Desiderio infinito! Capitolo 13 (Parte prima)

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Le giornate sempre cupe di Valeria furono rallegrate dall’arrivo di John ed Emily, che avrebbero trascorso buona parte dell’estate in Italia: John sarebbe andato a Torino, a Milano, a Messina, a Palermo, per sistemare alcune pendenze legali negli affari dello zio; Emily non lo avrebbe sempre seguito, ma si sarebbe trattenuta a Napoli, alternando la compagnia dei genitori con quella di Valeria e del piccolo Marco. Le due donne, rivedendosi, si emozionarono molto. Emily si accorse subito che Valeria era letteralmente a terra con il morale.
Come ebbero l’opportunità di restare qualche ora da sole, inevitabilmente la loro conversazione divenne più intima e confidenziale.
Valeria si sarebbe liberata volentieri di quel macigno, ma titubava, per la superficialità che Emily mostrava in certi aspetti del suo carattere e temeva addirittura che avrebbe riso del suo «spaventoso» momento d’amore con Adriano. Alla fine prevalse la riflessione che, forse, proprio Emily, nella sua franchezza, avrebbe potuto vedere la cosa con assoluta obiettività, nella sua precisa misura umana. Le disse:
«Emily, sono a terra; non ho più neanche la voglia di lavorare…».
«E’ naturale che accada» – rispose Emily – «Non è facile ammettere che dovresti lavorare, sapendo che Marco è a un palmo da te e non vuole vederti. Non ti vuole vicino… Questa è una cosa di cui io e John non riusciamo a convincerci».
«No, no, no!» – la interruppe Valeria con impeto ed imbarazzo insieme – «Emily, mi sono concessa ad Adriano… una volta sola…».
– aggiunse con voce incolore.
«Come? Come hai detto? Hai fatto morire dannato quel povero Rosario e ti sei «concessa» ad Adriano? Sarebbe quel medico che venne con Giovannini in America? Ma perché? Per reazione alle parole di quell’infelice di Marco? O ti sei innamorata di costui?».
Non lo so, non lo so» – diceva con voce di pianto Valeria.
«Mi sa che ti stai innamorando di quest’altro!».
Valeria taceva; qualcosa dentro di lei si sfaldava, come un muro tenuto in piedi a fatica, gelosamente, per anni… Ora calcinacci, polvere e pietre la invadevano fino a soffocarla. Taceva, mentre l’amica con gli occhi sbarrati rifletteva e parlava come a se stessa: «Non dico che è giusto che tu debba passare la vita vicino ad un malato che non può darti niente. Ma, caspita! Doveva capitare proprio adesso che Marco ritorna. Ma tu» – rivolgendosi direttamente all’amica – «tu che pensi di fare? Che hai deciso?».
(Continua…)

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