17 scienziati dell’Università di Salerno ai primi posti delle  classifiche mondiali: Maffulli e Reverchon i primi due

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Ernesto Reverchon e Nicola Maffulli

Su oltre 6.880.000 scienziati in tutto il mondo presenti nella  classifica stilata da alcuni ricercatori della “Stanford University”, contenente l’elenco degli studiosi del mondo classificati per la produzione scientifica degli ultimi 22 anni,  tra i primi 100mila, di vari ambiti disciplinari e con maggiore impatto scientifico, ci sono anche 17 scienziati dell’Università di Salerno:  Nicola Maffulli, Ernesto Reverchon, Paolo Barone, Pierluigi Siano, Palmiero Monteleone, Andrea De Lucia, Mario Salerno, Alessandra Lattanzi, Massimo Cirillo, Vittoria Vittoria, Valerio Bozza, Vincenzo De Feo, Luigi Rizzo, Giangennaro Coppola, Riccardo Zanasi, Gaetano Guerra, Fernando Fraternali. Ai primi due posti spiccano il professor Nicola Maffulli, Direttore del Dipartimento dell’Apparato  Locomotore dell’Azienda  Ospedaliera Ruggi di Salerno, Professore Ordinario di Ortopedia e Traumatologia presso la Facoltà di Medicina e Chirurgia dell’Ateneo Salernitano, ed il professor  Ernesto Reverchon,  Professore Ordinario di Impianti Chimici presso il Dipartimento di Ingegneria Industriale dell’Università di Salerno. Questi due scienziati sono risultati tra i primi 7000 del ranking mondiale. Inoltre, nella categoria Ingegneria Chimica, il professor Ernesto Reverchon è il primo tra gli italiani ed è nei primi 20 in tutto il mondo. Il professor Nicola  Maffulli è il primo degli italiani nella categoria Ortopedici ed è nei primi 10 al mondo. Abbiamo chiesto ai due scienziati di spiegarci quali sono le loro attività di ricerca.  “L’ambito generale delle mie ricerche è lo sviluppo di processi industriali ecosostenibili, miranti a ridurre/eliminare l’inquinamento prodotto dall’uso di solventi organici” – ha spiegato il professor Reverchon –  “Questi solventi inquinano specialmente i prodotti alimentari, farmaceutici e biomedici, con un perverso impatto sull’ambiente e sulla salute dell’uomo. I processi industriali che sviluppo si basano sulla sostituzione dei solventi organici con prodotti gassosi, come l’anidride carbonica. In tal caso però la CO2 non viene prodotta (quindi niente effetto serra), ma in condizioni opportune di pressione e temperatura può sostituire molti solventi, con impatto ambientale nullo, zero residui di solventi nei prodotti da consumare, maggiore flessibilità nella produzione”. Il professor Reverchon, che di recente ha sviluppato un nuovo processo per la produzione su larga scala di nano-liposomi e nano-polimersomi, per la somministrazione controllata di farmaci antitumorali, proteine e in generale di molecole biologicamente attive, insieme al professor Nicola Maffulli, sta portando avanti una ricerca sui processi relativi a nanotecnologie in campo biomedico. “ Stiamo lavorando sulla creazione di strutture biologiche, membrane e  strutture porose  per uso biomedico, prodotti con nanotecnologie a ridotto impatto ambientale: sono fatti di polimeri biodegradabili che, inseminati con le cellule staminali del paziente, vengono da queste trasformati in parti di organo biologicamente identiche a quelle del paziente su cui verranno trapiantate,  come tendini e legamenti, al posto delle protesi di polietilene o ceramica e metallo inevitabilmente soggette ad usura” – ha spiegato  il  Professor Maffulli che ha  anche  ricordato i risultati ottenuti con  il progetto  “Percorso femore: attesa zero” che ha portato l’Azienda Ospedaliera di Salerno dagli ultimi posti  del 2016, per quanto concerne gli interventi per  fratture prossimali di femore trattate nelle 48 ore, ad occupare il quarto posto tra le grandi  Aziende Ospedaliere italiane:” Grazie ad un eccellente lavoro di equipe siamo arrivati ad una percentuale dell’86,5% dei pazienti trattati nelle 48 ore. Il 50% di questi viene trattato in  24 ore. Inoltre operiamo ormai molti pazienti con varie patologie speciali, come lesioni del legamento crociato anteriore e lesioni tendinee che provengono  anche da altre regioni: a Salerno si  sta invertendo la migrazione sanitaria”.

Aniello Palumbo

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