Intervista a Mauro Maccauro. Territori come risorse dentro i fermenti delle Comunità

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Il Presidente di Confindustria: “E’ tempo di rilanciare prassi e culture dell’intrapresa guardando a Salerno e la sua provincia come giacimenti straordinari”

 

Mauro Maccauro - Confindustria-Salerno
Mauro Maccauro

Mauro Maccauro: per diversi anni Presidente dei Giovani Industriali della Provincia di Salerno e Presidente dei Giovani Industriali della Regione Campania, attualmente Presidente di Confindustria Salerno.

Una delle mission dei Giovani industriali e, naturalmente, di Confindustria è il rapporto con i giacimenti della conoscenza, con i motori della formazione anche nella nostra Provincia.

Cerchiamo di capire, dunque, qual’è il suo ruolo nel rapporto con il mondo della formazione e della ricerca. Ad esempio, l’Università di Salerno, che in sinergia con Confindustria, ha attivato da diversi anni canali virtuosi in questo senso.

Mi piace sottolineare, in primo luogo, che l’ultimo premio “START-CUP CAMPANIA” (a cui hanno partecipato le start-up promosse dai giovani studenti delle Università campane)  ha visto da diversi anni primeggiare proprio i progetti proposti dall’Università di Salerno. Ricordo, inoltre, che quattro su cinque idee premiate sono salernitane: questo è un vanto per l’Ateneo e motivo di orgoglio anche per il nostro sistema economico.

Come si è mossa Confindustria Salerno?

Ha partecipato attivamente all’iniziativa. In una fase della selezione ha messo a disposizione imprenditori nel campo del marketing e della finanza a supporto dei partecipanti nella redazione dei loro business plan. E’ ovviamente un connubio importante quello dell’Università con il mondo della imprese attraverso il sistema confindustriale. A livello nazionale, inoltre, è consolidato il rapporto con un grande Istituto di Credito attraverso un’altra iniziativa del genere, che è il “TALENTO DELLE IDEE” dove vengono premiate attività innovative che hanno bisogno di essere supportate. Altre azioni importanti le abbiamo portate avanti già quando ero Presidente dei Giovani Industriali della Campania, ma ancora oggi il link è molto solido con i B.A.N. (Business Angel Network) dei giovani imprenditori che hanno capacità di investimento limitate ma idee molto innovative.

Qual’è, in questo arcipelago, il pezzo che manca?

Manca la parte che dovrebbe fare il Governo! Anche in questi ultimi mesi abbiamo assistito a tanti annunci di aiuto per le start-up, per le aziende innovative e per la ricerca. Si è parlato, per esempio, del credito d’imposta ma non sono mai seguite ad esso risorse serie ed importanti. Ci sono decreti attuativi che ancora oggi stentano ad arrivare. L’auspicio è che chiunque andrà a governare questo paese possa fare del connubio giovani-innovazione-ricerca, un asset fondamentale, perché solo così potremmo fare accrescere la cultura dell’intrapresa del nostro paese e fare in modo che tanti giovani possano industrializzarsi e diventare imprenditori di se stessi.

Confindustria si conferma non solo momento fondamentale del dato associativo della provincia di Salerno ma anche nei termini di attivo soggetto politico. Da diversi mesi, infatti, ha assemblato tavoli di concertazione e di progetto tra le diverse parti sociali, specificamente con il Sindacato. L’orizzonte, comunque, si nutre di scenari più articolati e di un programma più ampio. Intorno a questa triangolazione mancherebbe, tuttavia, un terzo lato: il pubblico, gli enti locali, la politica. Che effetti ha prodotto questo motore concertativo attivato da Confindustria nella provincia di Salerno e qual è lo stato delle relazioni con gli enti pubblici?

Il sistema confindustriale è – come diceva Einaudi – corpo intermedio dello Stato. Siamo sostanza di quelle strutture sociali (come il Sindacato nella sua specifica titolarità) che rappresentano le esigenze delle industrie e degli imprenditori. La nostra associazione si muove sul territorio cercando di garantire alle aziende la soluzione migliore delle problematiche ma anche di creare un momento programmatico di visione e di sviluppo. In questa direzione va, per esempio, il documento programmatico che Confindustria ha redatto e sottoposto (a livello nazionale) a tutte le forze politiche durante le scorse elezioni amministrative. Ci sono, in simbiosi, da un lato l’azione sindacale e dall’altro una di programmazione, visione e sviluppo. Questo è anche il principio che abbiamo adottato a Salerno. Siamo partiti da un presupposto: creare prima una coesione sociale importante! In questo senso vanno interpretati positivamente i diversi accordi sviluppati con il sindacato e tante altre iniziative che ci hanno consentito di rappresentare le aziende, a prescindere da quello che accade nel governo regionale e nazionale. E’ chiaro che si arriva fino ad un certo punto, poi bisogna interloquire con gli Enti sia a livello nazionale (che deve garantirci una riforma del costo del lavoro vera, non quella barocca fatta dal Ministro Fornero) la riduzione dell’IRAP, tassa assolutamente iniqua e tutta una serie di riforme strutturali importanti di cui nessuno parla.

