Mirò e i surrealisti, la presentazione della mostra al MARTE di Cava.

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Ripercorre i “segni” onirici e ribelli di uno dei movimenti culturali più vivaci del XX secolo, attraverso l’opera grafica di alcuni dei suoi maggiori esponenti, la mostra Joan Miró e i surrealisti. Le forme, i sogni, il potere, promossa e ospitata dal MARTE di Cava de’ Tirreni (Salerno) dal 21 febbraio al 20 giugno 2016. Il centro culturale metelliano conferma la sua vocazione di attrattore artistico ospitando un’interessante esposizione sull’espressione visiva dell’eterogeneo gruppo di artisti raccolti intorno al Manifesto pubblicato da André Breton nel 1924 e che trova in Joan Miró una delle sue principali anime. La mostra gode del patrocinio del Comune di Cava de’ Tirreni ed è realizzata grazie al sostegno del Main Sponsor Tecnocap e al contributo di Arti Grafiche Boccia, BPER Banca, Sicme Energy e Gas, Alden e di altri sponsor privati.


È proprio l’opera di Miró a far da fulcro al percorso espositivo che si concentra su tre motivi fondamentali che saldano la sua ricerca alla poetica surrealista. L’itinerario, curato da Marco Alfano, è suddiviso in tre tracciati, evidenziati dallo stesso sottotitolo: la necessità della forma, vale a dire l’esigenza del movimento di dare vitalità immaginativa alla forma plastica e al tempo stesso all’oggetto, provando a svelarne la natura misteriosa; la materia dei sogni, che si richiama alla funzione immaginativa rappresentata dall’inconscio e dal sogno, collocata al centro del pensiero di Breton, sollecitato dalle teorie psicanalitiche; la natura del potere, intesa quale riflessione corrosiva verso l’autorità, partendo dall’importante serie miroiana dedicata ad Ubu Roi, di Alfred Jarry, autore incluso da Breton tra i “precursori” del Surrealismo.
LE OPERE IN MOSTRA
In tutto sono 60 le opere esposte: un variegato corpus litografico che porta la firma non solo di Miró ma anche di altri importanti nomi del gruppo surrealista: Giorgio de Chirico, Salvador Dalí, André Masson, Max Ernst, René Magritte, Hans Bellmer, Roberto Sebastián Matta, Wifredo Lam.
Ben trentaquattro i lavori miroiani eseguiti tra gli anni Cinquanta e Ottanta che offrono un’esaustiva panoramica della sua concezione grafica e del suo processo creativo. Tra queste, il Centenaire Mourlot (1953), litografia eseguita per commemorare il centenario della celebre stamperia parigina, punto di riferimento dei più importanti artisti del XX secolo dove l’artista catalano si dedicherà con assiduità alla litografia a colori. Del resto, proprio nella Parigi degli anni Trenta, Miró aveva iniziato a interessarsi alle tecniche incisorie, arrivando a costruire quasi una propria grammatica, una lingua per figure che l’amico e scrittore Raymond Queneau definisce “miroglifici”, base di «un linguaggio per tutti, visibile e dicibile, che recupera le qualità sensibili e affettive del rapporto con le cose».

