Le rovine di Montena a Giovi delimitavano la riserva di caccia al cervo dei Principi di Salerno.

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da Massimo La Rocca riceviamo e pubblichiamo

Il 9 aprile del 2011 l’amico Bruno Senatore segnalò su Facebook un interessante e sconosciuto Rudere, situato a Salerno in località Piano di Montena su un sperone collinare delimitato a ovest da via Giosuè Di Giacomo(pic1 fonteBing).

Si scoprì però presto che lo storico locale Gennaro Avossa, nel suo libro “Giovi, casale di Salerno” edito nel 2008, identifica questo “sconosciuto” Rudere con una certa Abbazìa di Santa Maria in Montana, identificazione, forse tirata per i capelli, fatta sulla base di un documento dell’anno 1077 custodito nell’Archivio dell’Abbazìa di Cava dei Tirreni; ma nel libro si identifica anche il Rudere della Torre che risulta allineato, a 228 metri di distanza in direzione nord-est, al Rudere della presunta Abbazìa; si identifica inoltre una Cappella di San Matteo sita sul pianoro più alto di Montena; e si identificano infine anche molti degli altri Ruderi presenti a Giovi; il libro è corredato di mappe e foto a colori dove si vedono alcuni di questi Ruderi.

C’è da dire, riguardo al Rudere indicato come Torre, che sulla sua funzione non risulterebbero dubbi, visto che sorge in un luogo che sulle mappe viene segnalato col toponimo “Torre”, e visto che lo storico Alfredo Santoro lo segnala come Torre di Avvistamento che a Salerno completava il sistema di controllo sull’importante strada Capua-Reggio. Riguardo invece al Rudere definito Abbazìa, non è assolutamente da sottovalutare la possibilità che possa invece corrispondere al Casino di Caccia dei Principi di Salerno di età longobarda, Casino facente parte della documentata e cosiddetta “Cervaricia Dominica”, ossia la Riserva di Caccia principesca longobarda, che, proprio in località Montena a Giovi, quindi sulle colline immediatamente ad est della Salerno medievale, permetteva ai signori di deliziarsi nella caccia ai cervi.

La località Montena è importante anche perché fu il teatro della morte nell’anno 851 di Siconolfo Principe di Salerno; la fonte antica che ci informa in merito è il “Chronicon Salernitanum” ove si legge che Siconolfo fu colto da un’improvvisa febbre mentre cacciava un cinghiale nei pressi di Salerno, nella località “ubi Cervaricia dicitur”; di conseguenza il nostro Rudere potrebbe essere proprio il luogo dove il Principe fu condotto per ricevere le prime cure e dove poi trovò la morte!

Il prof. Paolo Peduto dell’Università di Salerno, “interrogato” sulla faccenda nel 2011, sosteneva di non ricordare tale Rudere; ricordava solo di aver indicato, in un suo libro, la località in questione, ossia Montena, come “Cervaricia Dominica”, cioè Riserva di Caccia dei signori longobardi.

E’ curioso il parallelismo che si può stabilire tra ultimi momenti di vita e luogo della morte di Siconolfo Principe di Salerno da una parte e di Federico II Re di Sicilia dall’altra; infatti a inizi dicembre del 1250, mentre era nella sua Reggia di Foggia, Federico II decise di andare a caccia, ma fu colpito dalla febbre e dovette fermarsi nella Domus reale di Castel Fiorentino(oggi nel Foggiano); nella Domus, che era stata eretta per i soggiorni dedicati alla caccia e al riposo, il Re poco dopo morì, alla presenza tra gli altri del medico salernitano Giovanni da Procida; e difronte alla Domus federiciana, a 195 metri di distanza, si erge pure qui una Torre(pic2 fonteGruppoArcheologicoDaunio)! Grazie alle viste a volo d’uccello e satellitare(pics3-4 fonteGoogle), parallelamente alla facciata nord-ovest del Rudere salernitano sembra ravvisarsi tra i terrazzamenti la presenza dei resti di un lungo Muro di Cinta a difesa dell’area, ma si comprende inoltre che il Rudere corrispondeva un tempo a un Fabbricato a pianta quadrata, con una piccola appendice rettangolare addossata al lato nord-ovest del quadrato; risultavano in tal modo al piano terra almeno 4 ambienti, tra i quali 1 è quello oggi più suggestivo, cioè il Portico(pics5-6 fontePerPalazzoSabbetta); questo infatti verso nord-est, quindi proprio in direzione della menzionata Torre, si apre con 2 grandi archi a sesto acuto; come si nota poi dai grossi fori disposti in successione sul lato interno delle pareti, il Portico era in origine coperto da un solaio con travi lignee a sezione quadrata; oltre al piano terra, il Fabbricato era dotato di un primo piano ormai solo intuibile, perché quasi del tutto crollato ad eccezione di un lacerto murario proteso verso il cielo(pic7 fonteIdem).

Se il Rudere fu il Casino di Caccia dei Principi longobardi salernitani, si può supporre che abbia continuato a svolgere la sua funzione anche per i Duchi normanni salernitani, e che quindi abbia subìto nel tempo degli ammodernamenti, come l’aggiunta del Portico in età normanna. I dubbi sono tanti, il compito di dissolverli spetta alle Soprintendenze salernitane; in particolare si chiede alla Soprintendenza per i Beni Architettonici e Paesaggistici di Salerno di tutelare il Rudere in oggetto nonché quello della vicina Torre, e alla Soprintendenza Archeologica di Salerno di svolgere opportune indagini sull’area dove entrambi i manufatti ricadono, area sulla quale si spera che il Comune di Salerno non autorizzi cementificazioni.

Cordiali saluti.

Massimo La Rocca
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