Desiderio infinito! Capitolo 15 (Parte ottava)

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Istintivamente pensò al piccolo Marco e provò un fitta dolorosa che acuì la confusione psichica, nella quale si sentiva smarrito. Felicità! Cos’era mai? Un’altra parola astratta come il destino… Lo portarono via quasi di peso dalla camera di Amelia e lo sistemarono in una bella stanza chiara e graziosa, ove era stato collocato un lettino, perché si riprendesse un po’ e si sostenesse con qualche caffè. Adriano fu grato ai parenti di Amelia per questi riguardi usatigli in un momento così doloroso per loro. Tuttavia, benché stremato dalla stanchezza del viaggio e dal peso di quella sventura, non volle toccare cibo, ma si distese un poco sul lettino in posizione prona, con la testa così dolorante che sembrava spaccata in due.
Dopo i funerali, si accomiatò dai genitori di Amelia e se ne tornò a Napoli. Avrebbe potuto, volendo, rimanere a Bologna, ma una reazione improvvisa del suo spirito lo aveva spinto a tornare a Napoli.
Perché privarsi della sua famiglia, dei suoi amici, del suo lavoro in ospedale, della sua città? A che servirebbe?
Di Marco e Valeria non gli importava più niente, almeno così gli sembrava. Eppoi Marco non aveva più impegni ospedalieri; ora scriveva… Stava scrivendo un libro di Medicina sperimentale, pagato profumatamente, conteso dalle case editrici, consolato dalle tenerezze di Valeria. Egli aveva via libera per respirare l’aria di Napoli; era stato, più volte, tradito dalla vita, ma non avrebbe, a sua volta, tradito la sua città.
«Ritornerò a Napoli» – si ripromise.
Il professore Giovannini lo accolse con grande affetto, sinceramente partecipe al suo dolore, ma non volle riaprire ferite così sanguinanti, perciò lo portò subito sul tema «lavoro» e finì col distoglierlo dalla sua tristezza, chiamandolo paternamente figliolo e dandogli il tu: «L’ospedale ha bisogno di te, Adriano. Tutti qui abbiamo bisogno di te. Marco ha cambiato mestiere: fa lo scrittore. Scrive libri di medicina. Meglio così, diciamolo tra noi! Sembra guarito, ma io non credo affatto che abbia chiuso il suo conto con la morte… Ho pietà anche di Valeria!».
(Continua…)

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