Le FORME, dunque, come elementi di un codice comunicativo, centrali anche nella serie Je travaille comme un jardinier (1963), pubblicata per le edizioni della rivista “XXe Siècle” per accompagnare l’omonimo testo autobiografico del 1959 in cui l’artista catalano paragona il proprio lavoro a quello di un giardiniere. Per lui, però, i semi, sono proprio le ‘forme’, che una volta ‘piantate’ e ‘coltivate’ con pazienza produrranno i propri “frutti”. Al MARTE anche alcune opere notturne di grandissimo fascino, come Le delire du couturier, bleu, rouge, vert (1969), Barrio chino (1970) e Nocturn catala (1971), in cui l’artista non manca di attingere al profondo della coscienza. Ed è proprio nel percorso dei SOGNI che ai lavori di Miró si affiancano quelle di altri esponenti del movimento surrealista. Non poteva certo mancare Salvador Dalí che si impone sin dal 1929 come protagonista dei segreti dei processi onirici propri dei surrealisti; la funzione immaginativa rappresentata dall’inconscio e dal sogno emergono nelle traduzioni litografiche di suoi celebri quadri presenti nella mostra, come la Madonna di Guadalupe o Leda atomica. Nel tracciato compare anche René Magritte con una serie di litografie a colori del 1968 tra cui La leçon de musique, in cui l’idea di suono o di rumore, evocata dall’orecchio umano e dalla campana, arricchisce gli elementi di destrutturazione linguistica d’origine surrealista. Il percorso abbraccia anche uno degli antecedenti più rappresentativi dell’esperienza surrealista, quel Giorgio de Chirico che già negli anni Venti, a Parigi, affascinava i giovani surrealisti con i suoi oggetti fuori scala, il suo senso di mistero e di inquietudine che si ritrova in Sole e luna in una stanza (1969), in cui l’ironia che appare l’elemento dominante tutta la scena si accompagna alla lettura onirica, tragica, nel nero che rimanda alla morte. Si inscrive perfettamente nel percorso onirico l’opera di Max Ernst, autore tra i più attenti al problema della trasposizione delle esperienze oniriche, che diventa protagonista con il riferimento alla scrittura automatica in Tout en un plus (1971), anch’essa esposta al MARTE. Lo svelamento delle ambigue maschere del POTERE è al centro della poetica miroiana e trova ricca rappresentazione nelle tavole dell’Ubu Roi, tra le più brillanti dell’intero corpus litografico di Miró. Esposte al Marte alcune delle tredici litografie a colori realizzate dall’artista catalano per l’edizione de l’Ubu Roi di Alfred Jarry pubblicata da Tériade nel 1966. La figura di Ubu Roi, incrocio tra la parodia di Macbeth e il grottesco Pantagruel di Rabelais, viene riconosciuta come uno dei più lucidi prototipi del dittatore del XX secolo e diviene in Miró metaforica rappresentazione di Francisco Franco. Una chiave, quella ‘politica’, che ricorre nella poetica surrealista, il cui carattere “rivoluzionario” trova espressione anche in Hans Bellmer, teorico e sperimentatore estremo del corpo il cui lavoro, presente con Les Marionettes, diventa strumento di opposizione alle concezioni naziste. Tra gli esponenti più rivoluzionari del Surrealismo André Masson, in mostra con Astri e volti e Figura, che rivendica l’esclusiva funzione politica dell’atto creativo. L’automatismo proprio della poetica surrealista trova riscontro in giovani artisti del movimento, come il cileno Roberto Sebastián Matta, che in Frappe le marteau qui frappe e la serie Vivante mortalité ¬evidenzia il conflitto tra organico e inorganico, tra uomo e macchina, e il cubano Wifredo Lam, che attinge con le sue opere ai caratteri del primitivismo e all’energia delle forze primigenie attraverso il simbolismo delle maschere africane.
A completare il tracciato espositivo una sezione specifica dedicata alle tecniche calcografiche, con una serie di video-tutorial degli archivi RAI per apprezzare le principali tecniche utilizzate nelle opere esposte in mostra.
LE INIZIATIVE COLLATERALI
Come da mission culturale del MARTE, officina in cui si incrociano arte e teatro, musica e sapori, in un susseguirsi di esperienze in perfetta sintonia con l’unicità della location, l’esposizione diventa un’occasione per approfondire l’esperienza artistica veicolata dalla mostra con una serie di iniziative ad hoc, complice anche il particolare allestimento. Particolarmente accattivanti le Visite Guidate Teatralizzate in cui le tre aree tematiche del percorso espositivo faranno da spunto alle letture e ai racconti di attori professionisti per un’esperienza divertente ed educativa con cui approfondire le tematiche in mostra.
Diversi poi gli appuntamenti tra teatro, cinema e musica.

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