Desiderio infinito! Capitolo 15 (Parte nona)

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«Parliamo d’altro» – lo interruppe quasi bruscamente Adriano. Chiese poi notizie di un paziente ch’egli aveva operato una notte in condizioni disperate, riuscendo a sottrarlo alla morte.
«Chi, Trottolesi? Sta benone! L’altro giorno è venuto per la visita di controllo. Ha chiesto ripetute volte di te, ti voleva ringraziare» .«Qualcuno è capace di ricordarsi di noi!» – brontolò Adriano con tono amaro. Più tardi chiese di accomiatarsi, rassicurando Giovannini che dal prossimo lunedì avrebbe ripreso il lavoro in ospedale.
La mattina del lunedì Adriano Martelli riprese la sua attività di medico chirurgo. Il suo aspetto era severo e distaccato, come prima, ma dentro si sentiva diverso; ora trattava con più umanità e comprensione i giovani medici, costretti a lavorare con lui.
In brevissimo tempo tutti aspiravano a lavorare con lui, tanta era l’ammirazione che lo circondava per le sue inimitabili capacità di professione e per la resistenza al lavoro, quasi sovrumana.
La sua presenza, per i colleghi, significava il riconoscimento del suo valore altissimo e, per i pazienti, era la speranza e la salvezza. La sua fama varcò i cancelli dell’ospedale e le mura di Napoli. Molti illustri medici e scienziati vollero un contatto con lui, per spianare alcuni dubbi. Nessuno dei colleghi osava ostacolarlo o invidiarlo in senso negativo; perché la sua superiorità si sentiva e si vedeva in un modo così assoluto che tutti finirono col rallegrarsi di avere a Napoli una tale celebrità.
Era la sua rivincita sulla vita e sulle sventure che a catena gli avevano funestato l’animo, devastato la giovinezza?
Non lo sapeva e non gli importava: viveva solo per il suo lavoro! Il professore Giovannini, un giorno, lo chiamò da parte e con gli occhi lucidi di commozione, gli disse: «Sei soddisfatto, figliolo? Hai oltrepassato ogni traguardo di merito. Sono felice che tu ci abbia dato tanto, così tra non molto potrò lasciare tranquillamente l’ospedale, affidando tutto alle tue abilissime mani».
Adriano tentò di schermirsi, ma l’altro lo fece tacere con gesti perentori. Presero il caffè insieme e si lasciarono come padre e figlio.
(Continua…)

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