E a livello locale?

Alcune settimane fa, ho dovuto fare appello all’AGC Glass (ex Trenitalia) affinché rimanga sul territorio ma, naturalmente, oggi non c’è più l’appeal da parte delle multinazionali ad investire nel Mezzogiorno dal momento che l’energia costa il 30% in più, i loro mercati sono praticamente altrove e, terminata anche la stagione del fondo perduto e di possibili agevolazioni, abbandonano quest’area. Noi abbiamo il compito di rivedere questa situazione, abbiamo piccoli e medi imprenditori che resistono e vogliono fare impresa qui e, grazie al successo che hanno nei loro settori, dimostrano come nonostante tutto sia possibile ancora fare impresa. Il livello regionale, del resto, è diventato sempre più l’interlocutore privilegiato delle imprese. Se parliamo di fondi strutturali, di fondi di coesione sociale e dello sviluppo delle imprese nella nostra Regione, bisogna interloquire anche e soprattutto con questo livello.

Come registra, su questo versante, l’attuale stato dell’arte?

 Da questo punto di vista ci troviamo con una situazione regionale pessima dal punto di vista dei conti pubblici. La Regione riesce purtuttavia, talvolta, a svolgere al meglio i compiti, le iniziative che anche il sistema confindustriale gli sottopone. Altre volte non ha la forza per mancanza di risorse oppure talvolta stentano ad arrivare risposte. C’è stata, comunque, una forte iniziativa verso la Regione affinché metta le aziende nelle condizioni di partecipare alla moratoria dei mutui e affinché le aziende possano portare avanti di un anno i propri debiti.

Dall’altro?

Dall’altro in queste settimane vengono annullati decreti già assegnati per agevolazioni aziendali perché negli anni del governo precedente (Berlusconi NdR.) le procedure tecnico/burocratiche non sono state fatte nel migliore dei modi. Ecco, in questo c’è tutto quello che è il male della burocrazia e che il nostro sistema sta cercando di tutelare ovvero di cambiare.

Come può diventare appetibile la provincia di Salerno in termini di “rete” per chi volesse intraprendere?

Qualche mese fa abbiamo incontrato i vertici europei IBM che stanno valutando un possibile investimento da fare nel Mezzogiorno in Italia. Sono stati a Napoli, Bari e Salerno. L’elemento comune di queste tre città è l’Università. Vuol dire che c’è un comparto imprenditoriale che guarda a territori per capire se c’è un Campus, un’Università che funziona, se ci sono giovani e ricerca. Il secondo elemento è quello di mettere a disposizione le aree. Su questa direttrice ritengo che l’azione dell’ASI sia davvero importante. Noi abbiamo interloquito con l’ASI in modo forte per l’approvazione dei relativi regolamenti che consentano agevolazioni alle imprese per acquisire in tempi certi un lotto industriale, quindi fisicamente una disponibilità. Abbiamo, in conclusione, un sistema infrastrutturale che in provincia di Salerno c’è.  Al netto dell’aeroporto (che è una storia a parte) abbiamo un sistema autostradale che è centrale e nevralgico in Campania e che credo non sia uguale a nessuna regione. Abbiamo, inoltre, un porto commerciale che funziona e consente così di creare il giusto scambio per le merci che devono andare all’estero  o le importazioni di materie prime che devono arrivare in Italia.

Provincia di Salerno: i suoi territori e le comunità da non sfiduciare “a prescindere”. Giusto?

Università, area industriale, sistema infrastrutturale consentono ancora di guardare, a mio parere, con attenzione quest’area. E’ chiaro che, a monte, rimangono tutti i problemi nazionali (energia, burocrazia, Irap). Queste sono le sfide che il prossimo governo dovrà affrontare.

Ci sono, dunque, elementi di fiducia per l’imprenditoria giovanile anche in provincia di Salerno?

Credo di sì! Anche in questo momento ci sono strumenti messi a loro disposizione (penso a quelli di INVITALIA che consentono ai giovani di poter fare impresa e di ottenere qualche sussidio). Sono convinto, in ogni caso, che un giovane avente un’idea e ne sia convinto, riuscirà a portarla avanti nonostante tutto. L’importante è essere convinti di quello che si fa: l’elemento importante è la convinzione nonostante le difficoltà di fare impresa qui. Credo, comunque, che un giovane che esce dall’Università con un progetto di ricerca, non deve limitarsi a guardare alla provincia di Salerno. Deve guardarsi intorno a 360° e creare le sue reti di contatto anche con altre realtà, per poi cercare di dare un contributo anche alla sua terra. C’è una visione sicuramente più globale rispetto a trenta anni fa. Bisogna utilizzarla. Se ci sono sapienze, esse vanno coltivate nel vivo di esperienze costruite anche altrove ma poi vanno ricondotte nei nostri territori e nel vivo dei fermenti delle nostre comunità.

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