Sant’Apollonia, gran finale della rassegna di musica da camera.

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Gran finale, 11 giugno, alle ore 20, la V edizione del Festival di Musica da Camera Sant’Apollonia. Un evento, nato dalla sinergia del Conservatorio di Musica “G.Martucci” di Salerno, promotore di un progetto del Dipartimento di Musica d’Insieme, presieduto da Francesca Taviani, con la Bottega San Lazzaro di Chiara Natella che nella Chiesa di Santa Apollonia offre di ospitare la rassegna.

Ribalta dedicata ai legni, in un ensemble composto da Franco Ascolese, Giusi Costa, Isabella Gaeta, Patricia Safarova e Alessia Pellegrino al flauto, Francesco Pio Ferrentino, Marta Imparato, Dario Ferrigno e Fausto Cerrone al clarinetto, Vincenzo Di Lieto e Antonio Proto al corno, Francesco Quarata e Cosimo Cerrone al fagotto, diretto da Antonio Fraioli, che riveleranno tutte le nuages timbriche, in un programma che abbraccia diversi genere ed epoche, spaziante da Johann Nepomuk Went a Charlie Parker.

La serata principierà con due dalle 21 danze ungheresi di Johannes Brahms, amate per la creazione dei ricalchi del lessico folclorico. Infatti, i motivi sono tanti, primi fra tutti la freschezza e l’esotismo tutto gitano delle melodie, ascoltate da Brahms attraverso piccoli e improvvisati complessi formati da uno o due violini, contrabbasso e cimbalom. La formazione eseguirà la danza n°3 che riprende la canzone nuziale Tolnai Lakadalmas di Rizner, un allegretto  che comincia con un tema quasi pastorale e infantile, per poi sfociare nell’atteso fortissimo dell’insieme e la n°7, uno schizzo a penna capace di mutare i caratteri della sonorità, un vero sviluppo nel segno virtuosistico timbrico e tecnico. Si passerà, quindi, ad un brano di rarissimo ascolto, la Deuxieme Suite di Johann Nepomuk Wendt da Pieces en Harmonie, che rappresenta una rarità assoluta nel mondo delle composizioni per ensemble di fiati, della quale apprezzeremo la fresca inventiva. “Le cose che ascoltate provengono dallo strumento di un uomo, – affermava Charlie Parker – sono esperienze: il bel tempo, la vista di una montagna, un bel respiro d’aria fresca. La musica è questo: la tua esperienza, i tuoi pensieri, la tua saggezza. Se non la vivi, non verrà fuori dal tuo strumento”. Ed ecco che l’anima jazz di Antonio Fraioli si espleterà attraverso i suoi allievi in Marmaduke uno dei brani cult di Charlie Parker, torrenziale improvvisatore e caposcuola del be-bop, facendo rivivere le rapide e folgoranti scansioni melodiche e ritmiche e la sua Yardbird Suite, forse la composizione più lirica di Parker, e uno per il quale ha anche scritto un testo (‘What Price Love?’) Diverse fonti menzionano il fascino di Parker per il compositore classico Igor Stravinsky. Nel suo libro “Charlie Parker His Music and Life” Carl Woideck scrive, “Sebbene Parker tendesse generalmente a scrivere nuove melodie su forme preesistenti,” Yardbird Suite “(il titolo è evidentemente un gioco di parole sul pezzo” Firebird Suite “di Igor Stravinsky); è una composizione interamente originale in entrambe le melodie (sezioni A e B) e progressione di accordi “. Omaggio finale nell’anno celebrativo del centocinquantenario della morte di Gioacchino Rossini, con il grazioso “Rondò” strumentale che funge da interludio danzato dal I atto del Guglielmo Tell.

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