SEGNI DELLA SCRITTURA DEL NOVECENTO L’ERMETISMO SPIRITUALE DI QUASIMODO (parte sesta)

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cop lineam lett criticaLa tradizione ottocentesca, come abbiamo già accennato, si andava già esaurendo con Pascoli, D’Annunzio e Carducci, in modo diverso, ma con la stessa inclinazione a un sentire fuori del comune. I manoscritti davano i primi segni di quella inquietudine d’animo che doveva pervadere profondamente la cultura novecentesca. Si cercava, trovandola in varie guise, “la coscienza della nuova età”, per dirla col Manacorda. La rottura con il passato scaturì, dunque, da un pressante stato d’animo, dalla esigenza, cioè, di chiedersi i motivi oscuri dell’esistenza e dell’universo, di esaminarsi interiormente, accorgendosi di non sapere trovare le risposte giuste. Nacquero così, naturalmente, le correnti, quasi concomitanti, del Crepuscolarismo e del Futurismo, che si dovevano alla fine ricomporre in un organismo culturale più maturo e completo, che si chiamò Ermetismo. Intanto il Crepuscolarismo si staccava dal passato per aprirsi a un avvenire più indicativo della nuova sensibilità, come appare in Corazzini, in Moretti, in Govoni, in Gozzano. Il Futurismo, fondato da Filippo Tommaso Marinetti e seguito, fino a un certo punto, da Palazzeschi, Papini ed altri, più che una reazione al passato, voleva essere un programma battagliero di azioni forti, fiere, che esaltassero valori che sembravano decaduti, come la guerra, lo spirito di conquista, l’attivismo in genere, respingendo in modo quasi ribelle il concettuale e la logica astratta. Esso visse quel tanto che rappresentò più un fatto civile che una corrente letteraria. L’Ermetismo si considera che sia scaturito direttamente dal Decadentismo francese, da Baudelaire a Valery, con una assimilazione di valori propria ed originale, che trova la sua maturità e completezza nella migliore produzione poetica di Ungaretti, Montale, Quasimodo.
(Continua…)

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