SEGNI DELLA SCRITTURA DEL NOVECENTO ERMETISMO, ESIGENZA DEL NUOVO UNGARETTI E MONTALE (parte terza)

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cop lineam lett criticaSi ricordano, per scontati meriti, la Rivista Sola ria, toscana, seguita presto da Letteratura, che furono il centro attivo della cultura della prima metà. del Novecento. Ci è d’obbligo chiarire che l’Ermetismo, più che della prosa, si avvalse della poesia per esprimere la sua concezione della vita, dell’uomo, del mondo. Nella poesia troviamo voci veramente alte ed autorevoli, come quella di Ungaretti, Montale, Quasimodo e, su un piano un po’ al di sotto, la ispirazione poetica di Saba e Cardarelli. Esaurendosi i principi primi dell’Ermetismo con i cambiamenti apportati dalla guerra e dal dopoguerra, l’ermetismo si volse a valorizzare la poesia di Betocchi, di Grande, di Fallacara, di Gatto, di Caproni, di Sereni ed altri, che, spesso, si inclinava verso posizioni religiose. Ritornando a Giuseppe Ungaretti e volendo, sia pure velocemente, completare il suo ritratto di poeta, di studioso e di protagonista massimo dell’ermetismo, non possiamo tralasciare il suo amore per le traduzioni di poeti stranieri, soprattutto i classici del tardo petrarchismo: Gongora, i sonetti di Shakespeare, Mallarmé, Racine, Muralo Mendes, Saint John Perse
Si cimentò nelle traduzioni di brani sparsi di Omero, Pound, Lucrezio, Virgilio… Questo suo accostarsi agli altri, per interpretarne l’opera e il pensiero, gli aprì l’animo a interessi impensati, gli spianò la strada per una riconciliazione con la tradizione, senza, tuttavia, tradire il suo impegno ideologico e poetico; il verso è ancora isolato, ma già la tecnica sì avvale dei metri tradizionali. Nel Sentimento del Tempo è chiara ormai la sua pacificazione con la tradizione; c’è lo sforzo della risillabazione della parola, e con questo anche un rinnovato vigore di espressione, una materia psichica più ricca di toni, di valori interiori.
(Continua…)

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