarpa che ha collaborato con gli ingegneri sismici per capire le cause della elevata vulnerabilità degli edifici, soprattutto nei centri storici del nostro territorio:” Abbiamo riscontrato una fragilità legata agli edifici dei centri storici e a quelli in cemento armato che in realtà erano disarmati: ma di questo si è occupato la magistratura. Da un’analisi dettagliata abbiamo visto che nei quaranta comuni dell’area maggiormente colpita, le cause del danneggiamento e dei crolli degli edifici erano determinate dalla cattiva costruzione degli stessi. Nonostante il nostro territorio sia fragile ci si può difendere da eventi come il terremoto dell’80 se si adoperano le regole del ben costruire che spesso non vengono rispettate”. Il professor Scarpa ha anche spiegato che i terremoti dialogano tra loro:” Il terremoto dell’Irpina ha dialogato con delle faglie vicine e purtroppo in un minuto è avvenuto l’innesco che ha reso l’evento ancora più lungo e disastroso. Questo fenomeno è accaduto anche per altri terremoti che ci sono stati in Italia. Un terremoto colpisce la stessa faglia ogni qualche migliaio di anni, ma non bisogna trascurare la presenza dei grandi terremoti sempre possibili, soprattutto lungo il nostro Appenino Centro Meridionale”.   Il dottor Simone Bello , Dottorando di ricerca in Eartquacke and enviromental Hazards” presso l’Università degli studi di Chieti-Pescara “G. D’Annunzio”, ha spiegato il rapporto tra faglie e terremoti:” Le rotture cosismiche del terremoto dell’80 sono ancora visibili a distanza di 40 anni” e ricordato che i geologi e i sismologi italiani sono tra i più apprezzati al mondo:” Nello scenario scientifico internazionale siamo tra i Paesi che pubblicano di più sulle riviste scientifiche internazionali. Purtroppo la nostra ricerca, che è apprezzata nel mondo, in Italia non è sufficientemente finanziata”. (Pubblicato su” Il  Quotidiano del Sud” edizione di Salerno).

Aniello Palumbo

 

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