Il Servo, sabato 10 al Teatro Verdi.

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TEATRO MUNICIPALE “GIUSEPPE VERDI” di Salerno
 STAGIONE DI PROSA 2017-2018
sezione CONTEMPORANEI / TEATRO CIVILE
fuori abbonamento
 sabato 10 febbraio (ore 21)

IL SERVO

di Robin Maugham
Traduzione di Lorenzo Pavolini
con (in ordine di apparizione)

Tony Laudadio (Richard Merton)
Emilia Scarpati Fanetti (Sally Grant)

Andrea Renzi (Tony Williams)
Lino Musella (LesBarrett)
Maria Laila Fernandez (Vera/Mabel)

Regia

Andrea Renzi, Pierpaolo Sepe

 

Scene

Francesco Ghisu

 

Costumi

AnnapaolaBrancia d’Apricena

 

Disegno luci

Cesare Accetta

Aiuto regia: Luisa Corcione, Simone Giustinelli
Aiuto scenografo: Christina Psoni
Sarta di scena: Federica Amato
Fotografa e assistente luciLaura Micciarelli

 

produzione

Napoli Teatro Festival Italia (NTFI) \ Casa del Contemporaneo-Centro di Produzione \ Teatri Uniti \ Teatro Stabile di Napoli-Teatro Nazionale

Il servo, è un romanzo breve di Robin Maugham.

Quando nel 1948, fu dato alle stampe e distribuito nelle librerie inglesi, fu considerato “un piccolo capolavoro di abiezione”, mentre la critica aveva riconosciuto al giovane scrittore un talento di narratore pari a quello dello zio, il grande Somerset Maugham. Ancora oggi, il romanzo è considerato una ‘commedia nera’ e di scavo psicologico, la cui trama – chiusa all’interno di una casa borghese – si struttura come una ragnatela, lentamente tessuta dal “servo”.

Al centro del racconto, la vicenda di un rapporto di dominazione e assuefazione di un uomo su un altro uomo: Barrettè, un domestico che prende servizio nella casa di Tony, ricco avvocato londinese. Inizialmente, “il servo” sembra assolvere con zelo il proprio incarico, ma attraverso ambigui giochi psicologici si arriverà al rovesciamento dei ruoli “servo\padrone”. Nel gioco perverso entrano in campo anche l’amico-testimone della vicenda, Richard, la fidanzata di Tony, Sally, la nipote di Barrett, Vera e la misteriosa Mabel.

Il lavoro di Andrea Renzi e Pierpaolo Sepe parte dall’adattamento teatrale che lo stesso Maugham realizzò nel 1958 ed evoca le atmosfere del celebre film di Joseph Losey del 1963 con la sceneggiatura di Harold Pinter.

La traduzione di Lorenzo Pavolini (che aveva già tradotto il romanzo, nel 2000) intreccia le due versioni del testo, concentrandosi essenzialmente sulla scrittura del romanzo che, rispetto al testo teatrale, “è decisamente più scarna e minima, concentrata nel raccontare un preciso costume sociale – evidenzia Pavolini nelle note alla traduzione -. Infatti, nel racconto c’è l’amicizia e la gioventù in tutta la sua ambigua e irrinunciabile forza, la malinconia e la vitalità di una generazione che usciva dalla guerra, il legame creato tra uomini che sono stati prima di tutto compagni di trincea, soldati e che ora tornano alla vita, alla città, al sesso, ai problemucci di sempre […] il tutto in un mondo sospeso tra ieri e oggi, alla metà del secolo, dove i domestici sono servi e alla fidanzata si fa la dichiarazione, dove la Londra vittoriana non si è ancora sciolta nello swinging, le prostitute hanno la pelle rovinata e sono il male, l’omosessualità è fosteriana e la sensualità una perdizione.

Barrett è un demonio che cresce dal fango della democrazia ed è pronto a prendere il sopravvento contro l’artistocratico cadente, o per lo meno a guidarlo, a costringerlo a una sommaria equiparazione dei costumi e dei gusti verso il basso […] nel racconto di Maugham è l’ossessione erotica a decidere le cose.

Il servo del Novecento è un medico al capezzale delle antiche classi dominanti, siano esse nobili o ricche borghesi. Il suo rimedio è velenoso: come per tante patologie di origine sociale l’oblio, la rimozione, sono parte integrante del disturbo e conducono al disastro”.

Per Andrea Renzi: “Il lavoro degli attori si innesta sulla drammaturgia scaturita dal romanzo breve di Maugham, che tende a far emergere ciò che si nasconde e pulsa, vitale e morboso, dietro ogni parola facendo vibrare il fondo enigmatico dei singoli personaggi”.

Per Pierpaolo Sepe: “Tutto è iniziato dalla pièce teatrale. Le pieghe psicologiche dei personaggi, o meglio, la ragnatela intessuta dalla scrittura di Maugham che ha ritratto ‘quei personaggi così caratterizzati’. Nella pièce emerge intatta la loro ambiguità sottile e necessaria allo sviluppo più segreto del meccanismo teatrale all’interno del quale il servo striscia. Si arrampica. Come un ragno tesse la sua tela dove fatalmente cadrà la sua vittima. Ogni mezzo è legittimo: il sesso, il cibo, l’alcool, l’abiezione. Una storia tetra di lotta sociale feroce. Non ci saranno vincitori ma solo corpi affamati di qualsiasi piacere e menti sopraffatte dal silenzio delle proprie esistenze. Metafora di una società che inventa ruoli e classi, il testo racconta la vendetta dei deboli e perfidi “sfortunati”, costretti a servire altri uomini uguali a loro in tutto e, nonostante ciò, depositari di un folle diritto al quale non si può che opporre tutta la minacciosa rabbia dei servi”.

Poco più di un anno fa The servant è stato messo in scena al teatro parigino “Poche-Montparnasse” con un notevole successo. Maxime d’Aboville ha ottenuto il premio Molière 2015 come miglior attore.

 

Dal romanzo Il Servo è stata tratta anche un’operina musicale, realizzata dal compositore Marco Tutino che ne ha scritto libretto e musica. Gabriele Lavia ne ha curato la regia per il Macerata Opera Festival, nel 2008.

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