CORONAVIRUS: LE ASSOCIAZIONI CULTURALI SALERNITANE NON SI FERMANO

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 Nonostante l’emergenza Coronavirus e anche grazie alle tecnologie digitali e di rete le associazioni culturali salernitane stanno proseguendo le loro attività sociali condividendo con i soci e non solo, contenuti a carattere culturale, educativo e di intrattenimento come ci racconta la professoressa Clotilde Baccari Cioffi presidente di ben due associazioni:” Parco Storico Sichelgaita” e “Hortus Magnus”. “Attivi e responsabili, separati ma uniti, tra coscienza e smarrimento abbiamo vissuto l’isolamento forzato cercando di carpire i risvolti positivi di un tempo difficile” – ha spiegato la professoressa Baccari – “ abbiamo avuto modo di riflettere sull’importanza e sul significato dell’esserci , di sentirci uniti in una associazione intesa come unità di intenti e ci siamo chiesti quale sarebbe potuta essere la maniera di continuare il discorso già intrapreso e di avviare il processo di valorizzazione e di rinascita culturale pandemica e post pandemica nella nostra amata città. Abbiamo pensato di non interrompere il dialogo tra i nostri amici, i nostri associati, coinvolgendoli in un programma d’incontri culturali da essi stessi proposti e realizzati. È venuta fuori una fitta rete d’incontri attraverso gli unici canali di comunicazione a noi accessibili, dando la possibilità a ogni socio di perseguire le proprie passioni, trattando temi sentiti e condivisi. Per l’Hortus Magnus  c’è stata una programmazione ben articolata tra incontri botanici, mostre fotografiche a tema floreale, narrazioni verdi, lezioni di giardinaggio e di orto cultura. Per il Parco Storico Sichelgaita c’è stato il momento della lirica, dell’opera, dell’operetta, della poesia, della pittura, della cucina, della musica, del giornalismo, della narrativa. Ogni giorno la paura è stata controllata dalla volontà di vincere insieme un nemico più forte di noi, consapevoli di come sia possibile insieme vincere lo sgomento, la solitudine, l’angoscia. È venuta fuori da questa esperienza quella che si potrebbe definire ” la compostezza della sofferenza’, la volontà di lasciar perdere le polemiche, quasi vi fosse la necessità di ascoltare pazientemente, attentamente ogni opinione pervenuta da altri, tutti disposti amorevolmente a ricercare le parole altrui come viatico di salvezza nella consapevolezza di trovarci a vivere il tempo di praticare l’arte dimenticata dell’attesa e dell’ascolto. I risvolti di questa faticosa e dolorosa esperienza sono stati sicuramente di natura emotiva ma anche le sfide operative non sono state poche. Questo periodo di emergenza sanitaria, la necessità di distanziamento sociale se da un lato hanno interrotto i tradizionali incontri, dall’altro ci hanno imposto i più vari mezzi di comunicazione per mantenere vive le relazioni, proiettandoci improvvisamente in un mondo telematico prima incomprensibile per noi”. la professoressa Baccari Cioffi sta già pensando al futuro:” E’ora di organizzare un nuovo sistema di convivenza e di condivisione e, pur se con profondo senso di smarrimento, bisogna ritrovare preziosi campi di conoscenza del nostro patrimonio culturale, della nostra interiorità, del cammino dell’umanità.  Allora, carichi di volontà, prediligeremo per i nostri incontri luoghi ampi e aperti, garbati salotti nella natura, belle chiese a più navate, percorsi urbani, sperimentazioni narrative nelle piazze. Per tornare, dunque, da oggi a guardarci in viso, per riprendere con cautela la corsa rallentata, per provare ancora il piacere di comunicare le nostre emozioni, le sensazioni, il nostro comune sentire, per ristabilire il patto di vita con una comprensione dilatata, ricorreremo alla comunicazione virtuale, alla scrittura, alla lettura, alla recitazione, a concorsi di idee, a proposte di poesia e di narrativa partendo dal cuore dell’associazione. Non è stato facile e non lo sarà per il futuro ma, se in isolamento nelle nostre case ci siamo dovuti fermare per riflettere, per meditare, se è stata questa l’occasione per bloccare una vita a volte svuotata di valori e di sentimenti, dobbiamo ripensare alla potente solitudine vissuta come una salvifica opportunità foriera di valutazioni, di giuste scelte e di umana desiderio di trovare un rinnovato ardore di vita”. (Pubblicato su “Il Quotidiano del Sud” di Salerno)

Aniello Palumbo

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