Coronavirus, saltata l’assistenza a domicilio ai disabili, chiesto incontro urgente.

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Un incontro ad horas, indifferibile, per un confronto sulla gestione dei servizi di assistenza domiciliare gestiti dagli enti del Terzo settore. Questa la richiesta dell’Alleanza delle Cooperative settore sociale (Agci solidarietà, Confcooperative Federsolidarietà e Legacoopsociali), dei sindacati (FP CGIL, CISL FP, UILFP) e della Fish Campania, Federazione italiana per il superamento dell’handicap al Governatore della Regione Campania, Vincenzo De Luca.

La richiesta di confronto giunge all’indomani dell’ordinanza n 16 del 13 marzo 2020 “Ulteriori misure per la prevenzione e gestione dell’emergenza epidemiologica da COVID – 19” che lascia ancora troppe zone d’ombra nella gestione dei servizi di assistenza domiciliare. Il cuore dell’appello è che si dia il via ad un coordinamento centrale tra Regione, A.S.L. e distretti, coinvolgendo la Protezione Civile per la distribuzione e reperimento dei Dispositivi di Protezione Individuali, di cui gli operatori sono ormai sforniti per mancanza sul mercato.

“Pur apprezzando il punto 1 dell’ordinanza, la riteniamo non chiara e risolutrice per i servizi di assistenza domiciliare. Le imprese che gestiscono i servizi non sono più in grado di fornire i Dispositivi di sicurezza Individuali – le mascherine in particolare – agli operatori e alle operatrici.  Alla luce di ciò, non è immaginabile che gli enti si assumano la responsabilità di ingaggiare il proprio personale per garantire la continuità dei servizi mettendo a repentaglio la salute degli utenti e dei lavoratori. Le cooperative che gestiscono servizi domiciliari sono sole sul fronte” tuona l’Alleanza delle Cooperative, settore sociale della Campania.

 

La Fish Campania rimarca: “Auspichiamo una maggiore attenzione per rispondere alle esigenze delle persone con fragilità, garantendo loro, però, la maggior sicurezza possibile”.

 

Preoccupati anche i sindacati: “I lavoratori di questo settore non possono essere lasciati soli, sono indispensabili alla tenuta delle comunità e allo svolgimento delle attività a cui sono chiamati. Però devono essere messi in condizioni di poter svolgere le proprie attività in piena sicurezza altrimenti porrebbero essere strumento inconsapevole di diffusione dell’infezione in atto. Questo può avvenire solo con una corretta e puntuale informazione e con la fornitura di adeguati presidi di protezione e non come avvenuto finora. Abbiamo assistito a una totale solitudine e totale abbandono con direttive e istruzioni non sempre puntuali”.

 

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