La Marina che ha perso il Mare

0
47

Se mai un giorno venisse in mente a qualcuno di studiare i fenomeni che hanno stravolto negli ultimi sessant’anni i siti più accattivanti ed unici della costa amalfitana e, più di recente, anche di quella cilentana, la Marina di Vietri meriterebbe uno studio a parte, non tanto per le manomissioni o per le nuove costruzioni, che pure ci sono state, ma per la separazione dal suo elemento naturale, il mare, che fin dalle epoche romane, il ritrovamento delle terme lo conferma, aveva giustificato la sua stessa ragione d’essere. Uno studio serio potrebbe anche occuparsi delle implicazioni socio-economiche derivanti dalle trasformazioni. Ma per un viaggio visivo a ritroso nel tempo basta conoscere uno di quei personaggi che, amando il luogo dove sono nati e dove vivono gran parte della loro esistenza, raccolgono immagini del passato del loro universo e per questa loro passione diventano preziosi custodi di un passato svanito anche con l’affiovolirsi della trasmissione orale.

Pio Di Nicola è il custode della memoria visiva di Marina, abita nella parte più antica, la Bagnara. E’ un’ostinato collezionista di cartoline e foto di ogni genere ed epoca con una sola discriminante: devono riguardare luoghi o persone vissute a Marina. E’ una raccolta che procede da anni e non si fermerà mai. Ne possiede tante che non riesce più a contarle. E’ gelosissimo, ma come ogni collezionista ha un punto debole che lo tradisce: la vanità. Ed è per questo che sente il bisogno di mostrarle ogni volta che scopre qualcosa di mai visto prima. I suoi amici fidati hanno così depositato, inconsapevolmente, nella loro memoria un film back di immagini che testimoniano, quasi anno dopo anno, una Marina che non esiste più. E più le immagini vanno indietro nel tempo più questo distacco appare lacerante. Nelle riprese dalla strada amalfitana che Giorgio Sommer realizzò in un arco di tempo va dal 1865 al 1870, si vedono le case appena separate dal mare da una stretta striscia di sabbia, sulla quale sorgono colatoie per la creta, barche di pescatori con le reti stese ad asciugare, mercanzie da imbarcare, piccoli cantieri navali, velieri accostati alla riva per permettere il carico e lo scarico delle merci. Si intravedono anche le strutture in legno di uno stabilimento balneare. Tutte queste attività ci appaiono coesistere perfettamente in un contesto armonioso e struggente al punto di farci desiderare di entrare in quel paesaggio per poter vedere da vicino e magari toccare ogni particolare fissato dalla fotocamera. Ma cosa è poi avvenuto poi perchè la marina rompesse il suo rapporto con il mare fino ad apparire come un borgo prosciugato?

Se guardiamo le foto più vicine alla nostra epoca ci accorgiamo che già nel 1953 sulla spiaggia fu riversato materiale tufaceo con l’evidente scopo di creare i primi parcheggi per auto. Poi l’alluvione del 1954 segna il punto di non ritorno.

Le foto che seguirono questo evento catastrofico rendono bene la devastazione avvenuta Il mare è già arretrato, anche se le spiaggiette dei primi anfratti della costa appaiono ancora intatte e raggiungibili solo a nuoto. Poi anno dopo anno, sistemazione dopo sistemazione, si giunge alla situazione attuale.

Quello che emerge in questa storia, al di là dell’evento funesto o delle discariche a mare di tonnellate di materiali di risulta di sbancamenti avvenuti negli anni passati ad opera di costruttori di ville, villette e alberghi nel tratto di costa che congiunge Vietri a Cetara, è una continua volontà che ha trasformato oggi la Marina in un “non luogo” che ospita moltitudini esagerate di turisti pendolari, senza mai tener conto che la qualità di vita dei nativi era strettamente legata al loro rapporto con il mare.

Nei magazzini ristrutturati di vecchi palazzi si scoprono misteriosi cunicoli che si collegano alla montagna, vie di fuga per chi era convinto che, prima o poi, il nemico sarebbe venuto dal mare.

 

LASCIA UN COMMENTO